Pedaggi autostradali? Chi usa, paga (allo Stato)

Le regioni Toscana ed Umbria – nel ricorrere avverso numerose disposizioni del d.l. 78/2010 (“Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”) come convertito dalla l. 122/2010 – deducono la violazione dell’art. 117, co. 3 e 6, Cost. nonché del principio di leale collaborazione, in particolare sub art. 15, co. 1 e 2; tali norme constano di tre disposizioni: la prima – contenuta nella parte iniziale del primo comma dell’art. 15 – stabilisce che i criteri e modalità per l’applicazione del pedaggio sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta dell’ANAS s.p.a. siano determinati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, in relazione ai costi di investimento e di manutenzione straordinaria, oltre che a quelli relativi alla gestione; la seconda – prevista dall’ultima parte del menzionato primo comma – invece prescrive l’individuazione, ad opera del medesimo d.P.C.M., delle tratte da sottoporre a pedaggio; la terza (art. 15, co. 2) stabilisce infine l’applicazione di una maggiorazione tariffaria forfettaria in via transitoria, presso le stazioni di esazione delle autostrade a pedaggio assentite in concessione che si interconnettono con le autostrade e i raccordi autostradali in gestione diretta dell’ANAS s.p.a.

In ordine a tali previsioni, le ricorrenti assumono dunque che le disposizioni relative alla variazione in aumento dei pedaggi sulle autostrade e sui raccordi autostradali, dell’individuazione delle tratte da sottoporre a pedaggio e della maggiorazione tariffaria forfettaria inciderebbero sulla viabilità alternativa a quella autostradale, determinando una maggiore affluenza del traffico sui percorsi alternativi con conseguente aggravio dei costi di manutenzione e dei fenomeni di inquinamento nei territori limitrofi; in tal senso lo Stato avrebbe quindi disposto nelle materie di competenza concorrente «governo del territorio», «grandi reti di trasporto e navigazione» e «coordinamento della finanza pubblica», senza peraltro prevedere il coinvolgimento delle Regioni interessate.

La Corte costituzionale non accoglie i rilievi regionali, osservando come il pagamento del pedaggio sia richiesto in ragione dell’utilizzazione dell’autostrada o del raccordo autostradale gestiti direttamente dall’ANAS S.p.a., appartenenti al demanio statale; rispetto alla relativa titolarità dominicale, la Corte infatti richiama l’art. 101, co. 1, d.lgs. 112/1998 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59) che rinvia all’art. 1 d.lgs. 461/1999 la individuazione della rete autostradale e stradale di interesse nazionale, non trasferita a quello regionale o locale che abbia mantenuto la propria destinazione funzionale all’interesse generale.

In ordine al premesso quadro normativo, la previsione dell’applicazione di un pedaggio rientrerebbe quindi nella disciplina degli aspetti dominicali del demanio statale, ovvero nella materia «ordinamento civile» riservata alla potestà legislativa esclusiva dello Stato. In specie – si evidenzia – diritto dominicale e facoltà ad esso inerenti «precedono logicamente la ripartizione delle competenze ed ineriscono alla capacità giuridica dell’ente secondo i principi dell’ordinamento civile» (cfr. Corte cost., sent. 427 del 2004) e «la disciplina degli aspetti dominicali del demanio statale rientra nella materia dell’ordinamento civile di competenza esclusiva dello Stato» (cfr. Corte cost., sent. 370 del 2008); in tali aspetti si ritiene compresa altresì la potestà di imposizione e di riscossione del canone per la concessione di aree del demanio statale, in relazione alla quale è allora determinante la titolarità del bene e non la titolarità delle funzioni legislative o amministrative delle Regioni in ordine all’utilizzazione dei beni (cfr. Corte cost., sent. 286 del 2004).

Per tal motivo, la fissazione del pedaggio per l’utilizzazione delle autostrade e dei raccordi in gestione diretta, nonché la determinazione dei criteri e delle modalità per la loro applicazione, in ragione della natura e del regime demaniale del bene cui afferisce, è ascritta alla potestà legislativa esclusiva statale.

Né la Corte accoglie i rilievi relativi alla assunta lesione della potestà legislativa regionale in materia di «governo del territorio»: tale ambito materiale infatti «va ricercato non secondo il criterio dell’elemento materiale consistente nell’incidenza delle attività in questione sul territorio, bensì attraverso la valutazione dell’elemento funzionale, nel senso della individuazione degli interessi pubblici sottesi allo svolgimento di quelle attività» (cfr. Corte cost., sent. 383/2003); pertanto disposizioni volte a contribuire alla copertura dei costi di ANAS s.p.a. incidono soltanto indirettamente sulla circolazione locale, e non sono determinanti ai fini della attribuzione della competenza legislativa.

Ugualmente per quanto concerne, in primo luogo, l’invocata materia «armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica» che – presupponendo differenti risorse, attribuite a diversi enti – non è incisa dalle disposizioni impugnate, posto che l’ANAS s.p.a. è società a partecipazione interamente statale, il bene è di interesse nazionale ed il pedaggio è dovuto dal singolo utente; in secondo luogo, la materia «grandi reti di trasporto» che – riguardando principalmente le infrastrutture e non, invece, i relativi aspetti gestori e di utilizzazione – non è incisa dalle disposizioni inerenti l’utilizzo del bene demaniale statale e del servizio pubblico cui il bene è funzionale.

Roberto Di Maria

(Università “Kore” di Enna)

Foto | Flickr.it

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