La specificità della Provincia di Belluno: tra Statuto e manovra Monti

Un raffronto tra la normativa contenuta nella legge ordinaria dello Stato n. 214/2011 (di conversione del decreto-legge “salva Italia”) in materia di Province ed il nuovo Statuto della Regione del Veneto, approvato in seconda lettura dal Consiglio regionale in data 11 gennaio 2012, mostra una non trascurabile incongruenza nella parte in cui la legge statale impone, anche alle Regioni, il compito di trasferire le funzioni conferite dalla normativa vigente alle Province, alle amministrazioni comunali entro il 31 dicembre 2012 (art. 23, comma 18).

Dal modo con il quale è formulata la disposizione normativa, sembra dedursi che un eventuale futuro trasferimento di funzioni da parte della Regione non possa più prendere in considerazione l’ente provinciale, ma solo quello comunale salvo trattenere per sé quegli ambiti che necessitano una disciplina unitaria all’interno dello stesso territorio regionale.

Se questa è la prospettiva, è legittimo chiedersi quale sia la sorte delle attribuzioni amministrative che il nuovo Statuto del Veneto, all’art. 15, comma 5, intende conferire alla Provincia di Belluno in ragione del riconoscimento della sua specificità morfologica. Deve seguirsi il criterio indicato nel decreto “salva Italia”?

Sul punto, ritengo che la Regione del Veneto disponga di un fondato interesse a sollevare una questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte nel termine previsto dall’art. 127, comma 2, Cost. per violazione della propria sfera di competenza ad opera dello Stato, in quanto trattasi di un ambito sottratto alla sua potestà legislativa.

Quando l’art. 123 della Costituzione affida allo Statuto regionale il compito di determinare “i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento” della Regione, esso si riferisce non solo all’ente regionale in sé, ma anche ai rapporti con gli enti locali territoriali quali i Comuni e le Province; ed il modo, con il quale si distribuiscono le funzioni tra questi enti, è una delle modalità di regolamentazione di questi rapporti.

Se poi si presta attenzione al tipo di materie elencate quali, ad esempio, la tutela delle minoranze, le politiche transfrontaliere, il governo del territorio etc., è evidente che ci si trova in presenza di settori difficilmente amministrabili a livello comunale.

Lo stesso principio di sussidiarietà verticale, contemplato all’art. 118, comma 1, della Costituzione, se privilegia il livello comunale nell’esercizio delle funzioni amministrative, richiede, però, la allocazione delle stesse al livello direttamente superiore, in primis quello provinciale, al fine di garantire ed assicurare un trattamento più uniforme in relazione al territorio preso a riferimento.

Daniele Trabucco

Foto | Flickr.it

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