Il regionalismo visto da Paolo Caretti

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista al Prof. Paolo Caretti, Ordinario di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze.

Professore, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

Direi di no, nonostante la diffusa retorica federalista che da anni monopolizza il dibattito politico-istituzionale nel nostro Paese. In realtà a me pare che il principio autonomistico sia vissuto essenzialmente nella sua dimensione locale/comunale. E del resto non c’è da stupirsene, posto che è questa dimensione dell’autonomia che ha segnato tutta la nostra tradizione storica. Su questa tradizione poco ha sin qui inciso l’introduzione della Regione ( ma un discorso a parte meriterebbe l’esperienza delle Regioni a statuto speciale ), anche se ente territoriale dotato di poteri legislativi e non solo amministrativi. A determinare questo lento e ancora largamente incompiuto decollo dell’ente Regione hanno concorso anche altre cause: dal ritardo con cui si è provveduto all’attuazione dell’ordinamento regionale, alla tendenza ( tutt’ora forte ) ad interpretare in modo riduttivo i diversi aspetti dell’autonomia regionale, alla conseguente scarsa responsabilizzazione delle classi politiche regionali.

Che consigli darebbe, quanto ai temi da approfondire e al metodo da adottare, a chi, oggi, volesse avvicinarsi allo studio del regionalismo in Italia, della sua teoria e delle sue applicazioni?

Due mi sembrano i temi di maggiore interesse, anche in vista dei possibili sviluppi futuri del nostro regionalismo. Il primo è rappresentato dalla disciplina degli istituti di raccordo tra Stato e Regioni: elemento chiave per la funzionalità ed efficienza di un sistema che voglia valorizzare davvero il principio autonomistico e che invece è da sempre sottovalutato nell’esperienza italiana. Il secondo è quello dell’autonomia finanziaria: altro elemento fondamentale che rappresenta in qualche modo la premessa essenziale per l’affermazione di un livello di governo, in grado di essere riconosciuto come tale non solo dagli altri livelli di governo locali, ma da parte della comunità dei cui interessi intende farsi carico.

Nella letteratura italiana e internazionale su autonomia, regionalismo e concetti affini, quali sono i classici la cui lettura lei ritiene fondamentale per chi voglia avvicinarsi allo studio del regionalismo?

Mi limito a queste segnalazioni:

Ruffilli, La questione regionale dall’unificazione alla dittatura (1862/1942), Milano 1971

Rotelli (a cura di), Dal regionalismo alla Regione, Bologna 1973

D’Atena, Diritto regionale, Torino 2010 (e ivi aggiornatissima e ricchissima bibliografia).

Alessandro Morelli

(Università “Magna Graecia” di Catanzaro)

Foto | LaRepubblicaFirenze.it

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Il regionalismo visto da..., Interviste e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.