[Corte cost., n. 108/2011] Regione Calabria: la Corte ribadisce il valore del concorso pubblico

Con la sentenza n. 108/2011, la Corte costituzionale ha annullato una serie di norme della legge regionale calabrese n. 8/2010 [Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario (collegato alla manovra di finanza regionale per l’anno 2010, art. 3, comma 4 della legge reg. n. 8 del 2002). Modifiche all’art. 11 della legge reg. 30 dicembre 2009, n. 42] che prevedevano misure di stabilizzazione di lavoratori precari e ipotesi di concorsi “riservati”.

La Corte ha dichiarato incostituzionale innanzitutto la previsione di cui all’art. 1, comma 3, della legge regionale impugnata, per contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost.; secondo la norma annullata i lavoratori dipendenti delle Comunità montane che, all’entrata in vigore della legge stessa, prestavano servizio presso altri enti o aziende pubbliche, sarebbero stati inquadrati alle dipendenze dell’ente o azienda presso cui erano utilizzati.

Secondo il giudice delle leggi, in tal modo, si consentiva “la stabilizzazione dei lavoratori comandati nei nuovi Enti, anche se titolari di meri rapporti precari. La norma censurata realizza, quindi, per tali lavoratori, una forma di assunzione riservata, senza predeterminazione di criteri selettivi di tipo concorsuale. Simile modalità di assunzione, escludendo o riducendo irragionevolmente la possibilità di accesso al lavoro dall’esterno, viola il principio del pubblico concorso, di cui agli artt. 3 e 97 Cost. La natura comparativa e aperta della procedura è, infatti, elemento essenziale del concorso pubblico, come questa Corte ha più volte ribadito“.

La Consulta ha poi dichiarato illegittime le norme contenute nell’art. 13 della stessa legge impugnata, che, nell’ordine, autorizzavano la stabilizzazione di lavoratori precari dei servizi irrigui e degli impianti a fune, senza concorso e senza alcuna verifica attitudinale e disponevano l’assunzione a tempo indeterminato, presso l’azienda forestale della Regione Calabria, di personale precario, senza predeterminazione di criteri attitudinali e senza richiedere la partecipazione ad alcuna prova selettiva concorsuale (in alternativa, si autorizzava la proroga dei contratti a tempo determinato fino all’espletamento di concorsi, senza però prevedere alcun termine per l’indizione dei medesimi). Tali modalità di assunzione comportavano, di fatto, sempre secondo la Corte, “una sorta di stabilizzazione senza concorso dei lavoratori precari, in violazione del principio del pubblico concorso, di cui all’art. 97 Cost.“.

La Corte ha ritenuto fondata anche una questione sollevata in riferimento all’art. 15, comma 1, della stessa legge regionale calabrese, che prevedeva la trasformazione dei contratti a tempo parziale del personale ex LSU/LPU in rapporti di lavoro a tempo pieno. Tale norma, secondo il giudice delle leggi, incideva illegittimamente sulla materia di potestà esclusiva del legislatore statale dell'”ordinamento civile” e, nel contempo, si poneva in contrasto con  alcuni principi fondamentali della legislazione statale in materia di coordinamento della finanza pubblica, ex art. 117, terzo comma, Cost.

Ed ancora la Consulta ha annullato il comma 3 del medesimo art. 15, il quale autorizzava la Giunta regionale ad avviare procedimenti per la progressione di carriera, mediante selezione interna effettuata tra il personale appartenente a tutte le categorie, mentre l’art. 24 del d.lgs n.150 del 2009 e l’art. 5 della legge n. 15 del 2009 stabiliscono, per le progressioni di carriera, l’obbligo del pubblico concorso, riservando al personale interno solo il 50% dei posti disponibili. La disposizione, secondo la Corte, violava i principi di uguaglianza e buon andamento della pubblica amministrazione.

Sorte analoga è toccata anche al comma 5 dello stesso articolo, che autorizzava la Giunta regionale, su espressa domanda degli interessati facenti parte delle unità LSU/LPU in servizio presso gli uffici regionali che, alla data del 1° aprile 2008, non avessero esercitato la facoltà di accedere al procedimento appositamente previsto, a stabilizzare senza concorso tutti i lavoratori socialmente utili già impiegati dalla Regione, senza porre limiti percentuali al ricorso a tale tipo di assunzione.

E sotto la scure della pronuncia d’illegittimità sono caduti anche i primi due commi dell’art. 16, che prevedevano rispettivamente una modalità di progressione verticale nel sistema di classificazione, basata sui risultati di un concorso già espletato e non già sull’indizione di nuovi concorsi ad hoc, e che i dipendenti in servizio al 1° gennaio 2010 in posizione di comando presso gli uffici della Giunta regionale proveniente da enti pubblici, che avessero maturato in tale posizione almeno quattro anni di ininterrotto servizio, fossero trasferiti, a domanda, nei ruoli organici della Regione.

La Corte ha annullato, altresì, la previsione contenuta nell’art. 17, comma 4, della legge regionale n. 8/2010 (che avevamo già segnalato), affermando che, dal momento che tale norma consentiva alla Giunta di “utilizzare – per l’inserimento negli organici degli Enti regionali e pararegionali – le graduatorie del personale dichiarato idoneo sulla base di un concorso espletato in data anteriore al 2002 e non aperto al pubblico, autorizzando, dunque, lo scorrimento delle graduatorie in assenza di un nuovo pubblico concorso ad hoc”, essa violava “il principio del pubblico concorso per l’accesso ai pubblici uffici e quelli di uguaglianza e buon andamento della Pubblica Amministrazione, di cui agli artt. 3 e 97 Cost.“.

Il giudice delle leggi ha dichiarato infine illegittimo l’art. 13 della legge, il quale, nel modificare l’art. 2, comma 1, della legge regionale n. 20 del 2003, individuava alcune categorie di soggetti come destinatari delle misure e delle azioni di stabilizzazione occupazionale dei bacini, precisando che i benefici di cui alla legge citata erano applicabili anche ai lavoratori precari di cui all’art. 7 del decreto dirigenziale regionale 6 aprile 2006, n. 3902. La norma determinava così “un sostanziale ampliamento della platea dei destinatari della originaria norma di stabilizzazione, consentendone l’assunzione in mancanza di pubblico concorso“, e configurava “una modalità di accesso riservato, in contrasto con il carattere aperto e pubblico del reclutamento nei pubblici uffici, richiesto dall’art. 97 Cost.“.

Alessandro Morelli

(Università “Magna Graecia” di Catanzaro)

Foto | Flickr.it

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