[D.Lgs. n. 88 del 2011] Straordinari ma strutturali. Gli interventi ex art. 119, comma quinto, Cost. si fondono con le politiche di coesione UE

Il giorno 22 u.s. è stato pubblicato (nella GU n. 143) un altro dei decreti di attuazione della legge n. 42 del 2009: il d.lgs. n. 88 del 2011, relativo alle risorse aggiuntive e agli interventi speciali di cui all’art. 16 della legge delega, che a sua volta richiamava il comma quinto dell’art. 119 Cost. Nel modello delineato, il sistema delle risorse aggiuntive e degli interventi speciali viene integrato nel ciclo delle politiche di coesione dell’Unione europea. Gli interventi in parola, quindi, non hanno alcunché di eccezionale o contingente, ma si collocano in una prospettiva strategica, programmatica e strutturale.

Già le finalità degli interventi speciali hanno una chiara connotazione europea, laddove richiamano la promozione dello sviluppo e della “coesione sociale e territoriale”, oltre che la rimozione degli squilibri economici, sociali e istituzionali del Paese e il sostegno all’effettivo esercizio dei diritti della persona (art. 1; si ricordi che lo stesso art. 119, comma quinto, Cost. menziona la “coesione e la solidarietà sociale”). Il collegamento è ancora più chiaro, allorché il compito di perseguire queste finalità è assegnato congiuntamente al Fondo per lo sviluppo e la coesione e, appunto, ai finanziamenti strutturali dell’UE (art. 2), in coordinamento con gli interventi ordinari per lo sviluppo (art. 1, co. 1). Della politica strutturale sono ricalcati anche i principi fondamentali (cfr. ancora art. 2): leale collaborazione, programmazione pluriennale, addizionalità etc.

Il citato Fondo per lo sviluppo prende il posto del FAS (Fondo per le aree sottoutilizzate): o meglio, il FAS cambia il nome in Fondo per lo sviluppo (art. 4). La programmazione e la determinazione delle risorse assegnate al Fondo avviene nell’ambito del ciclo dell’indirizzo economico e finanziario dello Stato (art. 5): vale a dire, con il documento di economia e finanza (e la relativa nota di aggiornamento) e con le leggi annuali di stabilità. Ovviamente, hanno particolare importanza il DEF e la legge di stabilità dell’anno che precede l’inizio di ciascun ciclo di programmazione degli interventi di coesione dell’UE, salva la possibilità di rimodulazioni negli anni successivi.

Agli interventi previsti dal d.lgs. presiederanno il Ministro delegato per la politica di coesione economica, sociale e territoriale e il CIPE. A quest’ultimo (art. 5, co. 4 e 5) spetta approvare il Documento di indirizzo strategico che funge da quadro generale, anche sotto il profilo della ripartizione delle risorse tra obiettivi e aree geografiche: fermo restando che l’85% del Fondo è assicurato alle regioni del Mezzogiorno (art. 2, co. 1, lett. b). Lo stesso CIPE approva poi gli interventi o i programmi da finanziare. Il Ministro ha potere di iniziativa rispetto alle delibere del comitato interministeriale (le relative proposte sono formulate d’intesa con i Ministri dell’economia e dello sviluppo, nonché con la Conferenza unificata o le singole amministrazioni interessate) e, in generale, sovrintende al coordinamento degli interventi, adottando anche gli atti di indirizzo e programmazione previsti dalla disciplina UE (art. 3). Funzioni di coordinamento e vigilanza sono assegnate anche al Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica (art. 6, co. 5). Inoltre, il Ministro stipula con le regioni e le amministrazioni competenti il contratto istituzionale di sviluppo che destina le risorse ai singoli interventi e stabilisce responsabilità, tempi e modi per l’attuazione degli stessi.

Spetta invece al Governo, come organo collegiale, l’esercizio dei poteri sostitutivi, in caso di inerzia, inadempimenti o ritardi, o comunque quando vi è il rischio di disimpegno automatico del fondi europei (a causa del mancato impegno dei fondi stessi nei tempi previsti). A tale proposito, si rinvia alla disciplina dei poteri sostitutivi di cui all’art. 8 della legge La Loggia e agli artt. 5 e 11 della legge n. 400 del 1988, nonché alle previsioni applicabili per le inadempienze ai contratti istituzionali di sviluppo, alle concessioni di servizi pubblici etc.

Non mancano norme sul regime sostanziale e processuale degli interventi finanziati a norma del d.lgs.: ad es., si applicano (art. 6, co. 3) le norme sulle infrastrutture strategiche previste nel Codice dei contratti pubblici e nel Codice del processo amministrativo.

Il che rafforza l’impressione enunciata all’inizio: quelli previsti dal d.lgs. n. 88 del 2011 sono investimenti strategici, forse distinguibili dalle funzioni ordinarie delle regioni (dovrebbero esserlo, per rispettare l’art. 119, comma quarto, Cost.), ma certamente inseriti in un quadro di programmazione articolato e ciclico. Va segnalato che l’art. 119, comma quinto, Cost. si presterebbe anche a interpretazioni e applicazioni differenti: ad es., come base giuridica per il finanziamento di misure di emergenza, nel senso indicato dai recenti ricorsi regionali contro le nuove norme in tema di finanziamento degli interventi d’emergenza della Protezione civile.

Michele Massa

(Università Cattolica di Milano)

Foto | Flickr.it

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