Il Consiglio regionale del Molise e lo statuto che «non s’ha da fare»

1. Nel mese di marzo 2012 la Corte costituzionale (sent. Corte cost. 21 marzo 2012, n. 63) ha dichiarato l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri di alcuni articoli dello statuto della Regione Molise, approvato con seconda deliberazione in data 22 febbraio 2011 e pubblicato a fini notiziali sul Bollettino Ufficiale della Regione il 2 marzo 2011 (sul nuovo statuto e sul ricorso statale cfr. in questo sito A. Fusco, Regione Molise: “Habemus Statutum”?, 5 aprile 2011).

Il rigetto del ricorso del Governo da parte della Corte avrebbe dovuto a questo punto riattivare il procedimento per lo svolgimento del referendum sullo statuto, richiesto (ex art. 123 Cost.) da un quinto dei componenti il Consiglio regionale nel marzo 2011. L’art. 17 della l.r. Molise 24 ottobre 2005, n. 36, dispone infatti che «il termine di tre mesi [per la richiesta del referendum] è sospeso sino alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della sentenza della Corte costituzionale» (comma 1) e che in caso di rigetto del ricorso governativo da parte della Corte costituzionale «le attività e le operazioni eventualmente compiute prima della sospensione rimangono valide» (comma 3).

2. Tuttavia, poco prima che la Corte pronunciasse la sentenza, il Consiglio regionale del Molise con l.r. 13 febbraio 2012, n. 4, ha revocato la deliberazione statutaria del 22 febbraio 2011, con l’asserito risultato pratico di far dunque venire meno il presupposto oggettivo per lo svolgimento del referendum richiesto nel marzo 2011.

Dopo poco più di un mese, il Consiglio regionale ha approvato una nuova legge (l.r. 30 marzo 2012, n. 7) con la quale, da un lato, si dispone l’abrogazione della l.r. n. 4/12 e la reviviscenza della deliberazione statutaria del 22 febbraio 2011; dall’altro, si introduce un nuovo art. 17-bis nella l.r. n. 36/05, il quale dispone che «il Consiglio regionale può modificare o revocare, nei modi di cui all’articolo 123, secondo comma, della Costituzione, la legge di approvazione o di modificazione dello statuto regionale già approvata, anche dopo la pubblicazione del suo testo nel Bollettino ufficiale della Regione ai fini della richiesta di referendum» (comma 1) e che, «ove il Consiglio regionale modifichi o revochi la legge ai sensi del comma 1, le operazioni referendarie eventualmente compiute perdono efficacia» (comma 2). Tali norme, si dispone infine nell’art. 4 della l.r. n. 7/12, «hanno effetto nei confronti del procedimento referendario in corso alla data di entrata in vigore della legge stessa».

L’asserito risultato pratico di quest’ultima legge è stato quello di ripristinare nel caso di specie il presupposto oggettivo per lo svolgimento del referendum richiesto nel marzo 2011. Tuttavia, con l’estensione dell’art. 17-bis anche al procedimento referendario in corso alla data di entrata in vigore della l.r. n. 7/12, un ulteriore effetto pratico (questa volta, ove il Consiglio regionale modifichi o revochi con i modi di cui all’art. 123 Cost. il testo di statuto pubblicato nel 2011) sarà comunque la perdita di efficacia delle operazioni referendarie avviate nel marzo 2011.

3. Le motivazioni sottese all’approvazione delle due leggi possono agevolmente comprendersi alla luce dei dibattiti svoltisi nelle sedute del Consiglio regionale del Molise, rispettivamente del 1° febbraio e del 27 marzo 2012. Va inoltre tenuto presente anche il fatto che tra l’approvazione della seconda deliberazione statutaria nel febbraio 2011 e l’approvazione della legge di revoca nel febbraio 2012 si sono tenute in Molise le elezioni regionali nell’ottobre 2011 le quali, se pur non hanno sovvertito i rapporti tra maggioranza e opposizione rispetto alla precedente legislatura, hanno comunque condotto ad un mutamento degli equilibri politici interni al Consiglio.

Dai dibattiti sopra richiamati emerge come alla base dell’approvazione delle due leggi ci sia stata la convergenza registrata in Consiglio tra maggioranza e opposizione sull’opportunità di modificare alcuni articoli del testo dello statuto approvato nel febbraio dell’anno precedente. Da un lato, i consiglieri di opposizione hanno infatti contestato in particolare la scelta del nuovo statuto di aumentare il numero dei consiglieri regionali da 30 a 32 (art. 15), di introdurre la figura del Sottosegretario alla Presidenza della Giunta (art. 33) e di fissare a otto il numero massimo di assessori, anche “esterni” al Consiglio (art. 34): si tratta d’altronde degli stessi profili che avevano condotto i consiglieri di opposizione a depositare sin dal marzo 2011 la richiesta di referendum (sebbene una parte di essi avesse appena votato a favore dello statuto stesso). Dall’altro lato, i consiglieri di maggioranza hanno riconosciuto l’opportunità di modificare il testo dello statuto, specie per ridurre il numero dei consiglieri, individuandone però la specifica motivazione nel sopraggiunto art. 14 del d.l. 13 agosto 2011, n. 138, come conv. con mod. dalla l. 14 settembre 2011, n. 148 (ai sensi del quale le Regioni con popolazione inferiore al milione di abitanti, come il Molise, sono chiamate a prevedere un numero di consiglieri regionali uguale o inferiore a venti). Il Consiglio regionale ha dunque individuato nella legge di revoca della seconda deliberazione del 22 febbraio 2011 (l.r. n. 4/12) lo strumento per evitare lo svolgimento di un referendum su un testo di statuto che le forze politiche regionali ritenevano comunque opportuno in tempi brevi modificare (cfr. l’o.d.g. del Consiglio del 1° febbraio 2012).

Re melius perpensa il Consiglio regionale si è però avveduto che la procedura adottata con la l.r. n. 4/12, cioè la revoca con legge di una deliberazione statutaria, presentava (per ragioni peraltro evidenti) profili di illegittimità costituzionale. Ha quindi approvato la l.r. n. 7/12 con la quale si è fatta asseritamente “rivivere” la seconda deliberazione del 22 febbraio 2012 al fine di “sanare” il vulnus compiuto e si è introdotta la disciplina stabile di cui si è sopra dato conto. Con l’intendimento di modificare poi, questa volta con i modi di cui all’art. 123, secondo comma, Cost., il testo dello statuto già approvato con la deliberazione del 22 febbraio 2011.

4. Proprio allo scopo di procedere (anche) verso tale obiettivo, il 20 aprile 2012 tre consiglieri regionali hanno presentato la Proposta di legge regionale n. 30, recante Ulteriori misure urgenti per l’adeguamento amministrativo-istituzionale dell’ordinamento regionale, approvata il 2 maggio 2012 dalla I Commissione consiliare. Tale proposta di legge prevede che, «al fine di consentire l’adeguamento della Regione agli obblighi imposti dall’art. 14» del d.l. n. 138/11 (cioè, come si è sopra detto, alla riduzione del numero dei consiglieri ad un numero uguale o inferiore a 20), è affidato alla Prima Commissione Consiliare permanente «il compito di elaborare una proposta organica da sottoporre al Consiglio regionale contenente le modifiche alle disposizioni statutarie e legislative vigenti che sono in contrasto con i principi di cui alla suindicata legislazione statale» (art. 1). Tale proposta deve essere elaborata dalla Commissione «entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della presente legge» (art. 3, comma 1).

La proposta di legge regionale n. 30 dispone anche che, «nel caso di scioglimento anticipato per una delle ipotesi diverse da quelle previste dal primo comma dell’art. 126 della Costituzione – ivi compreso l’eventuale annullamento delle elezioni – senza che la Commissione abbia elaborato la proposta nel termine di cui al comma 1, non si può procedere all’indizione delle nuove elezioni prima che siano trascorsi otto mesi, o fino allo svolgimento del referendum ex art. 123, comma 3, della Costituzione, al fine di consentire al Consiglio regionale il recepimento degli obblighi imposti dall’[art.] 14, comma 1, lett. a), del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito in legge 14 settembre 2011, n. 148» (art. 3, comma 2). La motivazione sottesa a quest’ultimo articolo si comprende alla luce dell’annullamento delle elezioni regionali dell’ottobre 2011 che il T.A.R. Molise era verosimilmente in procinto di pronunciare al momento della presentazione della proposta di legge: in definitiva, come chiarito dal Presidente della Regione Iorio nella seduta del Consiglio dell’11 maggio 2012, l’intento della proposta di legge è quello di assicurare «al Consiglio [in caso di annullamento delle elezioni] la possibilità di rimanere in carica fino alle elezioni, ma con tutti i poteri legislativi che si ritenessero indispensabili», specie allo scopo di consentire al Consiglio stesso il recepimento degli obblighi di cui al d.l. n. 138/11 (cfr. il comunicato del Consiglio regionale del Molise dell’11 maggio 2012).

5. In conclusione delle vicende fin qui ricostruite, l’obiettivo politico del Consiglio della Regione Molise è dunque ora quello di modificare «nei modi di cui all’articolo 123, secondo comma, della Costituzione» il testo dello statuto approvato nel febbraio 2011, con l’effetto che le operazioni referendarie finora compiute (in primis la richiesta stessa del referendum da parte di un quinto dei consiglieri) perderebbero efficacia.

Tuttavia il 17 maggio 2012 il T.A.R. del Molise ha effettivamente annullato le elezioni regionali dell’ottobre 2011 e la possibilità che il Consiglio regionale possa procedere alla modifica del testo dello statuto già approvato resta (indirettamente) condizionata dall’esito del ricorso che verosimilmente sarà presentato al Consiglio di Stato. D’altronde la maggioranza consiliare, anche a fronte dell’indisponibilità dell’opposizione di appoggiarne l’approvazione (cfr. il comunicato del Consiglio regionale del Molise dell’11 maggio 2012), ha deciso di non procedere nell’approvazione della p.d.l. n. 30/12 (in relazione alla quale paiono peraltro evidenti i profili di illegittimità costituzionale) e ove il Consiglio di Stato confermasse la sentenza del T.A.R., il Consiglio regionale non sarebbe dunque nella pienezza dei poteri per l’approvazione di un nuovo testo di statuto.   

L’intera vicenda suscita forti dubbi circa la conformità alla Costituzione del modo di procedere finora seguito da parte del Consiglio regionale del Molise. Si segnala in ogni modo la scelta del Consiglio dei ministri di non proporre ricorso alla Corte costituzionale né avverso la l.r. n. 4/12 né avverso la l.r. n. 7/12 (cfr. comunicati finali del Consiglio dei ministri n. 22 e n. 30 del 6 aprile e del 25 maggio 2012).

Enrico Albanesi

Foto | Flickr.it

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