[Cons. St., sez. III, n. 3248/2011] È consentito l’accesso alla relazione prefettizia di scioglimento del Consiglio comunale

Con la decisione n. 3248 del 30 maggio 2011, il Consiglio di Stato si e’ pronunciato sull’esercizio del diritto di accesso, da parte di un ex Sindaco, avente ad oggetto la relazione riservata prefettizia di scioglimento del Consiglio comunale.

Dinnanzi alla richiesta del Sindaco, la Prefettura non ha accolto l’istanza, rappresentando che tale relazione, classificata con il termine ‘Riservato’, sarebbe stata assoggettata al regime di cui all’art. 262 del codice penale. Sul punto, proposto ricorso al TAR Calabria, il giudice amministrativo catanzarese confermava la esclusione del diritto di accesso, quest’ultima contemplata non solo per i documenti coperti dal segreto di Stato, “ma anche in tutti i casi in cui sussista un divieto di divulgazione” previsto da norme di legge o di regolamento, ricomprendendo tra questi anche documenti che sono coperti dalla classifica di ‘riservato’ ”.

Il giudice di appello ha riformato la sentenza.

Il c. 9 dell’art. 143 del d. lgs. n. 267/2000, come modificato dalla l. n. 94/2009 (luglio), stabilisce che “.. il decreto di scioglimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Al decreto sono allegate la proposta del Ministro dell’Interno e la relazione del Prefetto salvo che il Consiglio dei Ministri disponga di mantenere la riservatezza su parti della proposta o della relazione nei casi in cui lo ritenga strettamente necessario”.

La nuova disposizione modificata, all’epoca non in vigore perché successiva al decreto di scioglimento del Consiglio comunale interessato (maggio 2009), per il Consiglio di Stato ha posto “un principio di ordine generale in ordine alla accessibilità della relazione prefettizia che non solo non è atto riservato, né oggetto del divieto di divulgazione, ma addirittura deve essere integralmente pubblicata nella G.U. quale atto coessenziale e facente corpo con il decreto di scioglimento unitamente alla proposta del Ministro, a meno che lo stesso Consiglio dei Ministri disponga la riservatezza in casi ‘strettamente necessari’ ”.

Ma, a prescindere dalla nuova disposizione, il giudice di secondo grado avrebbe comunque disposto l’ostensione del provvedimento richiesto riconoscendo (oltre quanto affermato da pacifica giurisprudenza) il principio della libera accessibilità alla relazione prefettizia anche sulla base del principio costituzionale del diritto alla difesa.

L’informativa sottratta all’accesso e non acquisibile in giudizio avrebbe spiegato i suoi effetti “nei confronti di un soggetto in una delle dimensioni più rilevanti e significative: quella della onorabilità e della credibilità sociale del soggetto senza alcuna possibilità di contestazione o di controllo giudiziario”.

Di qui il condivisibile responso di accoglimento dell’appello dovendosi acconsentire all’esercizio del diritto di accesso alla relazione prefettizia, seppur con eventuale apposizione di omissis per celare relazioni di servizio, autori delle stesse nonché le fonti di informazione.

Rossana Caridà

(Università “Magna Graecia” di Catanzaro)

Foto | Flickr.it

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