[Tribunal constitucional de España, n. 134/2011] Un significativo chiarimento sulla legittimità della disciplina statale relativa alla stabilità finanziaria delle Comunità autonome e degli enti locali (Boletín Oficial del Estado, 17/08/2011)

Il Parlamento della Comunità autonoma catalana ha impugnato una serie di articoli della legge n. 18 del 2001 (Ley general de estabilidad presupuestaria) e della normativa complementare, dettata dalla legge organica n. 5 del 2001, lamentando una lesione dell’autonomia politica e finanziaria propria e degli enti locali, nonché della tutela finanziaria riconosciutale sui medesimi enti (recurso n. 1451-2002).

Detta disciplina ha subito numerose modifiche successive e il Tribunale costituzionale ha dovuto, quindi, valutare previamente se sussistesse ancora l’oggetto del contendere.

Rispetto all’ordinaria abrogazione, il Tribunale ha ritenuto che rappresentassero un’eccezione le ipotesi in cui la controversia dipende dalla determinazione della titolarità di una competenza in capo allo Stato o alle Comunità autonome («la función de preservar los ámbitos respectivos de competencias no puede quedar enervada por la sola derogación o modificación de las disposiciones cuya adopción dio lugar al litigio»).

Nel caso di specie, la normativa era stata sostituita parzialmente da un’altra che, comunque, non eliminava le questioni competenziali precedenti (tuttavia, si doveva tenere in considerazione anche la disciplina statutaria intervenuta nel frattempo, con la legge organica n. 6 del 2006: specialmente l’art. 201, che rinvia alla Costituzione e ad altre fonti la disciplina dei rapporti Stato-Comunità in ambito tributario e finanziario; e l’art. 203, in combinato con gli artt. 213 e 214, sulle competenze della Generalitat in tale materia).

Le norme impugnate prevedevano il principio della c.d. estabilidad presupuestaria (art. 3 della legge n. 18 del 2001), insieme con la programmazione pluriennale, la trasparenza, l’efficienza nell’assegnazione e nell’impiego delle risorse pubbliche (artt. 2, 5 e 6 della legge organica n. 5 del 2001). Esse disciplinavano altresì le autorizzazioni necessarie per emettere titoli e il termine entro il quale il Consiglio per la politica fiscale e finanziaria delle Comunità autonome (Consejo de Política Fiscal y Financiera de las Comunidades Autónomas) avrebbe dovuto determinare gli specifici obiettivi regionali.

In particolare, la ricorrente contestava l’interpretazione della estabilidad presupuestaria come equilibrio o surplus, ritenuta eccessivamente rigida e, comunque, contraria alla concezione europea (che si basa sull’assenza di un deficit eccessivo).

A questo proposito, il Tribunale costituzionale ha sottolineato dapprima la coerenza della normativa impugnata rispetto al diritto comunitario e si è concentrata poi sulla necessità che il patto di stabilità coinvolga tutte le amministrazioni. Ha ritenuto indispensabile ancorare la propria decisione alle norme interne sul riparto di competenze perché, se da un lato sussiste l’obbligo di consentire al Governo di adempiere al proprio impegno europeo, dall’altro «la integración de España en la Comunidad Económica Europea no significa que por mor del art. 93 se haya dotado a las normas del Derecho comunitario europeo de rango y fuerza constitucionales, ni quiere en modo alguno decir que la eventual infracción de aquellas normas por una disposición española entraña necesariamente a la vez una conculcación del citado art. 93 CE».

Il riferimento costituzionale per individuare la materia va ricercato, secondo i giudici, nell’art. 149.1.13 CE, che attribuisce allo Stato la competenza legislativa su «bases y coordinación de la planificación general de la actividad económica». A ciò va aggiunto il principio del necessario coordinamento che deve sussistere tra le economie regionali ex art. 156.1 CE.

Il Tribunale costituzionale ha affermato che l’autonomia delle Comunità autonome ex artt. 2 e 137 Cost. presenta senz’altro un importantissimo profilo economico, con riguardo a entrate e spese, ma che si tratta di una prerogativa non assoluta. Essa deve, infatti, essere bilanciata con le competenze statali relative alla direzione dell’attività economica generale (art. 149.1.13 CE) e al coordinamento della finanza pubblica (art. 156.1 CE). Lo stesso vale per l’autorizzazione per le operazioni di credito che le Comunità autonome intendano realizzare in costanza di una situazione in cui la stabilità sia stata messa a repentaglio.

L’intervento del Consejo de Política Fiscal y Financiera de las Comunidades Autónomas nella determinazione dei limiti è stato considerato appropriato in virtù della necessaria cooperazione in materia finanziaria, così come il controllo attribuito a tale organo sul piano di risanamento obbligatorio in caso di deficit.

Il potere di “vigilanza” del centro, infatti, risulta legittimo a patto che non provochi una situazione di dipendenza gerarchica per le Comunità autonome rispetto all’amministrazione statale e sia esercitato nel rispetto delle potestà di coordinamento.

La ricorrente sosteneva, inoltre, che la disciplina dell’adeguamento dei bilanci degli enti locali all’obiettivo della stabilità andasse oltre la competenza statale ex art. 149.1.13 CE e violasse l’autonomia istituzionale dei medesimi.

Il Tribunale costituzionale ha asserito in merito che le scelte finanziarie fanno parte della politica economica generale, la quale non può non riverberarsi anche sui diversi enti territoriali. E ciò non comporta una riduzione dell’autonomia locale, poiché il meccanismo indicato contribuisce solo a definire le risorse disponibili (e non come impiegare le stesse).

La Comunità catalana lamentava, infine, una totale vanificazione della propria competenza di «tutela financiera sobre los entes locales». In proposito, nella sentenza qui esaminata si legge che la Generalitat può esercitare detta competenza solo nel rispetto dei criteri stabiliti dallo Stato e, se in base al riparto di competenza risulta necessario, l’indebitamento degli enti locali può essere assoggettato anche al controllo statale. Così è alla luce dell’art. 149.1.13 CE.

Sabrina Ragone

(Università di Bologna)

Foto | Flickr.it

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