[Corte cost., n. 185/2011] Le Regioni e i vincoli europei su tassazione e aiuti di Stato

La decisione n. 185/2011 presenta molteplici profili di interesse, poiché affronta una tematica tanto attuale quanto problematica quale quella del potere di tassazione ripartito tra Stato e Regione, ma vincolato da una disciplina europea “armonizzata”; e perché si pronuncia in materia di “aiuti di Stato”, uno dei profili caratterizzanti la disciplina della concorrenza europea e che può sollevare qualche aspetto di complessità in relazione ad interventi di sostegno alle imprese che provengano da un ente regionale.

La pronuncia ha per oggetto una legge friulana – la n. 14/2010, recante Norme per il sostegno all’acquisto dei carburanti per autotrazione ai privati cittadini residenti in Regione e di promozione per la mobilità individuale ecologica e il suo sviluppo – che si caratterizza per il suo incentivare i privati che decidono di acquistare automobili con motore ibrido o completamente a emissioni zero, e il suo sostenere la ricerca nel settore di motori per la mobilità individuale a emissioni zero. In particolare l’art. 3 prevede misure di sostegno per l’acquisto di carburante: viene infatti introdotto un sistema di contributi per l’acquisto di benzina e gasolio (stabiliti nella misura rispettivamente di 8 centesimi al litro e 6 centesimi al litro), aumentati (rispettivamente di 5 centesimi al litro e 3 centesimi al litro) per chi utilizza un’auto con motore ibrido e per i beneficiari residenti nei Comuni montani o parzialmente montani.

Il Governo contesta tale disciplina con riferimento all’art. 117, co. 1 e 2. lett. a), Cost., nonché alla direttiva 2003/96/CE – Direttiva del Consiglio che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità – ed agli artt. 107 e 108 TFUE, in quanto il rimborso di una parte del prezzo del carburante effettuato dalla Regione configurerebbe, nella sostanza, una riduzione indiretta dell’accisa gravante sui carburanti ed una differenziazione della tassazione su base regionale, in assenza dell’autorizzazione della Commissione europea.

La Corte costuituzionale argomenta l’infondatezza della questione anzitutto ragionando sulla natura dell’accisa come particolare forma di tassazione; ma soprattutto osservando che la direttiva 2003/96/CE mira a conseguire non solo l’introduzione di un sistema di tassazione dei prodotti energetici compatibile con la tutela dell’ambiente, ma anche il “buon funzionamento del mercato interno” e gli “obiettivi di altre politiche comunitarie» che hanno richiesto l’introduzione di “livelli minimi di tassazione per la maggior parte dei prodotti energetici, compresi l’elettricità, il gas naturale e il carbone”. Il giudice delle leggi constata pertanto che la direttiva ha creato un sistema di tassazione “armonizzato” in cui viene previsto, da un lato, che gli Stati membri provvedano a tassare i prodotti energetici e l’elettricità “conformemente” alla direttiva; dall’altro, che “i livelli di tassazione applicati dagli Stati membri” “non poss[a]no essere inferiori ai livelli minimi di tassazione stabiliti” nella direttiva. Alla luce di queste indicazioni, il giudice costituzionale ricostruisce la vicenda di una precedente disciplina della Regione Friuli – la l. n. 47/1996 – che era effettivamente incorsa in una procedura di infrazione per violazione degli obblighi derivanti dalla medesima direttiva 2003/96/CE: la nuova legge, invece, prevede un regime di agevolazione del tutto diverso, perché dispone l’erogazione dei contributi sugli acquisti di carburanti direttamente al consumatore, e ciò non è in grado di influire sull’ammontare della tassazione assolta dai soggetti passivi dell’accisa, né conseguentemente di ledere le disposizioni comunitarie di armonizzazione dei livelli di tassazione.

Accertata l’insussistenza della violazione della direttiva invocata, il giudice aggiunge una considerazione di notevole significato, laddove constata che la stessa direttiva non contiene alcuna norma che impedisca una differenziazione su base regionale del “prezzo” dei prodotti energetici, una volta rispettati i limiti minimi di tassazione imposti: e in più specifica che “nella ricognizione dei limiti che l’armonizzazione europea determina, è necessario apprezzare il sistema al giusto, tenendo presente che il contributo di cui si discorre si inscrive nell’ambito di un riparto costituzionale di competenze in cui è evidente pure un grado di autonomia finanziaria afferente all’accisa, della quale la Regione dispone in base all’art. 49 del proprio Statuto, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), e sul quale l’ordinamento comunitario, rispettato nel minimo della tassazione armonizzata, non ha inteso incidere, salvi i profili di potenziale distorsione del mercato che un simile assetto potrebbe in concreto determinare”. Viene così ricomposto in maniera assolutamente equilibrata il contrasto che potrebbe sorgere, in un sistema che riconosce autonomia finanziaria agli enti territoriali, tra vincoli europei, potestà impositiva dello Stato e potestà impositiva della Regione, dotata oltretutto di autonomia speciale: la Corte costituzionale non ravvisa interventi di disturbo nel sistema che vede coinvolti tre livelli istituzionali, e salvaguarda la competenza regionale nell’ovvio rispetto della disciplina europea.

La seconda questione che il Governo solleva concerne un’ipotesi di erogazione di aiuti di Stato: la concessione dei contributi sugli acquisti di carburanti per autotrazione, in quanto riservata alle persone fisiche residenti nella Regione e ai soggetti autorizzati in via permanente al rifornimento di mezzi intestati alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), si porrebbe in contrasto con la disciplina europea in tema di “aiuti di Stato” – artt. 107 e 108 TFUE – e, quindi, con l’art. 117, co. 1, Cost., poiché “l’ampia formulazione della norma che individua i beneficiari sarebbe tale da ricomprendere nel novero dei destinatari anche soggetti qualificabili come «imprese» ai fini dell’applicazione del diritto comunitario della concorrenza, concedendo l’agevolazione ad imprese individuali, ad esercenti professioni liberali ed alle ONLUS che svolgono anche attività economica, configurando quindi un aiuto di Stato vietato ai sensi del Trattato”. La questione rimanda dunque a tale complessa tematica, che la Corte affronta richiamandosi alla giurisprudenza comunitaria, che definisce la nozione di aiuti di Stato come “aiuti concessi dagli Stati ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza, nella misura in cui incidano sugli scambi tra gli Stati membri”; giurisprudenza che ha individuato un sistema articolato di presupposti, la cui verifica compete solo alla Commissione europea, sotto il controllo del Tribunale e della Corte di giustizia. Tali presupposti richiedono che debba sussistere intervento dello Stato o di una sua articolazione o comunque effettuato mediante risorse pubbliche; che tale intervento sia idoneo ad incidere sugli scambi tra Stati membri; che l’intervento conceda un vantaggio al suo beneficiario; che tale vantaggio falsi o minacci di falsare la concorrenza.

La Corte costituzionale non risolve il merito della questione, avvalendosi del fatto che ai giudici nazionali spetti solo l’accertamento dell’osservanza dell’art. 108, n. 3, TFUE, e cioè dell’avvenuta notifica dell’aiuto: cosicchè la stessa Corte costituzionale, in quanto giudice nazionale, ha una competenza limitata a verificare se la misura rientri nella nozione di aiuto. Poiché il ricorrente si è limitato a sostenere soltanto che il contributo in questione consisterebbe in un vantaggio per alcuni soggetti qualificabili come “imprese”, senza dedurre alcun riferimento agli altri elementi che possano consentire di ritenere integrabile la nozione di aiuto di Stato vietato dal Trattato, la mancata esplicitazione di tali argomentazioni conduce ad una dichiarazione di inammissibilità della questione di costituzionalità. Rimane dunque irrisolta la domanda se le misure previste dalla Regione Friuli rappresentino aiuto di Stato oppure no, e dunque se violino la disciplina della concorrenza dell’Unione europea o siano compatibili con essa.

È evidente che solo questa può essere la risposta del giudice costituzionale nazionale, assolutamente incompetente a valutare la sussistenza di sostegni finanziari configurabili come “aiuti di Stato”: ma la medesima risposta conferma la giurisprudenza precedente, che si è già occupata di interventi delle Regioni che possano incidere sulla concorrenza – a partire dalla sent. n. 14/2004 – e ha il significato di aprire spazi decisionali a favore delle Regioni compatibili con la competenza esclusiva dello Stato in tema di “tutela della concorrenza”. Lasciando alla Commissione europea la valutazione della sussistenza dell’”aiuto” predisposto dalla Regione, la Corte costituzionale non preclude a quest’ultima l’adozione di misure a sostegno dell’economia del proprio territorio o alla realizzazione di una più efficace tutela della concorrenza.

Camilla Buzzacchi

(Università Milano Bicocca)

Foto | Flickr.it

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3 risposte a [Corte cost., n. 185/2011] Le Regioni e i vincoli europei su tassazione e aiuti di Stato

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