[Corte cost. n. 67/2012] Regione siciliana: la Corte costituzionale sancisce l’incompatibilità fra carica di Sindaco o Assessore comunale e carica di Deputato regionale

Il Tribunale di Palermo, prima sezione civile, ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 Cost. – questione di legittimità costituzionale della l. r. Sicilia 24 giugno 1986, n. 31 (cfr. «Norme per l’applicazione nella Regione siciliana della legge 27 dicembre 1985, n. 816, concernente aspettative, permessi e indennità degli amministratori locali. Determinazione delle misure dei compensi per i componenti delle commissioni provinciali di controllo. Norme in materia di ineleggibilità e incompatibilità per i consiglieri comunali, provinciali e di quartiere») successivamente modificata con la l. r. Sicilia 26 agosto 1992, n. 7 (cfr. «Norme per l’elezione con suffragio popolare del Sindaco. Nuove norme per l’elezione dei consigli comunali, per la composizione degli organi collegiali dei comuni, per il funzionamento degli organi provinciali e comunali e per l’introduzione della preferenza unica») nella parte in cui non prevede che la carica di sindaco o di assessore di Comuni con popolazione superiore a ventimila abitanti sia incompatibile con la carica di deputato dell’Assemblea Regionale.

Ed invero la rimessione consegue ad un giudizio promosso da un cittadino elettore nei confronti (tra l’altro) di due deputati regionali, successivamente nominati assessori del Comune di Monreale, perché ne fosse accertata la sussistenza della causa sopravvenuta di incompatibilità tra tali cariche, con consequenziale decadenza da quella di assessore, nel caso di mancato esercizio dell’opzione entro dieci giorni dalla notificazione del ricorso.

In effetti il Rimettente escludeva che potesse trovare applicazione diretta, nella fattispecie, la sentenza n. 143 del 2010, con la quale la Corte aveva dichiarato l’incostituzionalità della l. r. 20 marzo 1951, n. 29 (cfr. «Elezione dei Deputati all’Assemblea regionale siciliana») come modificata dalla l. r. 5 dicembre 2007, n. 22 (cfr. «Norme in materia di ineleggibilità e di incompatibilità dei deputati regionali») «nella parte in cui non prevede l’incompatibilità tra l’ufficio di deputato regionale e la sopravvenuta carica di sindaco e assessore di un Comune compreso nel territorio della Regione con popolazione superiore a ventimila abitanti», ritenendo tale pronuncia circoscritta alle situazioni di incompatibilità alla carica di deputato regionale e, dunque, evocando il principio di “stretta interpretazione” che – caratterizzando la materia elettorale – escluderebbe l’equiparazione di tale causa di incompatibilità alle altre, pur in presenza della medesima fattispecie sottostante.

La rilevanza della questione era motivata, pertanto, in ragione del fatto che le situazioni di incompatibilità de quibus trovano la loro espressa regolamentazione negli artt. 10 e 11 della censurata l. r. Sicilia n. 31 del 1986, nonché nell’art. 12 della l. r. n. 7 del 1992, e che – ritenuta la potestà legislativa esclusiva regionale in materia di «ordinamento degli enti locali» (art. 14 St.) – non sono applicabili le specifiche previsioni di incompatibilità di cui agli artt. 65 e 68 T.U.EE.LL.

Ad avviso della Consulta, la questione è fondata.

Nella menzionata sentenza n. 143 del 2010 si ribadiva che l’esercizio del potere legislativo – da parte delle Regioni a statuto speciale, in ambiti ad esse affidati in via primaria – in materie concernenti la ineleggibilità e la incompatibilità alle cariche elettive «incontra necessariamente il limite del rispetto del principio di eguaglianza specificamente sancito in materia dall’art. 51 Cost., che svolge il ruolo di garanzia generale di un diritto politico fondamentale, riconosciuto ad ogni cittadino con i caratteri dell’inviolabilità ex art. 2 Cost.» (cfr. sentt. 25/2008, 288/2007 e 539/1990). In tal senso si conferma, quindi, che la Regione non può sottrarsi – se non laddove ricorrano «condizioni peculiari locali» – all’applicazione dei principi enunciati dalla l. 165/2004, espressivi dell’esigenza indefettibile di uniformità imposta dagli artt. 3 e 51 Cost.

Nel dichiarare l’illegittimità costituzionale della l. r. n. 29 del 1951, in materia di elezione dei deputati alla Assemblea regionale siciliana, «nella parte in cui non prevede l’incompatibilità tra l’ufficio di deputato regionale e la sopravvenuta carica di sindaco e assessore di un Comune, compreso nel territorio della Regione, con popolazione superiore a ventimila abitanti», la lacuna normativa di cui soffriva la legge censurata (i.e. le «condizioni peculiari locali») è stata ritenuta «non conforme al vincolo di configurare, a certe condizioni, le ineleggibilità sopravvenute come cause di incompatibilità» (cfr. art. 2, co. 1, lett. c, ed art. 3, co. 1, lett. a, l. 165/2004; vincolo che deve applicarsi «qualora ricorrano» casi di conflitto fra le funzioni dei consiglieri regionali «e altre situazioni o cariche, comprese quelle elettive, suscettibili, anche in relazione a peculiari condizioni delle Regioni, di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione ovvero il libero espletamento della carica elettiva»). Da ciò la necessità che il «parallelismo tra cause di ineleggibilità e cause di incompatibilità verificatesi dopo l’elezione» sia assicurato allorquando si assuma che «il cumulo tra gli uffici elettivi sia suscettibile di compromettere il libero espletamento della carica o comunque i principi tutelati dall’art. 97 Cost.», ritenendo che il «congiunto esercizio delle cariche in questione sia in linea di massima da escludere» (cfr. sent. 201/2003).

La sussistenza di un’identica situazione di incompatibilità derivante dal cumulo tra la carica di deputato regionale e quella di (sindaco o) assessore di un Comune compreso nel territorio della Regione (con popolazione superiore a ventimila abitanti) – in assenza di una «peculiare ragione» idonea ad attribuirne ragionevole giustificazione – comporta la declaratoria di illegittimità costituzionale della mancata specifica previsione di tale incompatibilità nelle leggi regionali; ed invero, in ragione della «naturale corrispondenza biunivoca delle cause di incompatibilità, che vengono ad incidere necessariamente su entrambe le cariche coinvolte dalla relativa previsione, anche a prescindere dal dato temporale dello svolgimento dell’elezione», risulterebbe ancor più marcato il profilo di irragionevolezza di una «residua asimmetria regolatoria».

Per tali motivi, la legge regionale siciliana n. 31 del 1986, in combinato disposto con la legge regionale siciliana n. 7 del 1992, è dichiarata costituzionalmente illegittima, per violazione degli artt. 3, 51 e 97 Cost., nella parte in cui non prevede che «la carica di sindaco o di assessore di comuni con popolazione superiore a ventimila abitanti sia incompatibile con la carica di deputato dell’Assemblea regionale».

Roberto Di Maria

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