[Consiglio di Stato n. 5788 del 2011] Le Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale non sono organismi esponenziali delle autonomie locali

Con sentenza n. 5788 del 2011 il Consiglio di Stato è stato chiamato a decidere l’appello promosso dalla Co.n.vi.r.i. (Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche) e dal Ministero dell’Ambiente avverso una sentenza del TAR Toscana, concernente le tariffe del servizio idrico integrato.

La fattispecie concreta nasceva dall’aver l’A.A.T.O. n. 3 Medio Valdarno, con atto di transazione del 2007, riconosciuto a P. s.p.a. (società a capitale pubblico maggioritario, costituita da quarantadue comuni del territorio sul quale insiste la A.A.T.O. in qualità di soci) concessionaria in esclusiva del servizio idrico integrato, un conguaglio sui ricavi di 6.200.000 euro, a definizione di una vertenza insorta precedentemente ed avente ad oggetto l’individuazione del regime tariffario da applicare ad alcuni servizi accessori. Tale conguaglio sarebbe stato recuperato attraverso le tariffe del triennio successivo.

A seguito di alcune segnalazioni la Co.n.vi.r.i., premettendo che nel servizio idrico integrato andavano ricompresi anche i servizi accessori e collaterali di natura tecnica, gestionale ed amministrativa e che dunque al concessionario non andava riconosciuto alcun margine di guadagno ulteriore rispetto a quanto già stabilito, disponeva che la A.A.T.O. n. 3 Medio Valdarno recuperasse la somma di cui alla transazione.

Avverso tale atto la A.A.T.O. e la P. s.p.a. proponevano ricorso al TAR Toscana, il quale li accoglieva con sentenza n. 6863 del 2010, annullando l’atto impugnato, ritenendo che la Co.n.vi.ri fosse sconfinata dai poteri che le attribuisce l’art. 161 del D. Lgs. n. 152 del 2006, che non le consente di esercitare autonomi poteri sostitutivi o di imporre di adeguarsi ai suoi rilievi, ma, ove ritenga siano stati posti in essere comportamenti o atti in violazione dello stesso D. Lg.s n. 152, di attivarsi promuovendo le opportune iniziative giurisdizionali, e che ciò avesse comportato una violazione della sfera di autonomia riservata all’A.A.T.O. “quale emanazione dei comuni che la costituiscono ed una lesione delle prerogative anche di rango costituzionale”.

Il Consiglio di Stato, innanzi al quale la Co.n.vi.ri. proponeva appello, riforma la sentenza del TAR Toscana, rigettando l’assunto per il quale le autorità ambito sarebbero emanazione dei poteri organizzativi delle autonomie locali. A tal fine viene ripercorsa la giurisprudenza costituzionale sul punto che ha ripetutamente affermato che la disciplina delle A.A.T.O. rientra da un lato nella disciplina della concorrenza, poiché l’individuazione di un’autorità d’ambito consente la razionalizzazione del mercato, dall’altro nella materia della tutela dell’ambiente “poiché l’allocazione delle competenze sulla gestione delle loro attività serve a razionalizzare le risorse e le interazioni e gli equilibri fra le diverse componenti la biosfera intesa come sistema nel suo aspetto dinamico”, materie entrambe di esclusiva competenza statale. A tal proposito il Consiglio di Stato si richiama alla recente sentenza della Corte costituzionale n. 128 del 2011, nonché alla sentenza n. 246 del 2009.

Poiché allora le A.A.T.O. non sono organismi esponenziali delle autonomie locali e dunque non sono riconducibili al numero chiuso degli organi espressivi del generale principio rappresentativo, non integra alcuna lesione, né delle autonomie locali, né delle competenze assegnate agli enti territoriali locali, l’incidenza degli atti della Co.n.vi.ri., posti in essere nell’esercizio dei poteri di controllo e di vigilanza sull’operato delle A.A.T.O., sul correlativo assetto regolatorio e tariffario.

Le considerazioni svolte dal Consiglio di Stato si riferiscono, come precisato dallo stesso giudice amministrativo, al quadro normativo vigente anteriormente agli esiti del referendum del 12 e 13 giugno 2011, che hanno determinato l’abrogazione parziale del citato art. 154 del d.lgs. n. 152 del 2006 limitatamente alla previsione dell’inserimento nella composizione della tariffa di una quota destinata all’utile del gestore.

Maria Esmeralda Bucalo

(Università di Palermo)

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