[Corte cost., n. 227/2011] La “manutenzione” della V.I.A. in Friuli-Venezia Giulia bocciata dalla Corte costituzionale

Nell’ambito di una politica volta a migliorare la qualità della legislazione regionale, il 21 ottobre 2010 il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia ha approvato la L. R. n. 17 (Legge di manutenzione dell’ordinamento regionale 2010), con cui sono stati introdotti numerosi aggiornamenti della legislazione vigente in diversi settori. Il provvedimento è stato adottato su proposta della Giunta, che lo ha presentato come un innovativo strumento di semplificazione e razionalizzazione normativa – auspicabilmente da riproporre con cadenza annuale – nel quale concentrare le modifiche di volta in volta necessarie al quadro legislativo vigente, per evitare il proliferare di interventi frammentari (con leggi omnibus o leggi finanziarie) e non sempre di facile lettura.

Tuttavia, l’azione di “manutenzione” intrapresa dalla Regione è stata in parte contestata dal Governo, il quale ha impugnato – ai sensi dell’art. 127 Cost. – alcune previsioni della citata L.R. n. 17/2010 in materia di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) dinnanzi la Corte costituzionale, per violazione delle norme costituzionali e dello Statuto regionale speciale sulla distribuzione delle competenze legislative tra Stato e Regione, nonché per contrasto con l’ordinamento comunitario.

Dichiarate inammissibili alcune questioni ed infondate altre (sulle quali non ci si sofferma), la Consulta ha accolto una questione avente ad oggetto gli art. 113 e 115, cc. 1, 2 e 3.

La prima disposizione modificava l’art. 10, L.R. n. 43/1990 (Ordinamento nella Regione Friuli-Venezia Giulia della valutazione di impatto ambientale), sulla presentazione del progetto e dello studio di impatto ambientale per la realizzazione di un’opera o di un intervento da sottoporre a V.I.A., senza tuttavia prevedere che, a tale progetto, fosse allegato “l’elenco delle autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, n.o. ed assensi comunque denominati, già acquisiti o da acquisire ai fini della realizzazione e dell’esercizio dell’opera o intervento”, come invece richiesto dalla legislazione statale (art. 23, c. 2, D.Lgs. n. 152/2006).

In particolare, come rilevato dall’Avvocatura dello Stato, tale disciplina comportava “un’arbitraria diminuzione di tutela” nei confronti degli “impianti industriali di significativo impatto ambientale”, in violazione della normativa statale di tutela dell’ambiente (ai sensi dell’art. 117, c. 2, lett. s) e di quella comunitaria (nel settore dell’energia).

L’art. 115, L.R. n. 17/2010 inoltre, sostituiva l’art. 14, L.R. n. 43/1990 disponendo che le pubblicazioni sulla stampa imposte al soggetto proponente il progetto fossero effettuate “entro cinque giorni dal ricevimento della comunicazione di cui all’articolo 10, comma 2”, L.R. n. 43/1990, dovendo questi dare notizia dell’avvenuta pubblicazione alla struttura regionale competente e alle autorità interessate. Tale previsione era in contrasto con l’art. 23, c. 1, D.Lgs. n. 152/2006 – che dispone la contestualità della presentazione dell’istanza e della pubblicazione degli avvisi stampa – e tale “discrasia temporale”, secondo l’Avvocatura dello Stato, incideva sulla tutela ambientale, “ritardando la partecipazione e decisione informata del procedimento”.

Viceversa, la difesa della Regione affermava la piena competenza dell’Ente a disciplinare il procedimento di V.I.A., che non poteva essere vincolata da norme statali di dettaglio (come ritenuto l’art. 23, D. Lgs. n. 152/2006).

La Corte costituzionale ha tuttavia censurato le suddette disposizioni regionali per violazione dell’art. 117 co. 2, lett. s), Cost. e dello Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia, ribadendo (cfr. sentt. n. 234/2009 e n. 186/2010) che la disciplina della V.I.A. “incide sulla materia «tutela dell’ambiente», di competenza esclusiva statale, non compresa tra le materie specificamente enumerate dallo Statuto speciale come di competenza regionale”. La Regione pertanto, anche nel disciplinare profili procedimentali che riguardino la V.I.A., è tenuta, per un verso, a rispettare i livelli uniformi di tutela apprestati in materia dallo Stato, per altro verso, a mantenere la propria legislazione negli ambiti di competenza fissati dal c.d. codice dell’ambiente di cui al D.Lgs. n. 152/2006.

Ancora una volta la Consulta è intervenuta per rafforzare gli (invalicabili) confini della tutela ambientale… anche “a discapito” dell’autonomia speciale.

Francesca Leotta

(Università di Catania)

Foto | Flickr.it

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