[Corte dei conti, Sez. Toscana, Del. 15/2011] Sistema contabile degli enti locali e “federalismo fiscale”

Un aspetto rilevante nel più ampio tema dell’assegnazione delle risorse a più livelli di governo – la materia che oggi va sotto l’ambigua dicitura di “federalismo fiscale” e che la maggioranza di Governo sta disciplinando con una complessa delega legislativa – è rappresentato dalla corretta gestione della contabilità pubblica da parte degli enti locali: lo spunto per riflettere sull’argomento scaturisce dalla delibera n. 15/2011 della Sezione regionale Toscana della Corte dei conti, adottata a seguito dell’analisi del meccanismo di riscossione delle entrate tributarie degli enti locali, e volta a fornire le Linee guida in materia di accertamento e riscossione delle entrate nei medesimi enti.

I dati rilevati dalla Sezione, sulla base dei quali vengono formulate tali linee guida, determinano un quadro del sistema di contabilità degli enti locali che si dimostra poco efficiente, pieno di distorsioni e di criticità: in particolare l’analisi ha fatto emergere la prassi, praticata da diversi enti, di provvedere all’accertamento per cassa di entrate tributarie e patrimoniali la cui riscossione è affidata a società esterne, spesso accompagnata da una non precisa contezza di quanto effettivamente spetti all’ente a seguito di quanto dato in carico al concessionario a titolo di riscossione coattiva o anche spontanea. La problematica che la Sezione affronta riguarda dunque “l’accertamento di tali somme e le modalità di rilevazione contabile delle stesse che, anche sulla base delle esperienze acquisite in sede di verifica sulla sana gestione nei confronti degli enti e dell’indagine trasversale sulla ‘gestione dei residui’, risultano differenziate e non permettono di avere un sistema informativo contabile trasparente e chiaro, relativamente ai cespiti da riscuotere e affidati alla responsabilità dei soggetti esterni”.

Tale situazione risulta tanto più inaccettabile se si considera che alcuni dei pilastri della riforma delle relazioni finanziarie avviata con la legge n. 42/2009 sono la previsione di “strumenti e meccanismi di accertamento e di riscossione che assicurino modalità efficienti di accreditamento diretto o di riversamento automatico del riscosso agli enti titolari del tributo”; la previsione che i “tributi erariali compartecipati abbiano integrale evidenza contabile nel bilancio dello Stato”, e ancora la “definizione di modalità che assicurino a ciascun soggetto titolare del tributo l’accesso diretto alle anagrafi e ad ogni altra banca dati utile alle attività di gestione tributaria” (art. 2, comma 2, lettere u e v).

La Corte dei conti richiama una disciplina già vigente, il d. lgs. n. 112/1999, che regola il rapporto tra concedente e concessionario in tema di riscossione, prevedendo adempimenti procedimentali a carico del secondo, quali la comunicazione “con cadenza annuale, dello stato delle procedure relative alle singole quote comprese nei ruoli”; “obblighi informativi a carico del concessionario, che deve rendere all’ente la contabilità delle riscossioni”; “l’obbligo per i concessionari di rendere ogni bimestre una contabilità amministrativa dettagliata, distinta in due parti (la prima riguarda le operazioni relative alla competenza dell’anno e la seconda quelle riferite ai residui)”; infine l’obbligo di trasmissione mensile non solo dell’andamento delle riscossioni, ma anche delle “informazioni relative allo svolgimento del servizio”. Secondo la Sezione regionale “tale disciplina, dettata per le amministrazioni statali, è portatrice di un principio generale che gli enti locali potrebbero recepire nei propri regolamenti di contabilità – espressione dell’autonomia regolamentare costituzionalmente tutelata – imponendo al concessionario di presentare la contabilizzazione (e rendicontazione) delle somme riscosse e rimaste da riscuotere, al fine di verificare l’efficacia delle procedure di riscossione dettata dal percorso intrapreso dal legislatore improntato al federalismo fiscale che afferma l’autonomia delle entrate dell’ente locale rispetto ai trasferimenti statali”.

L’esigenza si pone perché i dati rilevati dalla Corte segnalano forti criticità: nell’attività di controllo sulla gestione esercitata in sede di indagine trasversale sul fenomeno dei residui attivi e passivi, la Sezione regionale ha infatti riscontrato percentuali di incidenza dei residui da considerare vetusti sul totale dei residui notevolmente differenziate (è stata registrata una scansione tra i vari enti che passa dallo 0% detenuto da una serie di Comuni al 71,57%, con una media regionale che si attesta al 17,57% per i residui attivi e al 18,33% per i passivi) che denotano la presenza di sistemi contabili che non rispettano le regole generali e gli strumenti di coordinamento della finanza pubblica. L’indagine tratteggia un quadro che suggerisce di approfondire la verifica, effettuata fino all’inizio del 2011 su un campione di 29 Comuni, ma bisognosa appunto di prosecuzione e con attenzione anche per enti che “pur non presentando residui di alta vetustà, hanno una percentuale al di sotto del valore ritenuto fisiologico e che spingono per una gestione di sola cassa”. La giustificazione per tale proseguimento dell’indagine viene rintracciata nei “profondi cambiamenti strutturali e di avvio della fase di sperimentazione di federalismo aperto”, che impongono che le regole ed i principi contabili siano “rigorosamente rispettati al fine di poter armonizzare e riscontrare su basi omogenee i dati contabili dei vari enti”.

La delibera si conclude fornendo indicazioni idonee ad una prima correzione del fenomeno: esse si fondano soprattutto sulla più attenta applicazione delle norme di cui la Corte ha compiuto la ricognizione, e che già consentono di impostare in maniera più corretta il monitoraggio dei flussi delle risorse. Essa fotografa uno spaccato della più vasta tematica delle relazioni finanziarie “multilivello” che può indubbiamente essere considerato limitato e specifico, e che tuttavia segnala un profilo da non trascurare nella rifondazione di tali relazioni: la creazione di un sistema di finanze articolato su più livelli, basato su principi quali quelli dell’autonomia, della responsabilità e della trasparenza, non può non transitare anche attraverso una correzione di questi snodi procedimentali, che costituiscono per tutti i livelli il presupposto ed il fondamento per una gestione finanziaria sana.

Camilla Buzzacchi

(Università di Milano-Bicocca)

Foto | Flickr.it

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