[L.r. Liguria n. 7/2012] La legge ligure antimafia: una legge non incostituzionale perché (meramente) programmatica?

Con la l.r. 5 marzo 2012, n. 7, anche la Liguria, così come già altre Regioni (a tal proposito, cfr., ad es., la Puglia, l’Emilia-Romagna, su cui cfr. le osservazioni di P.L. Geti, [L. r. Emilia-Romagna, n. 3/2011] Prevenzione del crimine organizzato e cultura della legalità, la Lombardia, su cui cfr. le osservazioni di Id., [L. r. Lombardia, n. 9/2001] L’intervento lombardo di prevenzione e contrasto della criminalità, e, proprio negli stessi giorni, la Calabria, su cui cfr. le osservazioni di A. Morelli, Approvate cinque leggi calabresi contro la ‘ndrangheta), si è dotata di una normativa volta a promuovere iniziative regionali dirette a prevenire il crimine organizzato e mafioso e per promuovere la “cultura della legalità”.

Peraltro, tra le peculiarità di questa legge regionale, originatasi sulla base di una proposta consiliare del 12 aprile 2011 ma ampiamente condivisa da tutte le forze politiche e da diverse parti sociali (queste ultime – composte soprattutto da istituzioni, associazioni, anche di categoria, sindacati, scuola e porti –, del resto, sono state concretamente coinvolte nell’elaborazione della legge medesima attraverso ben ventisei audizioni), si pone un profilo procedurale: ai sensi dell’art. 22 ne è stata, infatti, dichiarata l’urgenza e, conseguentemente, è entrata in vigore il giorno immediatamente successivo a quello della sua pubblicazione.

Detta urgenza, visto anche quanto sottolineato nella relazione della Commissione regionale all’Aula, sembrerebbe, tuttavia, doversi giustificare alla luce della ormai imponente penetrazione della criminalità organizzata e mafiosa nel territorio. Ormai, infatti, detto fenomeno sembrerebbe aver superato i livelli di allarme e si sarebbe ampiamente manifestato, come una e vera e propria punta dell’iceberg, con lo scioglimento di ben due consigli comunali (quelli di Bordighera e Ventimiglia) per presunte infiltrazioni mafiose. Non è, peraltro, escluso che un qualche peso l’abbia avuto anche l’imminente evento che, di lì a poco, si sarebbe organizzato sul tema nel capoluogo regionale (il 17 marzo 2012 Genova ha, infatti, ospitato la “Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, che Libera”), dal momento che nella ora citata relazione viene per l’appunto data comunicazione dell’evento medesimo.

In ogni caso, come precisa la già citata relazione e come confermano gli artt. 1 e 2 della l.r. in commento, detta normativa non ha lo scopo di concentrarsi sulla repressione criminosa, bensì di agire sui, non meno importanti, fronti delle politiche sociali e culturali, intervenendo essenzialmente attraverso due direttrici fondamentali, ossia:

1) la prevenzione del fenomeno criminale mafioso: ciò, in particolare, attraverso numerosi strumenti, quali:

a)        l’istituzione della stazione unica appaltante (art. 3), in conformità con quanto previsto dall’art. 13 della l. 13 agosto 2010, n. 136 nonché dal d.p.c.m. 30 giugno 2011;

b)        la stipulazione e la periodica revisione di protocolli d’intesa con gli organi statali di sicurezza (art. 4), nonché di accordi di programma e di collaborazione con enti pubblici, ivi comprese le amministrazioni statali competenti nelle materie della giustizia e del contrasto alla criminalità anche in campo minorile e dell’istruzione (art. 5), di convenzioni con le organizzazioni del Terzo Settore che operano nel campo dell’educazione alla legalità e al contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa, ai fenomeni dell’usura e dell’estorsione e per il sostegno alle vittime dei reati (art. 7) e, infine, di convenzioni e accordi con le autorità statali operanti sul territorio regionale nel settore ambientale, le associazioni di imprese, le organizzazioni sindacali e il Terzo Settore e le associazioni ambientaliste individuate dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per il contrasto allo sviluppo delle eco-mafie (art. 8);

c)        la possibilità di inserire dei criteri premiali – rilevanti anche per l’assegnazione di fondi ai comuni liguri – essenzialmente fondati sull’adozione da parte degli stessi di politiche restrittive nei confronti delle sale da gioco e di contrasto alla diffusione dello stesso (art. 6);

d)       il sostegno a iniziative finalizzate alla formazione e all’aggiornamento dei docenti e al coinvolgimento degli studenti di ogni ordine e grado nella diffusione della cultura della legalità e del contrasto alle mafie (art. 9), nonché la promozione di una formazione specializzata per gli operatori della polizia locale (art. 10);

e)        l’istituzione dell’“Osservatorio indipendente per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza”, composto da cinque personalità di riconosciuta esperienza nel campo del contrasto al crimine organizzato e della promozione di legalità e trasparenza, che assicurino indipendenza di giudizio e azione rispetto alla pubblica amministrazione, alle organizzazioni politiche, sindacali e di categoria, e che siano nominati per cinque anni dal Consiglio regionale, con funzioni sostanzialmente consultive e propositive nei confronti della Giunta regionale (art. 14);

f)         l’istituzione del “Tavolo della legalità per la Liguria”, con funzione di condivisione e confronto fra esponenti della società ligure, sui temi del contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa, della sua prevenzione e della promozione della cultura della legalità (art. 15);

g)        l’istituzione della “Giornata regionale dell’impegno contro le mafie, in memoria delle loro vittime e per la promozione della cittadinanza responsabile”, da celebrarsi ogni anno il 21 marzo (art. 16);

h)        l’adesione ad “Avviso pubblico – Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”, associazione senza scopo di lucro, liberamente costituita da enti locali e regioni per promuovere azioni di prevenzione e contrasto all’infiltrazione mafiosa nel governo degli enti locali ed iniziative di formazione civile contro le mafie (art. 17);

2) le misure da adottare, ex post, in seguito al manifestarsi di episodi riconducibili alla criminalità organizzata, fra le quali rientrano:

a) la valorizzazione sociale dei beni confiscati, ai sensi di quanto disposto dall’art. 24 del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, nonché dagli artt. 1 e 2 della l. 13 agosto 2010, n. 136 (art. 11);

b) il sostegno alle vittime dei reati, con l’istituzione di una voce del fondo di dotazione della “Fondazione regionale per il sostegno alle vittime dei reati” di cui all’art. 1 della l.r. n. 28/2004 (art. 13);

c) l’obbligo per la Regione di costituirsi parte civile nei processi di mafia relativamente a fatti commessi nel territorio regionale (art. 19);

d) l’adozione da parte del Consiglio Regionale del codice di autoregolamentazione approvato il 18 febbraio 2010 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali anche straniere (art. 20).

Peraltro, differentemente dalla gran parte delle altre leggi regionali che hanno tentato di regolare la materia e che però sono cadute sotto la scure della Corte costituzionale per aver invaso la competenza legislativa statale di cui all’art. 117, comma 2, lett. h), Cost. (a tal proposito, cfr. Corte cost., sent. n. 325 del 2011, con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 46 della l.r. Puglia n. 19/2010 e, più recentemente, Corte cost., sentt. nn. 34 e 35 del 2012 (su cui cfr. le osservazioni di A. Lollo, [Corte cost. 23 febbraio 2012, n. 34] La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale della (intera) legge calabrese istitutiva dell’Agenzia regionale per i beni confiscati alle organizzazione criminali), con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale, rispettivamente, delle leggi regionali calabresi n. 7 e 4 del 2011), non sembra che la legge regionale ligure vada a incidere su ambiti di competenza statale, semmai assecondando la mera volontà di promuovere la legalità, intesa come diffusione di valori e di civiltà e pacifica convivenza che, come chiaramente esplicitato dalla Corte costituzionale con la citata sent. n. 34/2012, “non è attribuzione monopolistica, né può divenire oggetto di contesa tra i distinti livelli di legislazione e di governo”.

Insomma, non sembrerebbe incostituzionale proprio perché non predispone strumenti di politica criminale, bensì enuncia meri principi programmatici che investono ambiti rientranti nella sfera di competenza legislativa regionale, anche perché toccanti profili di più stretta vicinanza con i cittadini.

Come la stessa relazione all’Aula chiarisce, infatti, al di là dei (per vero pochi) provvedimenti concreti (che costituiscono – o meglio dovrebbero costituire – l’ossatura della legge), essa vuole primariamente avere un preciso e forte significato politico, essendo la prima volta che la Regione si occupa espressamente, come si evince sin dal titolo della legge, del fenomeno mafioso.

Anche se, per vero, occorre segnalare che in parte, e più o meno indirettamente, del tema si era già occupata la l.r. n. 28 del 2004, che aveva istituito, tra l’altro, l’Osservatorio regionale per la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini (art. 1 della. l. n. 28/2004), che, entrato in funzione fin dalla seconda metà del 2005, svolgerà ora anche le funzioni del nuovo Osservatorio previsto dalla l.r. n. 7/2012 fino a che lo stesso non sarà a regime, nonché la già richiamata “Fondazione regionale per il sostegno alle vittime dei reati” (art. 10 della. l. n. 28/2004). E, comunque, in diversi ambiti normativi, potevano già intravedersi strumenti atti, tra l’altro, a prevenire il fenomeno mafioso come, esemplarmente, è avvenuto in materia di appalti.

Certo è che ci sarebbe da chiedersi se, tra leggi regionali “di principio” – per non dire “manifesto” –, e leggi regionali visibilmente repressive [e, quindi, allo stato della giurisprudenza costituzionale (al proposito, cfr. le già citate sentt. nn. 325 del 2011, 34 e 35 del 2012), invasive di competenze legislative di esclusiva pertinenza statale], al legislatore regionale residuino, di fatto, spazi operativi piuttosto angusti. In ogni caso, detti spazi potrebbero considerarsi non disprezzabili se si riflette sul fatto che, almeno a livello di esecuzione, la Regione potrebbe intervenire con una normativa di dettaglio che solo la sensibilità regionale, con il bagaglio di esperienze “sul campo”, che, talvolta purtroppo, è ad essa proprio, potrebbe percepire.

Francesca Bailo

Foto | Flickr.it

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Una risposta a [L.r. Liguria n. 7/2012] La legge ligure antimafia: una legge non incostituzionale perché (meramente) programmatica?

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