La Regione siciliana vara (finalmente!) la legge sugli appalti pubblici: infine si sciolgono i dubbi sull’osservanza del Codice

Com’è noto, la disciplina (nazionale) in materia di appalti pubblici ha seguito un tortuoso percorso di progressiva definizione ed allineamento ai vincoli comunitari.

Tappa fondamentale di tale percorso è stata la adozione del d.lgs. 163/2006 (cfr. «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE») nell’ambito del quale il riparto di competenza (legislativa) in materia di opere pubbliche – giusto il silenzio, sul punto, della Costituzione – è stato definito (art. 4, co. 1-5) nel senso che «le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano esercitano la potestà normativa nelle materie oggetto del presente codice nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e delle disposizioni relative a materie di competenza esclusiva dello Stato» e che «relativamente alle materie oggetto di competenza concorrente» tale potestà è esercitata invece «nel rispetto dei principi fondamentali contenuti nelle norme del […] codice» con particolare riferimento alla «programmazione di lavori pubblici», alla «approvazione dei progetti ai fini urbanistici ed espropriativi», alla «organizzazione amministrativa», ai «compiti e requisiti del responsabile del procedimento» nonché alla «sicurezza del lavoro»; in particolare, il rigoroso rispetto delle norme codicistiche da parte delle Regioni, è stato espressamente sancito in materia di «qualificazione e selezione dei concorrenti […] procedure di affidamento […] criteri di aggiudicazione […] subappalto […] poteri di vigilanza […] affidati all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture […] progettazione e […] piani di sicurezza […] stipulazione e […] esecuzione dei contratti».

Purtuttavia, il menzionato art. 4 infine prevedeva che «nelle materie di competenza normativa regionale, concorrente o esclusiva» le disposizioni del Codice si applicassero soltanto a quelle Regioni nelle quali non fosse ancora in vigore la normativa di attuazione – con conseguente perdita di efficacia delle medesime, a decorrere dalla data di entrata in vigore della menzionata normativa – e che «le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano [avrebbero adeguato] la propria legislazione secondo le disposizioni contenute negli statuti e nelle relative norme di attuazione».

Da qui una liturgia di pronunce della Corte costituzionale – per lo più conseguenti ad impugnazioni di leggi regioni di attuazione della relativa disciplina – che ha contribuito a circoscrivere gli ambiti materiali di competenza statale e regionale, enucleando i seguenti principi: la inutilizzabilità di criteri di riparto soggettivi o fondati sull’interesse regionale/nazionale; la competenza esclusiva dello Stato sull’attività contrattuale della P.A.; l’inclusione della c.d. “fase dell’evidenza pubblica” nella materia “tutela della concorrenza” e di quella della stipulazione ed esecuzione dei contratti della P.A. nella materia “ordinamento civile” (cfr. Corte cost., sent. 90, 114 e 184/2011; 211/2010; 160/2009; 320 e 411/2008).

Tale processo non aveva ancora pienamente coinvolto, però, la Regione siciliana; in virtù della espressa attribuzione della competenza legislativa in materia di opere pubbliche alla Regione medesima (cfr. art. 14, lett. g, St.) la cronologia dei più recenti interventi in ambito regionale può essere sintetizzata come segue: l.r. 7/2002, «Norme in materia di opere pubbliche. Disciplina degli appalti di lavori pubblici di fornitura di servizi e nei settori esclusi»; d.P. Regione Sicilia 19 luglio 2004 e 14 gennaio 2005, sulle modalità di affidamento di lavori pubblici mediante cottimo-appalto e sul funzionamento dell’Ufficio regionale per l’espletamento di gare per l’appalto di lavori pubblici; l.r. 20/2007, «Modifiche ed integrazioni alla l. 109/1994 come introdotta dalla l.r. Sicilia 7/2002».

Ciò perlomeno fino alla approvazione della l.r. 12 del 2011, «Disciplina dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. Recepimento del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modifiche ed integrazioni e del D.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207 e successive modifiche ed integrazioni».

In estrema sintesi, il suddetto provvedimento dispone (art. 1) l’applicazione anche nel territorio della Regione siciliana del Codice del 2006, ivi comprese le  modifiche ed integrazioni successivamente apportate con il d.P.R. 207/2010; fanno eccezione l’art. 7, co. 8-9, in materia di comunicazioni all’Osservatorio; l’art. 84, co. 1-4 ed 8-12, in materia di commissione giudicatrice per l’aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; l’art. 128, in materia di programmazione dei lavori pubblici; l’art. 133, co. 8, in materia di aggiornamento dei prezzari. Sono parzialmente modificati – rispetto al tenore del Codice – le norma in materia di procedure di affidamento (art. 91), di concorso di idee e di concorso in due gradi (artt. 108 e 109).

L’esercizio della (asserita) potestà esclusiva in materia di lavori pubblici emerge, invece, con particolare riferimento alla istituzione del Dipartimento regionale tecnico (art. 4) con compiti di progettazione, direzione e collaudo dei lavori di competenza regionale nonché di consulenza tecnica agli EE.LL., di ispezione e gestione dell’anagrafica delle stazioni appaltanti e delle imprese; alla prevista adozione, con decreto dell’Assessore regionale alle infrastrutture, di «bandi tipo» (art. 7) che dovranno essere adottati per l’espletamento delle procedure aperte riguardanti l’affidamento di lavori, servizi o forniture; alla istituzione dell’Ufficio regionale per l’espletamento di gare per l’appalto di lavori (c.d. UREGA; art. 9) competente per l’espletamento delle procedure in materia di finanza di progetto e delle gare con l’applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, nonché per l’adozione del provvedimento provvisorio di aggiudicazione; la formazione del «prezzario regionale» e l’ aggiornamento prezzi (art. 10) con d.P. Regione, previa deliberazione della Giunta e su proposta dell’Assessore per le infrastrutture; la istituzione (art. 12) di un «albo unico regionale» presso l’Assessorato per le infrastrutture, in cui iscrivere i professionisti ai quali affidare gli incarichi di importo non superiore ad euro 100.000; ed infine l’art. 19 sui criteri di aggiudicazione.

Rispetto a quest’ultimo, gli interventi previsti riguardano: l’utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; l’applicazione del meccanismo di esclusione automatica delle offerte anomale; la previsione di un utile minimo nella verifica dell’anomalia. La preferenza per il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa è presente, nella legge in oggetto, soltanto per gli appalti di lavori d’importo superiore alla soglia comunitaria (€ 4.845.000) fermo restando la facoltà delle stazioni appaltanti di ricorrere al criterio del prezzo più basso, se più conveniente sotto il profilo della qualità e del prezzo (co. 2 e 3). Per quanto riguarda la ripartizione dei punteggi, il co. 2 prescrive che debbano essere assegnati 60 punti all’offerta tecnica, 30 alla economica e 10 ai tempi di realizzazione; una parte del punteggio tecnico è attribuito in relazione al costo del lavoro ed alla previsione dell’utile d’impresa. Il co. 4 stabilisce che per gli appalti di servizi attinenti all’architettura, all’ingegneria, all’urbanistica e alla paesaggistica, il criterio di aggiudicazione da applicare è esclusivamente quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. I co. 5 e 6 estendono ai contratti di lavori d’importo inferiore alla soglia comunitaria la facoltà, per le stazioni appaltanti, di utilizzare il sistema dell’esclusione automatica delle offerte anomale quando il criterio di aggiudicazione è quello del prezzo più basso e l’appalto non ha natura «transfrontaliera» (cfr. Corte di Giustizia U.E., sent. 147/06 e 148/06: gli appalti hanno carattere transfrontaliero quando sono di valore superiore alla soglia comunitaria o se di valore inferiore quando siano ammesse, in percentuale pari o superiore al 5%, imprese aventi sede in nazioni dell’Unione europea diverse dall’Italia). Tale facoltà non è esercitabile quando il numero delle offerte ammesse è inferiore a 10. Il co. 7 infine introduce il concetto di «utile minimo»: una percentuale di utile d’impresa inferiore al 4% può essere ammessa a giustificazione, comunque rimessa alla valutazione della stazione appaltante, soltanto se il concorrente attesti di non essere aggiudicatario per l’esecuzione di altri lavori pubblici o privati.

Se tali sono – pur sommariamente – le previsioni contenute nella legge, è ancora perplessa la valutazione dell’impianto complessivo della medesima nonché – laddove dovesse esservi – il giudizio che la Corte costituzionale potrebbe formulare, limitatamente agli scostamenti dalla normativa codicistica.

Roberto Di Maria

(Università “Kore” di Enna)

Foto | Flickr.it

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