[C. cost. n. 232/2011] Zone a burocrazia zero: esulta la Regione Puglia

Con sentenza n. 232 del 2011, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 32 del 27 luglio 2011, la Corte costituzionale ha accolto il ricorso con cui la Regione Puglia aveva impugnato numerose disposizioni del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 (convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122).

In particolare, l’intento del Governo era quello di creare delle zone a burocrazia zero nel Sud Italia, al fine di rilanciare l’economia, incentivando le nuove iniziative produttive, in relazione a quartieri e aree urbane caratterizzate da problemi socio-economici e occupazionali, ovvero con potenzialità di sviluppo inespresse (sull’argomento, cfr.: F. Arcadio, Zone di “burocrazia zero” prevista dall’art. 43 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale” n. 125 del 31 maggio 2010. In vigore parimenti in data 31 maggio 2010. Breve commento e riflessioni, in L’amministrazione italiana 2010, fasc. 5, pp. 683-685; G. Bernardo-V. Dulcamare, Incentivi alle imprese nella manovra 2010, in Corriere tributario 2010, fasc. 26, pp. 2093-2095).

Giova in prima battuta ricordare che le zone in questione altro non sono se non le eredi delle vecchie (mai decollate) zone franche urbane, vale a dire quelle aree infra-comunali dalla dimensione minima prestabilita ove si concentravano programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole imprese.

Nel caso di specie, la Puglia contestava le modalità attraverso le quali l’art. 43 del decreto in oggetto intendeva sburocratizzare il Mezzogiorno, ritenendole lesive delle prerogative regionali, per il fatto che le Regioni sarebbero state estromesse dai procedimenti amministrativi concernenti il rilascio di autorizzazioni e di licenze in materia di zone a burocrazia zero.

Nel dettaglio, la norma censurata prevedeva la possibilità di istituire “nel Meridione d’Italia zone a burocrazia zero” (comma 1), previo “decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno” (comma 2). Inoltre, si disponeva che “nei riguardi delle predette nuove iniziative i provvedimenti conclusivi dei procedimenti amministrativi di qualsiasi natura ed oggetto avviati su istanza di parte, fatta eccezione per quelli di natura tributaria, di pubblica sicurezza e di incolumità pubblica, sono adottati in via esclusiva da un Commissario di Governo che vi provvede, ove occorrente, previe apposite conferenze di servizi ai sensi della legge n. 241 del 1990; i provvedimenti conclusivi di tali procedimenti si intendono senz’altro positivamente adottati entro 30 giorni dall’avvio del procedimento se un provvedimento espresso non è adottato entro tale termine. Per i procedimenti amministrativi avviati d’ufficio, fatta eccezione per quelli di natura tributaria, di pubblica sicurezza e di incolumità pubblica, le amministrazioni che li promuovono e li istruiscono trasmettono al Commissario di Governo, i dati e i documenti occorrenti per l’adozione dei relativi provvedimenti conclusivi. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano agli atti riguardanti la pubblica sicurezza e l’incolumità pubblica”.

La difesa pugliese sosteneva l’illegittimità della norma impugnata, che attribuiva a un Commissario di Governo i poteri per le “nuove iniziative economiche” del Mezzogiorno, ritenendola in contrasto con il riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni individuato dagli artt. 117, commi 2 e 3 Cost., nonché con il criterio di sussidiarietà di cui all’art. 118 Cost. Difatti, secondo la Regione Puglia, nella materia de qua non sussistevano esigenze unitarie tali da legittimare l’attrazione al livello statale delle relative competenze amministrative.

In effetti, affinché una legge dello Stato possa attribuire funzioni amministrative a livello centrale e, allo stesso tempo, regolarne l’esercizio, risulta imprescindibile fissare una disciplina che: a) sia effettivamente pertinente ai fini della regolazione delle suddette funzioni; b) sia limitata a quanto strettamente indispensabile allo scopo da perseguire; c) sia adottata in seguito a procedure che garantiscano la partecipazione di tutti gli enti coinvolti, assicurando la leale collaborazione tra Stato e Regioni.

Del resto, come ha statuito la Corte costituzionale, “solo la presenza di tali presupposti, alla stregua di uno scrutinio stretto di costituzionalità, consente di giustificare la scelta statale dell’esercizio unitario di funzioni, allorquando emerga l’esigenza di esercizio unitario delle funzioni medesime” (Corte cost., sent. n. 232 del 2011, n. 5.5 Considerato in diritto).

Secondo i giudici di Palazzo della Consulta la citata norma statale si prestava a essere applicata in via generale a tutti i procedimenti amministrativi in tema di nuove iniziative produttive e, dunque, risultava invasiva della competenza regionale (sia concorrente, che residuale); peraltro, nel caso in esame non risultava neppure chiara l’esigenza di assicurare l’esercizio unitario delle funzioni amministrative, con conseguente violazione dei principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione proclamati dall’art. 118 Cost.

Pertanto, il giudice delle leggi accoglieva il ricorso regionale, dichiarando incostituzionale l’art. 43 del decreto legge citato, “nella parte in cui è destinato ad applicarsi anche ai procedimenti amministrativi che si svolgono entro l’ambito delle materie di competenza regionale concorrente e residuale”.

Certamente, quella della Regione Puglia non è una vittoria di poco conto, se si considera che il costante braccio di ferro sul riparto di competenze tra Stato e Regioni, alimentatosi dopo la malriuscita riforma del Titolo V, ha visto queste ultime quasi sempre soccombere dinanzi alla Corte costituzionale. Ciononostante, non si può certo parlare di un’inversione di rotta in senso regionalista da parte del giudice delle leggi, posto che le ragioni delle autonomie e le istanze della differenziazione mai hanno mai attecchito nella cultura italiana, dove da sempre impera una concezione profondamente accentratrice e uniformante dell’amministrazione.

Alessandro Candido

(Università degli Studi di Milano)

Foto | Flickr.it

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Giurisprudenza costituzionale, Regione Puglia e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a [C. cost. n. 232/2011] Zone a burocrazia zero: esulta la Regione Puglia

  1. Samuel ha detto:

    It’s an amazing paragraph in support of all the online viewers; they will take benefit from it I am sure.

  2. Appreciating the dedication you put into your site and detailed information you offer.

    It’s good to come across a blog every once in a
    while that isn’t the same unwanted rehashed material.
    Wonderful read! I’ve bookmarked your site and I’m adding your RSS feeds to my
    Google account.

I commenti sono chiusi.