Il regionalismo visto da Vincenzo Cocozza

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista al Prof. Vincenzo Cocozza, Ordinario di Diritto costituzionale e di Diritto regionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Napoli Federico II.

Professore, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

Credo sia opportuno distinguere tra cultura dell’autonomia e autonomia regionale.

La prima si è probabilmente affermata e diffusa in maniera più generale ed ha anticipato la seconda.

Quest’ultima ha risentito nel suo ritardo di vari fattori. Il modo in cui le Regioni sono state pensate dal Costituente repubblicano, la mancata valorizzazione di un loro ruolo politico effettivo che pure non era mancato nelle opinioni manifestate in Assemblea Costituente, i ritardi e le contraddizioni nella fase di realizzazione (basti pensare alla vicenda dei trasferimenti delle funzioni nel 1972), hanno esercitato una loro non irrilevante influenza.

Un percorso tormentato che per lungo tempo ha impedito una reale “cultura dell’autonomia regionale” sebbene la dottrina abbia da tempo fornito un contributo importante per un’idea di Regione politica e di programmazione.

Ma ciò ha inciso limitatamente sull’opinione pubblica e sui protagonisti della politica che, solo nei tempi più recenti, dimostrano una significativa, sebbene non ancora compiuta, inversione di tendenza.

A seguito delle riforme, pur tanto criticate, del 1999 e del 2001, ritengo, infatti, che il panorama istituzionale sia molto mutato e vi sia una più chiara consapevolezza sul ruolo della Regione come protagonista di decisioni politiche di rilievo.

Che consigli darebbe, quanto ai temi da approfondire e al metodo da adottare, a chi, oggi, volesse avvicinarsi allo studio del regionalismo in Italia, della sua teoria e delle sue applicazioni?

Se il ruolo politico delle Regioni sembra essersi affermato in maniera certamente precisa, rimane ancora complicato orientarsi sul modo di manifestarsi delle competenze.

Basti pensare, solo per proporre qualche esempio, alla difficoltà di inquadramento degli ambiti di competenza affidati alla legge regionale e alle distinzioni delle funzioni amministrative tra Regioni ed enti locali, per cogliere quanto tematiche di così ampio respiro siano ancora da definire. E questo, soprattutto, perché il disegno derivante dalla riforma costituzionale del 2001 era confuso e, per tale ragione, prontamente e generalmente criticato.

Il metodo, oggi, per valutare le linee ricostruttive del regionalismo deve privilegiare, come sempre ma ancora più di prima, la attenta valutazione della giurisprudenza costituzionale che, è noto, ha provveduto ad affrontare, e a tentare di risolvere, anche riscrivendo istituti, i problemi che, in grande numero, la riforma ha proposto.

Nella letteratura italiana e internazionale su autonomia, regionalismo e concetti affini, quali sono i classici la cui lettura lei ritiene fondamentale per chi voglia avvicinarsi allo studio del regionalismo?

 

Di certo gli scritti sulle Regioni di Paladin e Bartole nonché la voce “autonomia regionale” di Giannini (in Rivista trimestrale diritto pubblico, 51) e “L’avvento della Regione in Italia” di Rotelli, 1965. Per un quadro aggiornato ed una visione completa, il volume “Diritto Regionale” (2010) di D’Atena.

Anna Trojsi

(Università “Magna Graecia” di Catanzaro)

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