La comunicazione regionale: breve panoramica sui Corecom italiani

Nel quadro della regolamentazione e del controllo del settore delle comunicazioni, i Comitati Regionali delle Comunicazioni (CORECOM) svolgono un ruolo troppo spesso erroneamente sottovalutato.

L’art. 117 Cost. qualifica infatti l’«ordinamento della comunicazione» come materia di legislazione concorrente. La competenza regionale in materia di comunicazione affonda però le sue radici in un periodo precedente sia alla riforma del titolo V della Costituzione, sia alla stessa legge istitutiva dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (n. 249/1997) di cui i CORECOM costituiscono oggi degli organi periferici.

Fu infatti la legge n.103/1975, nota anche come “legge di riforma della RAI”, ad attribuire per la prima volta ai consigli regionali la facoltà di istituire Comitati Regionali per il Servizio Radiotelevisivo (CORERAT), quali organi di consulenza delle regioni in materia radiotelevisiva.

La successiva legge n. 223/1990 (meglio nota come “legge Mammì”) allargò la funzione consultiva dei CORERAT a «tutti i compiti assegnati alle Regioni dalla presente legge» (art. 7, comma 1). Tra questi compiti spiccava per particolare importanza la consultazione regionale sullo schema di piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiotelevisive.

Nel 1997, la legge istitutiva dell’AGCOM (n. 249/1997) – in ossequio ad «esigenze di decentramento sul territorio» – ha previsto come organi dell’Autorità i Comitati Regionali per le Comunicazioni (CORECOM), incaricando le regioni di istituirli con apposite leggi.

Dal 1997 a oggi, tutte le regioni d’Italia hanno approvato leggi per l’istituzione dei CORECOM e, in alcuni casi – come in Campania – per la conversione dei preesistenti CORERAT e/o la riassegnazione ai CORECOM del personale già in servizio nei CORERAT. Dopo undici anni dalla legge n. 249/1997, l’ultima regione che ha convertito il proprio CORERAT in CORECOM è stata la Sardegna (legge regionale n.11/2008).

Risalgono invece al 1999 le due fondamentali delibere dell’AGCOM – approvate d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano – che tutt’oggi sono il riferimento principale in materia: la n. 52/99 e la n. 53/99.

La delibera AGCOM n. 52/99, intitolata “Individuazione degli indirizzi generali relativi ai Comitati Regionali per le Comunicazioni”, traccia le linee guida per la governance dei CORECOM, anche ai fini del loro coordinamento su scala nazionale. Stabilisce ad esempio i requisiti minimi richiesti ai componenti dei Comitati (esperienza, competenza, garanzia di assoluta indipendenza, etc.); le regole applicabili in caso di dimissioni di tali membri; alcuni obblighi basilari in tema di regolamento interno, bilancio, relazione annuale sull’attività svolta; etc.

La delibera AGCOM n. 53/99, intitolata “Approvazione del regolamento relativo alla definizione delle materie di competenza dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni delegabili ai Comitati Regionali per le Comunicazioni”, fornisce invece un vero e proprio elenco di materie che possono essere delegate alla competenza dei CORECOM. E proprio la delega di competenze ai CORECOM costituisce oggi uno dei profili più problematici del sistema regionale di regolamentazione e controllo delle comunicazioni.

Infatti, come chiarito dall’art. 1 della delibera AGCOM n. 53/99, le funzioni dei CORECOM si dividono in due categorie: 1) proprie (attribuite ai CORECOM dalla legislazione statale, regionale e delle province autonome), e 2) delegate (funzioni di competenza di AGCOM delegate da AGCOM stessa, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, tramite regolamento).

Fra le attribuzioni proprie dei CORECOM assume un particolarissimo rilievo – per una ragione molto pratica – la predisposizione delle graduatorie ai fini dell’attribuzione dei contributi alle emittenti televisive locali, previsti dall’art. 52 comma 18 della Legge n. 448/2001. Ogni anno, infatti, finché tutti i CORECOM non abbiano elaborato la propria graduatoria, il Ministero dello Sviluppo Economico non eroga i fondi previsti.

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Il 25 giugno 2003 è stato approvato un accordo-quadro relativo alla prima tranche di deleghe. Tra queste, vanno ricordate soprattutto la vigilanza sulla tutela dei minori e il tentativo obbligatorio di conciliazione dei contenziosi tra utenti e operatori.

Il 4 dicembre 2008 è stato poi siglato un secondo accordo-quadro, a cui ha lavorato per oltre un anno un apposito tavolo tecnico e politico. Tra le funzioni che AGCOM ha acconsentito a delegare in quest’ultima occasione, è importante segnalare la gestione del Registro degli Operatori delle Comunicazioni (ROC) e il monitoraggio dell’emittenza locale ai fini della vigilanza sul rispetto dei limiti di affollamento pubblicitario, degli obblighi di tutela dei minori e del pluralismo sociopolitico (che ricomprende anche il pluralismo culturale e religioso ex art. 3.1 del Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici).

Ai fini però dell’effettivo esercizio delle funzioni delegabili sulla base degli accordi-quadro succitati, la legge prevede un necessario passaggio convenzionale (che viene inteso come un significativo “committment” regionale). La convenzione di delega viene infatti approvata dai singoli Consigli Regionali (o dai Presidenti della Giunta, a seconda di quanto previsto dagli Statuti), e – come era facile prevedere – non tutte le regioni si sono ancora attivate in questo senso. Ciò ha contribuito a creare un complesso sistema di governo regionale delle comunicazioni a macchia di leopardo, che procede a tre diverse “velocità”.

Alcuni CORECOM esercitano infatti soltanto le deleghe di prima fase, quelle previste nell’accordo-quadro del 2003. Tali regioni/provincie sono: Basilicata, Campania, Molise, Marche, Veneto, la provincia autonoma di Trento, Val d’Aosta, Piemonte e Liguria (dati aggiornati al 1° maggio 2011).

I CORECOM di tutte le altre regioni (isole escluse) esercitano invece anche le funzioni di seconda fase. Solo i CORECOM di Sicilia e Sardegna esercitano tuttora soltanto le funzioni proprie, non essendo stata stipulata alcuna convenzione dal 2003 a oggi.

Laddove le competenze delegabili non sono state ancora delegate, è naturalmente AGCOM a provvedere, seppure in maniera necessariamente meno prossima al cittadino.

La Basilicata, il Molise e la Provincia autonoma di Bolzano si dichiarano attualmente sul punto di conferire ai propri Comitati Regionali (o Provinciali) delle Comunicazioni anche le deleghe di seconda fase; dal canto suo, l’AGCOM si è invece impegnata a perseguire la stipula di convenzioni nelle due isole italiane, al fine di completare almeno la delegazione di “prima fase” in tutto il territorio nazionale.

Dario Morelli

(Università di Milano)

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