[Corte cost. n. 339/2011] Ancora un intervento della Corte costituzionale sull’intreccio di competenze Stato-Regioni in materia di grandi derivazioni di acqua a scopo idroelettrico

Con la sent. n. 339 del 2011 la Corte costituzionale è tornata a pronunziarsi, tra l’altro, sulle controverse competenze legislative in materia di grandi derivazioni idroelettriche, inserendosi nuovamente in un annoso dibattito tra Stato e Regioni.

Già nel 2008, con la sent. n. 1, la Consulta aveva affrontato alcuni profili riguardanti le concessioni di grandi derivazioni di acqua a scopo idroelettrico, giudicando in via principale sulla legittimità costituzionale di alcune disposizioni statali (cc. 483-492 dell’art. 1, L. n. 266/2005) che prevedevano la gara pubblica come regola generale per l’attribuzione delle concessioni (e fissavano le regole relative alla trasferibilità del ramo di azienda relativo all’esercizio della concessione stessa), ma contestualmente fissavano una proroga decennale delle concessioni già esistenti, stabilendo i requisiti necessari per beneficiare di tale proroga.

In tale occasione il giudice costituzionale ebbe modo di precisare che la previsione della gara ad evidenza pubblica rientra nella materia “tutela della concorrenza” ed è pertanto di competenza esclusiva dello Stato (essendo, per l’appunto, la gara pubblica uno strumento indispensabile per tutelare e promuovere la concorrenza). Invece, per “i requisiti organizzativi e finanziari minimi, i parametri di aumento dell’energia prodotta e della potenza installata concernenti la procedura di gara” (che, secondo la normativa impugnata, avrebbero dovuto essere determinati unilateralmente dallo Stato), se ne precisò, da un lato, la riconducibilità “alla indicata competenza statale in materia di tutela della concorrenza”, dall’altro, la loro interferenza con materie di competenza concorrente Stato-Regioni quali “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia” e “gestione del territorio” (con la conseguenza di annullare le disposizioni statali che non prevedevano una partecipazione delle Regioni nella determinazione dei suddetti requisiti). Infine, la previsione della proroga delle concessioni in atto all’entrata in vigore della normativa impugnata fu ricondotta alla materia, di potestà concorrente, “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia” e quindi giudicata lesiva delle competenze regionali, in quanto norma di dettaglio.

Analoga censura venne accolta dalla Corte, nella sent. n. 205 del 2011, avverso una successiva previsione legislativa statale (c. 6 ter, lett. b) dell’art. 15, D.L. n. 78/2010), con cui si disponeva – nuovamente, ma in termini diversi rispetto al 2005 – la proroga “automatica” delle delle concessioni di grande derivazione d’acqua per uso idroelettrico, seppure con una c.d. clausola “di cedevolezza” (ossia “fino all’adozione di diverse disposizioni legislative da parte delle regioni, per quanto di loro competenza”).

Con la sentenza in commento, invece, la Consulta si è pronunciata su alcune disposizioni regionali in tema – appunto – di grandi derivazioni ad uso idroelettrico.

Su ricorso del Presidente del Consiglio dei Ministri, il giudizio ha avuto ad oggetto l’art. 14, c. 3, L. n. 19/2010 della Regione Lombardia (che introduceva il c. 3 dell’art. 53-bis, L.R. n. 26/2003), in base al quale la Regione, “in assenza e nelle more dell’individuazione dei requisiti organizzativi e finanziari minimi e dei parametri di aumento dell’energia prodotta e della potenza installata concernenti le procedure di gara, di cui all’art. 12, comma 2, del D.Lgs. n. 79/1999”, avrebbe potuto determinare “i suddetti requisiti e parametri”.

È stato rilevato che la disposizione impugnata si è sovrapposta alla disciplina statale in materia di procedure ad evidenza pubblica, la quale – a seguito del ricordato intervento della Consulta nel 2008 – prevede che “i requisiti organizzativi e finanziari minimi, i parametri e i termini concernenti la procedura di gara in conformità a quanto previsto al comma 1, tenendo conto dell’interesse strategico degli impianti alimentati da fonti rinnovabili e del contributo degli impianti idroelettrici alla copertura della domanda e dei picchi di consumo” siano determinati con provvedimento del Ministero dello sviluppo economico, “di concerto con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa con la Conferenza unificata” (art. 15, c. 6-ter, lett. c), D.L. n. 78/2010).

La Corte ha pertanto dichiarato l’incostituzionalità della citata disposizione regionale per violazione della legislazione dello Stato in materia di procedure ad evidenza pubblica, riconducibile alla competenza esclusiva statale nella “tutela della concorrenza” (art. 117, c. 2, lett. e).

Per analoghi motivi è stato accolto un altro gruppo di censure, aventi ad oggetto alcuni commi del già citato art. 14, L.R. n. 19/2010, i quali (introducendo i cc. 7, 8, 9 e 10 dell’art. 53-bis, L.R. n. 26/2003) prevedevano un peculiare sistema di affidamento degli impianti relativi alle grandi derivazioni idroelettriche, con: affidamento diretto, a società pubbliche patrimoniali di scopo, degli impianti concernenti l’utilizzazione delle acque pubbliche demaniali delle grandi derivazioni idroelettriche (c. 7); affidamento, da parte della Regione, dell’esercizio industriale di tali impianti o con procedure di evidenza pubblica, oppure direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata (c. 8); affidamento diretto delle concessioni idroelettriche ricadenti nei territori delle Province montane, o delle Province che abbiano il 50 per cento del territorio ad una quota superiore a 500 metri sul livello del mare, a società a partecipazione mista pubblica e privata (c. 9); rilascio della concessione per l’uso delle acque pubbliche in favore dei soggetti affidatari degli impianti (c. 10).

La Consulta, infatti, rilevando in più punti la difformità della suddetta legislazione regionale con la citata disciplina statale in materia di affidamento delle concessioni idroelettriche, ha annullato le disposizioni impugnate per violazione dell’art. 117, c. 2, lett. e, Cost.

Francesca Leotta

Foto | Flickr.it

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