[Corte cost., n. 127/2011] La Corte ritorna sul concorso come “modalità necessaria di accesso al pubblico impiego”

Con la sentenza n. 127 la Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 23 della legge della Regione Puglia 25 febbraio 2010, numero 5, rubricata “Norme in materia di lavori pubblici e disposizioni diverse”, definendo così il giudizio in via principale promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri avverso la Regione Puglia.

La norma censurata riguardava la categoria dei dipendenti in servizio con contratto di lavoro a tempo determinato dell’ADISU, l’Agenzia per il diritto allo studio universitario. Era disposto che tali soggetti, “assunti a seguito di selezione pubblica”, decorso un periodo pari a trentasei mesi, transitassero automaticamente con contratto di lavoro a tempo indeterminato nei ruoli dell’ADISU, restando alle dipendenze del suddetto ente regionale fino alla stabilizzazione. A tali condizioni, la Corte ha definito “palese” la lesione del principio costituzionale di cui all’articolo 97: risulta difatti di adamantina evidenza l’aggiramento della regola del concorso come mezzo di accesso ai pubblici uffici realizzata attraverso il meccanismo descritto dalla norma. La Consulta, inoltre, rifacendosi ad alcuni suoi precedenti (sentt. n. 235/2010 e n. 293/2009), ha soffermato la sua attenzione sulla genericità del superamento di una “selezione pubblica” quale condicio “per una successiva stabilizzazione senza concorso”: l’espressione non rende chiaramente l’ubi consistam dei criteri discretivi sulla base dei quali si proceda alla selezione del personale, soprattutto avuto riguardo all’incerta natura concorsuale della procedura.

La violazione del parametro di cui all’articolo 97 della Carta fondamentale ha assorbito gli altri vizi dedotti dal ricorrente. Oltre alla non conformità della norma ai criteri di eguaglianza sostanziale e ragionevolezza ex art. 3, II co., della Costituzione, l’Avvocatura dello Stato aveva dedotto il contrasto con le disposizioni contenute nell’articolo 17, commi da 10 a 13, del decreto legge 1 luglio 2009, n.78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito in legge dall’articolo 1, comma 1, della legge 3 agosto 2009, n. 102, “che costituirebbero attuazione degli artt. 3 e 97 Cost. e sarebbero dirette ad inverare quanto più possibile il principio del ricorso al concorso pubblico per l’accesso agli uffici delle amministrazioni pubbliche”, avendo precluso “a tutte le pubbliche amministrazioni, a partire dal gennaio 2010, ogni diversa procedura di stabilizzazione del personale non di ruolo”. Il ricorrente aveva aggiunto inoltre che dalla non osservanza di tali disposizioni “che costituiscono norme di principio in materia di coordinamento della finanza pubblica” discendesse la lesione del parametro di cui all’articolo 117, comma 3, della Carta fondamentale.

Da ultimo, ad avviso della difesa dello Stato, la norma “incriminata” avrebbe realizzato la violazione della competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile (ex art. 117, comma 2, lettera l), poiché in contrasto con l’articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), che contiene “un’articolata regolamentazione degli strumenti lavoristici ‘flessibili’ nel pubblico impiego che indiscutibilmente riguarda rapporti di lavoro di tipo privatistico”.

Alessia Fusco

(Università di  Genova e di Messina)

Foto | Consiglio regionale della Puglia

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