Institute for Government 2011 – Un bilancio dei primi dodici anni di devolution in Scozia

Northern Exposure: lezioni dai primi dodici anni di devoluzione in Scozia è il titolo di un interessante rapporto dell’Institute for Government, un’istituzione londinese di ricerca, di consulenza e di formazione: l’autore è Sir John Elvidge, che è stato Permanent Secretary del Governo scozzese dal 2003 fino al 2010, ed in precedenza al vertice di due dipartimenti dell’esecutivo; e che ritiene che le istituzioni londinesi possano trarre un solido insegnamento dalle esperienze maturate al Nord, che si caratterizzano per elementi di unicità e sono idonee a porsi come modello.

Il rapporto parte dalla constatazione che nel corso dei dodici anni intercorsi dall’istituzione di un’autonoma amministrazione scozzese si sono verificati molti cambiamenti, che hanno marcato un percorso radicalmente diverso per la Scozia rispetto alle istituzioni del Regno Unito: le quali, peraltro, non hanno dimostrato di accorgersi di tali differenze, se non nello scorso anno, quando l’esperienza scozzese delle coalizioni e del governo di minoranza è apparsa degna di attenzione al punto che Sir Elvidge è stato invitato a Whitehall per formare i funzionari governativi in vista del possibile verificarsi, anche a Londra, di entrambe le eventualità.

Accanto a queste due esperienze il bilancio Northern Exposure evidenzia il cambiamento radicale che il Permanent Secretary ha introdotto rispetto al Governo scozzese, superando l’organizzazione in dipartimenti, adottando un approccio unitario per l’azione di governo e preparando dunque la decisione del nuovo esecutivo favorevole ad una riduzione dei ministeri.

Per quanto concerne l’esperienza dei governi di coalizione, essi sono stati la formula utilizzata nel periodo 1999-2003 e 2003-2007, quando la coalizione di governo in Scozia si è fondata sul partito laburista e su quello liberale-democratico; tale formula, giustificata dall’assenza di un singolo partito di maggioranza, è ad alcuni apparsa l’espressione naturale di un approccio consensuale all’attività di governo, che era stata propria della Scottish Constitutional Convention, l’istituzione che dal marzo 1989 al novembre 1995 ha lavorato alla cornice di principi che hanno fatto da sfondo all’assetto della devolution.

Tra il 2007 e il 2011 lo Scottish National Party è invece riuscito a formare un Governo di minoranza con solo 36% dei seggi e non ha concluso alcun accordo di coalizione con altri partiti. Questa esperienza non va giudicata tuttavia come a se stante rispetto a quella della formula della coalizione solo perché apparentemente non basata su accordi: essa ha infatti richiesto il sostegno, o almeno l’acquiscenza, degli altri partiti politici perché potesse essere nominato il Primo Ministro da parte del Parlamento scozzerse; e anche l’approvazione della legislazione, specialmente l’approvazione del bilancio annuale, ha richiesto la formazione di coalizioni temporanee a sostegno – o per l’astensione – in occasione del voto parlamentare.

Dal 1999 al 2007 il terreno di maggiore distanza tra l’esperienza scozzese e quella delle istituzioni centrali – separate per effetto dello Scotland Act del 1998 – è stato dunque quello dei governi di coalizione, a cui si è aggiunto il profilo delle procedure parlamentari, caratterizzate in Scozia dal sistema dei Committees: questi ultimi da intendere come organismi parlamentari idonei, almeno in via di principio, a dar luogo a forme di convergenza tra partiti che portano al superamento del tradizionale rapporto tra maggioranza e opposizione. In realtà il modello dei Committees non ha dato esattamente questi esiti, ma si è posto in ogni caso come un elemento di novità e di originalità rispetto all’esperienza di Westminster. A partire dal 2007, il Governo scozzese ha intrapreso un più radicale percorso di allontanamento, che ha portato ad un nuovo paradigma dell’organizzazione governativa, al cui centro è stato posto il concetto di Governo come entità ed organizzazione unitaria: l’idea del ‘joined up government’.

Uno dei primi provvedimenti approvati dal parlamento scozzese, il Public Finance and Accountability Act del 2000, ha posto le basi per un approccio differente rispetto a quello tradizionale in tema di responsabilità finanziaria. Esso prevedeva che tale responsabilità dei dipendenti e dirigenti pubblici nei confronti del Parlamento scozzese dovesse convergere in una sede: il Permanent Secretary è stato nominato Principal Accountable Officer, responsabile di tutte le risorse finanziarie nella disponibilità del Governo scozzese.

Successivamente, e cioè nel 2007, ed in virtù di questo ruolo con completa capacità di monitoraggio su tutte le attività del Governo, il Permanent Secretary ha sviluppato una proposta di abolizione della struttura organizzativa dei Dipartimenti, che aveva caratterizzato l’assetto istituzionale dello Scottish Office prima della devolution: l’obiettivo è stato quello di costituire un’organizzazione unitaria e coerente, più snella e così più capace di conseguire risultati sul terreno delle azioni pubbliche di quanto fosse fino a quel momento riuscito ad una struttura governativa di dipartimenti e di agenzie. L’esigenza è stata infatti avvertita da Sir Elvidge in qualità di Permanent Secretary, avendo egli constatato, negli anni precedenti, che varie problematiche di natura sociale ed economica erano state oggetto di molteplici ed ingenti interventi pubblici, ma senza che si raggiungessero risultati significativi: «these problems had in common that they had been the sustained focus of policy interventions of various kinds, over several decades and often accompanied by substantial public expenditure, but had either remained unchanged or deteriorated. Work on future scenarios for Scotland’s society and economy revealed a high level of scepticism that the policy approaches being followed or discussed would have a positive aggregate impact. This conclusion was not a judgement on the coalition government’s political judgement; it was a reflection on the limitations, in Scotland and elsewhere, of traditional policy and operational solutions».

È stato dunque a partire dalla constatazione dell’inefficacia delle politiche pubbliche in Scozia che è nata l’idea di rimodellare la struttura governativa: la forma ha seguito la funzione, e ciò ha portato a fusioni e soppressioni di Agenzie; a nuovi rapporti con le autorità locali per la condivisione delle priorità del Governo scozzese; alla valorizzazione dell’apparato pubblico; alla riduzione del numero degli alti dirigenti, con conseguente ampliamento delle loro responsabilità.

Il quadro così tratteggiato dall’ex Permanent Secretary è volto a fornire elementi per un più ampio e radicale cambiamento costituzionale del Regno Unito, elementi che dunque scaturiscono da una realtà quale la devolution, da intendersi non come evento bensì come processo, e in quanto tale idoneo ad alimentare una relazione di mutual learning.

Camilla Buzzacchi

(Università Milano Bicocca)

Foto | Flickr.it

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7 risposte a Institute for Government 2011 – Un bilancio dei primi dodici anni di devolution in Scozia

  1. roberto bin ha detto:

    Ottima segnalazione, m mi pare che manchi il link al documento, che comunque e’ http://www.instituteforgovernment.org.uk/publications/44/northern-exposure.
    Il rapporto e’ davvero molto istruttivo anche per come descrive i rapporti tra Civil Service e partiti di coalizione.

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