[Corte cost., n. 156/2011] Nomine dei direttori generali: sui limiti (insussistenti) alla competenza della Regione siciliana

Nel contenzioso oggetto della sentenza 156/2011, si evidenzia un interessante profilo conflittuale fra lo Stato e la Regione siciliana: i margini di competenza regionale in materia di organizzazione degli uffici amministrativi regionali.

Lo Stato – costituito in giudizio nella persona del Presidente del Consiglio dei ministri – ha infatti proposto conflitto di attribuzione intersoggettivo avverso le deliberazioni della Giunta regionale siciliana 29 dicembre 2009, n. 569, n. 573, n. 578, n. 581, n. 585, n. 587, n. 588, n. 590 e n. 591, con le quali si disponeva o la conferma o il conferimento di nuovo incarico di “direttore generale” a persone esterne alle dotazioni organiche della stessa amministrazione regionale; il ricorrente riteneva che tali deliberazioni violassero, invero, gli artt. 3, co. 2, e 97, co. 1 e 3, Cost., in relazione agli artt. 19, co. 6, d.lgs. 29/1993 (Razionalizzazione dell’organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell’articolo 2 della L. 23 ottobre 1992, n. 421) e 19, co. 6, d.lgs. 165/2001 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche).


In narrativa al ricorso si legge come la Giunta regionale avrebbe «superato i limiti delle sue attribuzioni in ordine alla possibilità di organizzare i pubblici uffici, facendo accedere nell’amministrazione pubblica un consistente numero di esterni senza avere prima verificato la possibilità di conferire i medesimi incarichi a personale presente nei ruoli dell’amministrazione, il che comporta una violazione dell’art. 97 della Costituzione, in quanto si viola il principio del buon andamento dell’amministrazione, nonché una violazione dell’art. 3 della Costituzione, essendo siffatte nomine adottate in violazione del principio di ragionevolezza»; in particolare l’Esecutivo regionale avrebbe postulato una «ontologica inidoneità dell’amministrazione siciliana a sopperire alle esigenza di tutela dell’interesse pubblico con le risorse interne»: ed invero «un esercizio incontrollabile, perché non motivato, dell’autonomia organizzativa regionale in questa delicata materia compromette […] in modo sostanziale l’equilibrio tra valorizzazione delle risorse interne e possibilità di avvalersi delle competenze emergenti dal mercato, che la legge statale (d.lgs. 29/93 e d.lgs. 164/2001) ha delineato come regola di principio generale per tutta la amministrazione pubblica, compresa quella regionale, nel momento in cui ha integralmente riformato l’assetto organico e funzionale del pubblico impiego».

La Corte ritiene tuttavia tale conflitto inammissibile.

Ed infatti le delibere impugnate sono riferite, dalla Consulta, alla “organizzazione degli uffici regionali” ritenuta, in effetti, materia di competenza legislativa esclusiva regionale ai sensi dell’art. 14, lett. p), dello Statuto di autonomia speciale; sotto questo profilo – si rileva – l’illegittimità delle delibere impugnate, in riferimento all’art. 19, co. 6, d.lgs. 165/2001, non può dar luogo ad un conflitto di attribuzione tra Enti, posto che difetta la lesione ovvero la menomazione di alcuna attribuzione costituzionale dello Stato ricorrente e, quindi, l’elemento oggettivo del conflitto.

Né la Corte ritiene di condividere la tesi secondo cui la Regione siciliana avrebbe invaso indebitamente la sfera costituzionale dello Stato definita dagli artt. 3 e 97 Cost. «anche e soprattutto con riferimento al potere del legislatore statale di fissare il nucleo minimo garantito del principio del concorso nonché i principi generali valevoli per le pubbliche amministrazioni su tutti i livelli di governo», posto che non si può ritenere sussistente una attribuzione costituzionale dello Stato a definire preventivamente le deroghe ammissibili al principio del concorso pubblico.

Rispetto ad una vicenda che aveva sollevato – oltre alle rituali polemiche politiche – sostanziali interrogativi in materia di riparto di competenza Stato-Regione ad autonomia “differenziata”, la Corte costituzionale persegue un indirizzo piuttosto lineare evidenziando – in primo luogo – la persistenza del principio del parallelismo per le autonomie speciali ed – in secondo luogo – la riferibilità alla competenza amministrativa della Regione siciliana le delibere che dispongono la conferma o il conferimento dell’incarico di direttore generale, proprio in virtù della premessa competenza legislativa (esclusiva).

Meno lineare appare, semmai, la motivazione sulla ammissibilità della deroga al principio del concorso pubblico, che parrebbe invece aprire eccessivamente le “maglie” della libera (e discrezionale) individuazione dei soggetti idonei a ricoprire i ruoli della P.A. regionale, rimettendo la determinazione degli eventuali limiti alla esclusiva competenza del Legislatore regionale.

Roberto Di Maria
(Università “Kore” di Enna)

Foto | Flickr.it

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