[Corte dei conti Basilicata, sent. n. 65/2011] Divieto di cumulo delle cariche elettive e delle relative indennità: spetta all’Ufficio di Presidenza sospendere il pagamento dell’indennità consiliare

Con la sentenza n. 65/2011, la Corte dei conti della Basilicata ha condannato, nel giudizio di responsabilità promosso dalla Procura regionale, alcuni componenti dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Basilicata e un dirigente amministrativo della medesima Regione, a causa del danno prodotto all’erario, per non aver interrotto l’erogazione dell’indennità prevista per la carica di Consigliere regionale.

Più in particolare, alcuni Consiglieri regionali, dopo essere stati eletti al Senato, avevano provveduto a comunicare all’Ufficio di Presidenza una formale opzione per la titolarità della carica di Senatore, ma ciò nonostante, questi ultimi avevano continuato a percepire, oltre a quella prevista per la carica di Senatore, anche l’indennità di consigliere regionale, sino al momento del perfezionamento della procedura di surroga, intervenuta nei due mesi successivi.

Ad avviso della Corte dei conti, innanzi tutto, nessuna responsabilità grava sui neosenatori percettori delle indennità, in quanto essi hanno assolto ai propri obblighi formalizzando la volontà di opzione, e non potendo, dunque, esigersi nei loro confronti alcuna manifestazione diretta a contrastare la corresponsione del beneficio.

Il giudice contabile ritiene sussistente la propria giurisdizione, superando così l’eccezione delle difese dei convenuti, che invocavano l’art. 122, IV comma, Cost. – a mente del quale sono insindacabili le opinioni espresse dai Consiglieri regionali –, per contestare la possibilità di esercizio del sindacato giurisdizionale. Nel caso in esame – ritiene il collegio giudicante –, l’Ufficio di Presidenza avrebbe, infatti, svolto una attività di gestione della spesa, finalizzata a garantire la corresponsione delle indennità per tutelare il libero e pieno esercizio della funzione legislativa: tale attività sarebbe, pertanto, sindacabile, a differenza di quella di scelta delle modalità con cui si ottimizzano le dinamiche organizzative e produttive dell’Assemblea regionale – ambito in cui, ad avviso delle difese dei convenuti sarebbe rientrata l’attività compiuta nel caso di specie –, che sarebbe invece insindacabile.

Le difese dei convenuti ritenevano insussistente l’incompatibilità delle due cariche, sancita dall’articolo 122, II comma, Cost. Ciò in quanto il I comma del medesimo articolo attribuisce alla potestà legislativa regionale concorrente la disciplina dei casi di ineleggibilità e di incompatibilità. Ad avviso della Corte, però, la Costituzione avrebbe tipizzato una ipotesi di incompatibilità perentoria ed incondizionata, distinta da quelle previste dal I comma dell’art. 122 Cost., e perciò rilevante nel caso esaminato.

Il giudice contabile, ancora, individua nel momento della comunicazione della opzione per la carica di Senatore il momento perfezionativo della decadenza dalla carica consiliare, e non quello della conclusione della procedura di surrogazione, per cui non è necessario l’intervento deliberativo del Consiglio regionale per assicurare l’effetto amministrativo della interruzione della corresponsione dell’indennità. Da ciò deriva, quindi, il comportamento lesivo dei convenuti.

La Corte dei conti, infine, ritiene sussistente in capo ai convenuti l’obbligo di interruzione della indennità, costituendo, esso, un risvolto della più generale previsione della tutela delle prerogative consiliari. L’ufficio di Presidenza è, infatti, secondo la Corte, un organo di supporto operativo del Consiglio regionale, del quale cura la generale ed ottimale organizzazione dei lavori, ed ai cui componenti assicura la provvista e la conservazione di tutte le prerogative, anche economiche, preordinate al regolare esercizio della funzione legislativa.

Andrea Lollo

(Università “Magna Graecia” di Catanzaro)

Foto | Lucanianews24.it

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