[Scottish Affairs Committee] Rapporto The Referendum on Separation for Scotland: Unanswered Questions

La questione dell’indipendenza della Scozia dal Regno Unito prosegue il suo percorso e si profila ormai la possibilità di effettuare una consultazione popolare in merito ad un destino separato. È del febbraio 2012 il Rapporto The Referendum on Separation for Scotland: Unanswered Questions dello Scottish Affairs Committee, commissione nominata dalla Camera dei Comuni per valutare la spesa, l’amministrazione e la politica dello Scotland Office, che cura le relazioni tra le istituzioni britanniche e quelle scozzesi. Tale Rapporto è interessante per verificare a che punto sia questo cammino di avvicinamento alla separazione, rappresentando uno strumento di monitoraggio di problematiche di entità tra loro molto diverse, che andranno valutate seriamente in vista della decisione popolare.

Nell’ottobre 2011 lo Scottish Affairs Committee ha avviato due distinte indagini sulla proposta di referendum sulla separazione della Scozia dal Regno Unito. La prima delle due indagini è rivolta soprattutto al processo ed ai meccanismi in base ai quali tale referendum dovrebbe svolgersi; la seconda indagine si focalizza sui molteplici interrogativi, ancora privi di risposta, che dovranno trovare soluzione se gli elettori della Scozia vorranno compiere una scelta informata in occasione del referendum che potrebbe svolgersi nell’autunno 2014.

 

Il Rapporto in esame riguarda la seconda delle due indagini, e dunque la questione politica sostanziale, i cui interrogativi vanno sciolti prima della consultazione. Tali interrogativi riguardano alcuni specifici temi: la regolazione delle banche, il pagamento delle pensioni, la valuta nazionale, l’adesione a organizzazioni internazionali, la difesa della Scozia ed i costi della separazione. Rispetto a queste aree tematiche il Committee ha raccolto una quantità di interventi, che si sono moltiplicati dopo che il Daily Record ha lanciato una campagna di sensibilizzazione, invitando gli scozzesi a inviare domande e opinioni.

Il Rapporto procede dunque a riepilogare, in forma di elenco, i quesiti che sono stati sollevati e sottoposti alla sua attenzione: un gran numero si riferisce a specifiche questioni politiche, rispetto alle quali le risposte varieranno a seconda dei partiti che formeranno il Governo nella Scozia separata. Sono dunque interrogativi che incideranno sulla scelta del partito da votare una volta che la separazione sarà stata approvata: e tuttavia tali quesiti, seppure ovviamente rilevanti, sono meno preminenti rispetto a quelli che riguardano temi strutturali ed istituzionali, perché è da questi che dipenderà il voto degli elettori in merito alla separazione vera e propria.

Un primo terreno di massima rilevanza è quello della finanza: molti elettori si sono interrogati sia sui costi della creazione di una Scozia separata, che sulla politica fiscale e monetaria che tale entità politica promuoverà. Domande chiave riguardano la condivisione, per la Scozia, del debito pubblico nazionale; la ripartizione delle entrate legate ai giacimenti di petrolio del mare del Nord; il mantenimento della sterlina, e dunque la presenza di una banca centrale scozzese; l’indipendenza fiscale; la capacità fiscale degli scozzesi, ed in particolare la sua idoneità a sostenere un sistema economico a se stante; il tasso di interesse della Scozia; l’impatto dell’incertezza costituzionale – in attesa del referendum – sulle decisioni di investimento in Uk, e in Scozia in particolare.

In tema di difesa, l’interrogativo centrale è quello su un’autonoma unità di forze armate della Scozia una volta ottenuta la separazione. Inoltre molti cittadini scozzesi si sono domandati se rimarrebbe per loro l’obbligo o la possibilità di servire in reparti inglesi, gallesi e irlandesi; e in più è ancora poco chiara la questione della partecipazione della Scozia ad organizzazioni internazionali, prime tra tutte la NATO e le Nazioni Unite.

Vi sono poi profili di carattere più eminentemente costituzionale: il principale tra tutti riguarda lo status della monarchia come capo di Stato, e in subordine la partecipazione della Scozia al Commonwealth. Problemi più pratici concernono invece l’utilizzo del passaporto, l’accesso degli scozzesi al servizio sanitario nazionale nelle regioni diverse dalla Scozia, e viceversa la copertura sanitaria a cittadini non scozzesi nel territorio separato. Ma lo scoglio costituzionale di maggiore portata sarebbe quello dei rapporti tra le varie entità nel Regno Unito: i rapporti tra Scozia, Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord andrebbero riconfigurati sul piano costituzionale?

Di qui il passaggio logico è al piano delle istituzioni e dei grandi servizi nazionali: da quello televisivo a quello postale infine a quello sanitario, ci si chiede se essi continuerebbero ad agire sull’intero territorio, se condividerebbero anche in Scozia standard e sistemi di regolazione.

E per finire molteplici interrogativi riguardano il futuro rapporto con l’Unione europea: ci si chiede se la Scozia diventerà automaticamente uno Stato membro dell’Unione, o dovrà invece proporre la propria candidatura; e se l’ingresso nell’Europa unita richiederà un’apposita consultazione popolare.

A fronte di questa eterogeneità di questioni da chiarire, il Rapporto si propone di fornire riflessioni e prove capaci di dare delle indicazioni. Viene anzitutto sollecitata al Segretario di Stato della Scozia un’iniziativa di chiarimento della posizione del Governo britannico sull’insieme di questi punti problematici; nonché l’interazione con lo Scottish Committee per l’elaborazione di un quadro informativo certo per gli scozzesi.

Seguono così una serie di prove ed attestazioni che sono un primo tentativo di fornire indicazioni sulle soluzioni dei vari problemi. È evidente che tale passaggio storico è di complessità tale che il processo non può che essere agli inizi, e che il Rapporto non può contenere già risposte definitive. Ma a fronte della constatazione epocale

The people of Scotland will soon be invited to make a historic decision”

il Committee riconosce il suo dovere e compito di lavorare a favore del Parlamento, dell’elettorato e del popolo scozzese per

“ensure that the choices are clear, the vote is fair and the issues are understood”.

Camilla Buzzacchi

Foto | Flickr.it

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4 risposte a [Scottish Affairs Committee] Rapporto The Referendum on Separation for Scotland: Unanswered Questions

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