[T.A.R. Toscana, sent. 11 ottobre 2011 n. 1473] Regioni ed enti locali non possono provvedere da soli alla determinazione dei criteri per la localizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili

Con questa pronuncia il giudice amministrativo toscano si esprime sul tema delle energie prodotte da fonti rinnovabili, richiamandosi alla disciplina dell’Unione Europea, nonché alla giurisprudenza della Corte costituzionale

Rileva il TAR che il principio dello sviluppo sostenibile è stato fatto proprio dal legislatore italiano, il quale si è adeguato alla direttiva 201/77/CE (in materia di energia prodotta da fonti rinnovabili) con il D.Lgs. n. 387 del 2003, il quale riconosce l’indifferibilità, l’urgenza e l’utilità della realizzazione di tali impianti, conferisce all’autorità procedente – Regione o Provincia se dalla prima delegata- il potere di rilasciare le autorizzazioni richieste anche se esse comportino varianti agli strumenti urbanistici vigenti, ma rimette alle linee guida da adottarsi in Conferenza unificata l’approvazione dei criteri sulla base dei quali individuare le aree di installazione dei suddetti impianti.

In tal senso il D. Lgs. n. 387 del 2003 compendia il favor del legislatore comunitario per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili con la tutela dell’ambiente, competenza legislativa esclusiva dello Stato, ed i profili attinenti alla produzione, al trasporto e alla distribuzione dell’energia (ovvero al governo del territorio), ricadenti nella potestà legislativa concorrente fra Stato e Regioni. Per questo motivo, al fine di garantire sul tutto il territorio nazionale l’adozione di criteri comuni per il corretto inserimento ambientale di impianti alimentati da fonti di energia rinnovabili, deve escludersi che alle Regioni sia consentito di provvedere autonomamente, al di fuori del principio di leale collaborazione (cfr. C. cost. n. 119 del 2010, n. 282 e 166 del 2009).

Se così è, a maggior ragione, afferma il TAR, gli enti locali non possono pervenire ad analoghi risultati in sede di pianificazione urbanistica, con conseguente dichiarazione di illegittimità deli atti di normazione secondaria che pongano in ambito comunale limitazioni sconosciute alla legge statale.

Maria Esmeralda Bucalo

(Università di Palermo)

Foto | Flickr.it

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