[Corte cost. n. 91/2012] Regione Puglia: tra posti letto e posti di lavoro. Alcune puntualizzazioni in merito alla gestione dei servizi sanitari

Con la sentenza n. 91 di quest’anno, la Corte costituzionale fornisce alcune importanti puntualizzazioni in merito alla gestione dei servizi sanitari, pronunciandosi, con due dicta di segno opposto, sulla legittimità costituzionale di alcune norme della legge della Regione Puglia 8 aprile 2011, n.5, recante «Norme in materia di residenze sanitarie e socio-sanitarie assistenziali (RSSA), riabilitazione e hospice e disposizioni urgenti in materia sanitaria».

Lo Stato ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, co. 1  e 3, della legge in questione.

Per quel che concerne l’art. 1, co. 1, esso, ad avviso del ricorrente, sarebbe in contrasto con l’art. 117, co. 3, Cost. nel prevedere che i parametri sul punto del quantum dei posti letto delle RSA e delle RSSA, stabiliti da una precedente legge regionale (la l. n. 4 del 2010, «Norme urgenti in materia di sanità e servizi sociali») «non costituiscono limite per la determinazione di quelli da attivare nell’ambito delle stesse strutture, che risultino dalla riconversione di posti letto di ricovero per acuti». La norma era stata recepita dal Piano di rientro della Puglia e di riqualificazione del sistema sanitario regionale 2010-2011, oggetto dell’Accordo stipulato dalla Regione Puglia il 29 novembre 2011, approvato con legge regionale 9 febbraio 2011, n.2 (Approvazione del Piano di rientro della Regione Puglia 2010-2012), che poneva, tra i suoi obiettivi principali, la «razionalizzazione della rete ospedaliera»: secondo quanto previsto dalle leggi 27 dicembre 2006, n. 296 e 23 dicembre 2009, n. 91, espressive del principio di coordinamento della finanza pubblica, la Regione si sarebbe dovuta attenere a tale normativa, evitando di legiferare contra il Piano di rientro.

Dal canto suo, la resistente ha sostenuto l’inesistenza di contrasti tra la norma de qua e il Piano di rientro 2010-2012, rintracciando la ratio normativa nell’ampliamento della capacità di presa in carico del paziente.

La Corte costituzionale, richiamando alcune sue pronunce, pone in evidenza come, nell’esercizio della potestà concorrente, lo Stato possa «legittimamente imporre alle Regioni vincoli alla spesa corrente per assicurare l’equilibrio della finanza pubblica complessiva», specie se si debba colmare il disavanzo nel settore sanitario, nel rispetto anche degli obblighi comunitari. Secondo la Corte, la previsione della possibilità di deroga unilaterale rispetto al Piano di Rientro nella determinazione del quantum di posti letto nelle RSA e nelle RSSA, senza peraltro la fissazione di alcun limite, conduce alla declaratoria di incostituzionalità dell’art. 1, co. 1, della legge impugnata.

Diverso l’esito dell’impugnativa riguardante l’art. 3 della medesima legge. La previsione normativa interessa il divieto, opposto ai direttori generali delle Aziende Sanitarie Locali e degli IRCCS pubblici, di assumere personale per coprire i posti rimasti vacanti con decorrenza dell’entrata in vigore della legge. Tale disposizione va a modificare l’art. 2, co. 1, della l. n. 12 del 2010: sopprimendo l’espressione “Aziende ospedaliero-universitarie”, si dispone che i direttori di tali enti non siano tenuti ai vincoli di assunzione. Per un corretto inquadramento della vicenda, già la Regione e, poi, la Corte ricordano che tale norma era stata dichiarata incostituzionale nella parte in cui prevedeva il suddetto divieto per le aziende ospedaliero-universitarie (C. cost. sent. n. 217 del 2011), sulla base dell’argomento secondo cui «il rispetto dei principi di coordinamento della finanza pubblica, che impone l’osservanza dei Piani di rientro oggetto di accordo, non può essere realizzato, con riguardo alle aziende ospedaliero-universitarie, in violazione dell’autonomia universitaria, costituzionalmente tutelata all’art. 33 Cost.».

La Consulta ha dichiarato la questione non fondata, in quanto «frutto di un’erronea interpretazione della disposizione medesima»: per tali enti, infatti, «la determinazione del regime del personale non può che essere il frutto di una collaborazione con le Università mediante appositi protocolli di intesa».

Alessia Fusco

Foto | Consiglio regionale della Puglia

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