Aspettando il Bundesrat. Ipotesi di riforme costituzionali dalla Conferenza delle Regioni

Nella riunione del 24 marzo 2011, la Conferenza delle Regioni ha approvato un documento di valutazioni sulle prospettive di modifica del Titolo V della Costituzione (è possibile consultare il testo in oggetto sul sito web http://www.regioni.it).

Pur a fronte di una sostanziale inattuazione della riforma costituzionale realizzata nel 2001, si afferma la necessità di conservare l’impianto oggi esistente, il cui malfunzionamento è considerato non tanto «la conseguenza di disfunzioni del modello costituzionale, quanto di disfunzioni attinenti alle caratteristiche e agli equilibri del nostro sistema politico».

Secondo la Conferenza, i problemi che oggi vengono in rilievo attengono principalmente a due aspetti: in primo luogo, la non istituzione del Senato federale, oltre al mancato potenziamento del sistema delle Conferenze (in particolare, si pensa alla creazione di una Conferenza permanente dei rapporti tra lo Stato e le Regioni come organismo a rilevanza costituzionale che coordini i vari enti territoriali) e degli strumenti di leale collaborazione, quali gli accordi o le intese; in secondo luogo, l’omessa realizzazione di un federalismo fiscale effettivamente basato su responsabilità e autonomia, nonché strettamente connesso ai poteri legislativi regionali.

La Camera delle autonomie servirebbe soprattutto a garantire alle Regioni la possibilità di intervenire direttamente sull’iter di formazione delle leggi statali. A tal proposito, i Presidenti di Regione dovrebbero far parte del Senato, quali membri di diritto, in rappresentanza delle rispettive istituzioni regionali; inoltre, nella determinazione della quota di rappresentanti da attribuire in Senato a ciascuna Regione, bisognerebbe tenere conto del criterio di proporzionalità rispetto alla popolazione residente e votante, al fine di evitare eventuali squilibri di rappresentatività territoriale. Com’è noto, un sistema simile è presente in Germania, dove ciascun Land ha tre rappresentanti, ma i Länder più popolosi arrivano ad averne cinque. Sempre prendendo ad esempio il modello tedesco, ulteriore elemento di novità dovrebbe essere l’introduzione di un vero e proprio vincolo di mandato sui senatori, al fine di garantire l’effettiva rappresentanza dei territori.

Quanto alle funzioni che il Senato delle Regioni sarebbe chiamato a esercitare, quest’ultimo dovrebbe soprattutto determinare le norme di principio nelle materie di competenza concorrente, nonché in materia di finanza pubblica, sulla base della Legge n. 196 del 2009.

Inoltre, un’ulteriore modifica dovrebbe concernere il procedimento di revisione costituzionale, stabilendo che le leggi costituzionali e di revisione debbano essere necessariamente approvate dalla Seconda Camera che, tra l’altro, dovrebbe poter designare un numero congruo di giudici costituzionali (diciamo, giudici più sensibili alle istanze autonomistiche) e dovrebbe poter ricorrere alla Corte costituzionale nel caso di violazione – da parte della Camera dei deputati o del Governo – delle sue competenze legislative. Proprio a quest’ultimo riguardo, la Conferenza delle Regioni ribadisce la necessità di conservare l’attuale criterio di riparto delle competenze, che richiede di essere applicato adeguatamente, ponendo un argine al sistematico riaccentramento di funzioni da parte dello Stato. Così si legge nel testo in esame: «Il rafforzamento (anche tramite costituzionalizzazione) della Conferenza Stato-Regioni e del relativo “sistema degli accordi inter-istituzionali”, l’attivazione immediata della bicameralina allargata e la trasformazione del Senato in un effettivo Senato delle Regioni rappresentano i passi fondamentali per completare il disegno di riassetto istituzionale avviato con la l. Cost. 3 del 2001 e per ovviare ai noti difetti di funzionamento del sistema».

Il documento elaborato dalla Conferenza delle Regioni accenna altresì al possibile ruolo del Senato federale rispetto all’attuazione del diritto dell’Unione europea, soprattutto alla luce del Trattato di Lisbona, che ha inteso rafforzare il ruolo dei Parlamenti nazionali al fine di assicurare il buon funzionamento dell’Unione medesima. In particolare, si propone un modello di riferimento di carattere misto, con un esercizio congiunto della funzione legislativa in materia di rapporti tra Stato e Unione europea, per quanto concerne le procedure di partecipazione alla fase discendente del diritto comunitario dello Stato e delle Regioni e per l’esercizio del potere sostitutivo statale nei confronti delle Regioni. Dovrebbe invece rimanere nella sfera di competenza della sola Camera delle autonomie l’esercizio di ulteriori funzioni di tipo legislativo attinenti alle materie di competenza concorrente Stato-Regioni, nonché l’esercizio del controllo di sussidiarietà sugli atti dell’Unione europea (ma solo nei casi in cui si assuma la violazione di interessi regionali).

Infine, la Camera delle Regioni sottolinea l’importanza di applicare correttamente il principio di sussidiarietà verticale, che oggi dovrebbe rappresentare il vero criterio ordinatore del sistema delle fonti, consentendo l’allocazione delle funzioni (non solo amministrative) ora verso il basso, ora verso l’alto, “ma sempre nel rispetto del favor di cui debbono godere i livelli di governo inferiori”.

Tanto premesso, chi scrive è convinto che, per valorizzare effettivamente il principio autonomista, sia quanto mai necessario razionalizzare il sistema a partire dalla creazione della tanto invocata Camera di rappresentanza territoriale. Ciononostante, anche se ciò dovesse accadere, verrebbe immediatamente in rilievo un problema di non secondo ordine, come la storia repubblicana (di segno spiccatamente centralistico) ha sinora dimostrato: difatti, sia per riformare il bicameralismo, che – più in generale – per dare una compiuta attuazione al Titolo V, occorrerebbe prima un grande cambiamento culturale della classe dirigente italiana. Se ciò non dovesse verificarsi, il regionalismo (o, come confusamente viene oggi chiamato, il federalismo) rimarrà, come del resto è costantemente stato, un mero fenomeno di propaganda politica, il cui triste destino sarà quello di continuare ad essere sempre «più urlato che coerentemente praticato» (ved. F. Merloni, Il paradosso italiano: “Federalismo” ostentato e centralismo rafforzato, in Le Regioni 2005, p. 470).

Alessandro Candido

(Università Cattolica di Milano)

Foto | Flickr.it

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Camera delle Regioni, Conferenza Stato-Regioni, Riforme e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Aspettando il Bundesrat. Ipotesi di riforme costituzionali dalla Conferenza delle Regioni

  1. I have read several excellent stuff here. Definitely value bookmarking for revisiting.
    I wonder how so much effort you put to make the sort of excellent informative web site.

I commenti sono chiusi.