[Corte cost. n. 20/2012] Determinazione regionale del calendario venatorio “in deroga”? Sì, ma con atto amministrativo

Lo Stato ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2, 3, co. 2 e 3, e 5, co. 1, della l. r. Abruzzo 39/2010 (cfr. «Norme per la definizione del calendario venatorio regionale per la stagione venatoria 2010/2011») in relazione all’art. 117, co. 1, e 2, lett. s), Cost.

Il summenzionato provvedimento contiene plurime disposizioni concernenti l’esercizio della caccia sul territorio regionale, relative alla stagione venatoria 2010-2011: tra queste, in particolare, il Ricorrente ha censurato gli artt. 1 e 2, con cui è stato approvato il calendario venatorio annuale; l’art. 3, co. 2 e 3, con cui sono state adottate norme aventi ad oggetto l’attività venatoria nelle zone di protezione speciale, in specie prescrivendone il calendario e specificando le attività vietate; ed infine l’art. 5, co. 1, relativo all’esercizio della caccia alla fauna migratoria.

Alla base di tali censure lo Stato pone la asserita lesione della propria competenza esclusiva in materia di «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema» (i.e. art. 117, co., lett. s, Cost.) di cui sarebbe espressione, in materia venatoria, l’art. 18 della l. 157/1992 (cfr. «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio»).

La Corte costituzionale accoglie la questione, sebbene articolando gli argomenti addotti in motivazione ben aldilà del premesso parametro di legittimità.

Ed invero – rileva il Giudice delle leggi – le leggi regionali con cui viene approvato il calendario venatorio devono considerarsi espressione tipica della categoria delle c.d. “leggi-provvedimento” contenenti, cioè, disposizioni «prive di astrattezza e generalità» e, nella fattispecie in esame, destinate ad esaurire i propri effetti con lo spirare della stagione di caccia.

Tali leggi, infatti, tendono a «tradurre in regole dell’agire concreto un complesso di valutazioni basate su elementi di carattere tecnico-scientifico»; e ciò al fine di introdurre – anche in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali (cfr. art. 18, co. 2, l. 157/1992) – un «elemento circoscritto di flessibilità all’interno dell’altrimenti rigido quadro normativo nazionale».

Pertanto – conclude la Corte – l’intervento regionale è consentito dalla legge dello Stato al solo scopo di modulare l’impatto delle previsioni generali recate dalla normativa statale, in tema di calendario venatorio e specie cacciabili, sulle specifiche condizioni dell’habitat locale; il Legislatore statale – prescrivendo la pubblicazione del calendario venatorio e contestualmente del “regolamento” sull’attività venatoria, nonché imponendo l’acquisizione obbligatoria del parere dell’ISPRA – in effetti ha esplicitato la «natura tecnica del provvedere ed ha inteso realizzare un procedimento amministrativo, al termine del quale la Regione è tenuta a provvedere nella forma che naturalmente ne consegue, con divieto di impiegare, invece, la legge-provvedimento».

È per tali motivi, dunque, che gli artt. 1 e 2 della legge impugnata sono dichiarati costituzionalmente illegittimi, con assorbimento delle ulteriori ed autonome censure.

Roberto Di Maria

Foto | Flickr.it

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