[L. r. Emilia-Romagna, n. 3/2011] Prevenzione del crimine organizzato e cultura della legalità

Con la legge regionale n. 3 del 2011, l’Emilia-Romagna segue il sentiero già tracciato dalla Regione Calabria in materia di contrasto alle organizzazioni di stampo mafioso, disciplinando un articolato piano di prevenzione e promozione al fine di «concorre[re] allo sviluppo dell’ordinata e civile convivenza della comunità regionale, della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile».

Gli interventi predisposti dalla Regione vengono articolati su tre livelli di prevenzione relativi ai rischi di infiltrazione criminale nel territorio regionale sul piano economico e sociale (prevenzione primaria), al contrasto dei segnali di espansione o di radicamento nel territorio regionale (p. secondaria) ovvero a ridurre i danni provocati dall’insediamento dei fenomeni criminosi (p. terziaria).

Per la realizzazione delle prime due tipologie di interventi, la Regione promuove la stipula di specifici accordi di programma e di collaborazione con enti pubblici, «ivi comprese le Amministrazioni statali competenti nelle materie della giustizia e del contrasto alla criminalità, anche mediante la concessione di contributi per realizzare iniziative e progetti» (art. 3), con le associazioni di volontariato e di promozione sociale (art. 4), nonché con le «autorità statali operanti sul territorio regionale nel settore ambientale, le associazioni di imprese, le organizzazioni sindacali, le associazioni di volontariato e le associazioni ambientaliste individuate dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio» (art. 5), per organizzare e finanziare progetti di diffusione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile. In tale ottica, appaiono fondamentali gli accordi che dovranno essere stipulati con le istituzioni scolastiche e le Università (art. 7), nonché la costituzione di un «centro di documentazione […] sui fenomeni connessi al crimine organizzato e mafioso, con specifico riguardo al territorio regionale, al fine di favorire iniziative di carattere culturale, per la raccolta di materiali e per la diffusione di conoscenze in materia» (art. 15).

La cooperazione istituzionale (sancita peraltro nell’art. 12) è indubbiamente uno degli elementi centrali per il buon esito delle attività, cui si affianca l’immancabile ruolo di coinvolgimento e collaborazione con gli operatori di polizia locale che, tramite la fondazione “Scuola interregionale di Polizia locale”, verranno adeguatamente preparati a riconoscere e contrastare il fenomeno «anche in maniera congiunta con gli operatori degli Enti locali, delle Forze dell’ordine, nonché delle organizzazioni del volontariato e delle associazioni» (art. 8).

Sul fronte dell’intervento successivo le azioni dannose provocate dalla organizzazioni del crimine organizzato e mafioso, il Titolo III della legge in rassegna (recante “Interventi di prevenzione terziaria”) si intreccia con le esistenti misure nazionali di riutilizzo sociale dei beni confiscati (art. 10) e le misure (economiche) a sostegno delle vittime (art. 11).

Sotto il primo profilo, si prevede l’assistenza (legale) agli Enti locali assegnatari dei beni immobili sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e mafiosa per semplificare le procedure di passaggio e riutilizzo sociale. Gli enti coinvolti e i soggetti concessionari saranno inoltre destinatari di specifici contributi per interventi di restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, ripristino tipologico e loro arredo per il recupero dei beni stessi; tali contributi potranno essere concessi anche «per favorire il riutilizzo in funzione sociale dei beni immobili sequestrati e confiscati».

Sotto il profilo delle misure a sostegno delle vittime, la Regione si assume l’impegno, nell’ambito delle proprie politiche sociali e sanitarie, di predisporre degli interventi a favore delle vittime di fenomeni di violenza, di dipendenza, di sfruttamento e di tratta connessi al crimine organizzato e mafioso.

Degna di nota è, infine, l’istituzionalizzazione della “Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie e per la promozione della cittadinanza responsabile” (fissata il 21 giugno), già promossa nell’ultimo decennio da alcune Associazioni che hanno contribuito attivamente e fattivamente alla stesura ed attuazione della legge n. 109/1996 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.

Peter Lewis Geti

(Università di Pisa)

Foto | Flickr.it

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Una risposta a [L. r. Emilia-Romagna, n. 3/2011] Prevenzione del crimine organizzato e cultura della legalità

  1. Tammara ha detto:

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