Ministero per i beni e le attività culturali e Agenzia del demanio, Protocollo di intesa per gli Accordi di valorizzazione del patrimonio culturale, 18 maggio 2011

Il primo dei decreti attuativi della riforma del c.d. “federalismo fiscale” – di cui va segnalato che la delega è ora scaduta e attende il rinnovo per l’approvazione degli ultimi provvedimenti previsti – sta trovando graduale attuazione per effetto dell’approvazione, da parte del Ministero per i beni e le attività culturali e dell’Agenzia del demanio, di un Protocollo di intesa per l’attivazione delle procedure operative in vista della definizione degli Accordi di valorizzazione e dei conseguenti programmi e piani strategici di sviluppo di cui all’art. 5, co. 5, d. lgs. n. 85/2010, che prevede il trasferimento gratuito agli enti territoriali della proprietà dei beni immobili appartenenti al patrimonio culturale statale.

Il Protocollo d’intesa attuativo del “federalismo demaniale”, che definisce le principali fasi procedurali ed operative, tiene conto del precedente Protocollo d’intesa del 9 febbraio 2011 tra Ministero per i beni e le attività culturali e Agenzia del demanio, delle prime riflessioni sviluppate nell’ambito della Cabina di Regia istituita sulla base del medesimo documento, nonché delle prime esperienze operative condotte presso i Tavoli Tecnici Operativi già istituiti a livello regionale.

Nella nuova intesa si tiene inoltre in considerazione il fatto che numerose iniziative siano già state avviate, spesso con modalità non omogenee a livello territoriale, e che si trovino anche ad un apprezzabile stato di avanzamento: l’obiettivo è dunque quello di delineare un iter procedurale di carattere generale, per allineare e ricondurre ad uniformità le diverse esperienze locali, pur senza eliminarne  l’originalità e le specificità.

L’iter predisposto si articola pertanto secondo le modalità che qui si riportano.

In merito alla richiesta di attivazione del procedimento da parte degli enti territoriali interessati ad acquisire in proprietà beni appartenenti al patrimonio culturale statale, si prevede che Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni presentino alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Ministero per i beni e le attività culturali e alla filiale dell’Agenzia del demanio competenti per territorio specifica richiesta contenente l’individuazione degli immobili oggetto di interesse, nonché l’illustrazione delle finalità e delle linee strategiche generali che si intende perseguire con l’acquisizione del bene.

È poi contemplata, ove non si fosse già provveduto, la costituzione in ciascuna Regione con provvedimento del Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Tavolo Tecnico Operativo, a cui spetta il compito di valutare preliminarmente se ricorrano le condizioni per procedere alla conclusione di un accordo di valorizzazione e al successivo trasferimento dei beni individuati agli enti territoriali richiedenti. Il coordinamento di tale Tavolo Tecnico è assunto dal Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici ovvero, su delega, dal Soprintendente territorialmente competente.

La prima sessione di tale organismo è finalizzata a garantire agli enti territoriali la più ampia conoscenza ed informazione in merito alle procedure operative e alle concrete modalità attuative delle previsioni normative: a tal fine esso deve valutare le più idonee modalità per garantire l’eventuale coinvolgimento di altri Comuni che, pur non avendo presentato formale richiesta, possano essere interessati all’iniziativa, per la presenza sul proprio territorio di beni demaniali di proprietà dello Stato potenzialmente idonei all’avvio della procedura.

Gli enti territoriali interessati provvedono allo sviluppo e alla presentazione del programma di valorizzazione, sulla base delle linee guida predisposte dal Ministero; si procede, quindi, alla condivisione ed all’accettazione da parte del Ministero di detti programmi, e infine alla predisposizione e alla sottoscrizione dell’Accordo di valorizzazione, secondo lo schema predisposto e allegato al protocollo in esame.

A ciò segue la stipula dell’atto di trasferimento a titolo gratuito della proprietà dei beni agli enti territoriali: una volta trasferiti in proprietà, i beni conservano la natura di demanio pubblico – ramo storico, archeologico e artistico – e restano integralmente assoggettati alla disciplina di tutela e salvaguardia di cui al D. Lgs. n. 42/2004 – Codice dei beni culturali e del paesaggio, che attribuisce al Soprintendente territorialmente competente compiti di vigilanza e di verifica del rispetto delle prescrizioni e delle condizioni contenute negli Accordi di valorizzazione.

Ma particolare attenzione meritano le Linee guida per l’elaborazione dei programmi di valorizzazione, che potranno avere ad oggetto sia beni attualmente utilizzati dagli enti territoriali richiedenti, che beni non utilizzati; e potranno prevedere la conferma degli attuali utilizzi, con la definizione in prospettiva dei piani e programmi di sviluppo culturale, ovvero la previsione di nuove destinazioni d’uso a carattere interamente pubblico (ad uso diretto o indiretto dell’ente medesimo e/o della collettività territoriale rappresentata) o a carattere pubblico-privato, ai fini dell’eventuale coinvolgimento di capitali ed investitori privati, mediante gli strumenti e le procedure di evidenza pubblica previsti dalle vigenti normative.

Tutti i programmi di valorizzazione presentati, dovranno comunque sviluppare alcuni punti, di seguito elencati: l’individuazione e la descrizione del bene (caratteristiche fisiche e storico-artistiche del bene, documentazione di supporto: es. fotografica, grafica, iconografica, ecc.); la situazione vincolistica dello stesso; e la destinazione d’uso attuale. Ma soprattutto dovranno specificare la descrizione sintetica del programma; i suoi obiettivi e le sue strategie di valorizzazione del bene all’interno del contesto territoriale di riferimento, con indicazione delle destinazioni d’uso previste, distinguendo tra obiettivi e strategie a breve-medio-lungo termine ed evidenziando i risultati attesi in termini di massima valorizzazione, nonché di tutela, conservazione e fruizione pubblica del bene; i piani strategici di sviluppo culturale che si intendono adottare per ottimizzare e sviluppare la valorizzazione culturale del bene; le modalità di attuazione del programma (e dunque l’indicazione dei criteri organizzativi per l’attuazione e la gestione del programma, con sommaria descrizione degli interventi, delle azioni e degli strumenti cui si prevede di ricorrere per il perseguimento degli obiettivi della valorizzazione, anche in funzione della conformità agli strumenti e regolamenti vigenti e dell’eventuale coinvolgimento di capitali ed investitori privati); la sostenibilità economica del programma, con l’indicazione di massima dei costi di attuazione e gestione del programma e delle possibili fonti di finanziamento pubbliche e private; infine i tempi di realizzazione.

Si sono così poste le basi per lo sviluppo di un processo nel quale gli enti territoriali sono chiamati a progettare e realizzare la valorizzazione di beni pubblici, il cui valore storico e culturale può tradursi in un valore aggiunto di natura economica; un processo che mette alla prova la capacità dei medesimi enti di pensare utilizzi redditizi dei beni, senza diminuirne il valore artistico; e di raccogliere risorse – non solo finanziarie – dei soggetti privati, in vista di un coinvolgimento della comunità che concorra anche a rafforzare le identità territoriali.

Camilla Buzzacchi

(Università Milano Bicocca)

Foto | Free-photos.biz

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Federalismo fiscale, Intese, Leale cooperazione e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.