[Ricorsi per confl. attr. n. 7 del 2010 e n. 1 del 2011] Concerti, sconcerti e “stecche” sulle nomine nei parchi

La nomina dei vertici degli enti parco (come anche delle autorità portuali) è una delle tante materie dominate dal principio di leale collaborazione, in un’accezione più forte della mera consultazione. La difficoltà di dare attuazione al principio – o più precisamente, la scarsa disponibilità al confronto manifestata, almeno in alcuni casi, dallo Stato – è testimoniata dal contenzioso che si è sviluppato in questo ambito negli anni passati (v. sp. sentt. n. 27 del 2004, 339 del 2005, 21 del 2006) e, ancor più efficacemente, dall’esposizione dei comportamenti concreti delle autorità ministeriali che si legge nei ricorsi. Interessanti, da questo punto di vista, sono i ricorsi della Regione Puglia n. 7 del 2010 e n. 1 del 2011 (in G.U., 1a S.S., n. 35 del 2010 e n. 13 del 2011): due capitoli di una stessa vicenda.

Nel primo ricorso, si spiega che l’Ente Parco del Gargano attende dal giugno 2008 la nomina del suo Presidente. Nella primavera del 2010, alla vigilia della scadenza del mandato conferito al commissario straordinario che aveva retto l’ente in precedenza, il Presidente della Giunta regionale chiede l’avvio delle negoziazioni per la nomina del nuovo Presidente dell’Ente. Il Ministero risponde alcune settimane dopo, proponendo un nominativo e, prima ancora che la proposta sia arrivata alla Regione, designando la stessa persona come commissario straordinario, per tre mesi. La Regione solleva allora un conflitto di attribuzione. Dal secondo ricorso si apprende il seguito della vicenda. Spirata l’efficacia della nomina impugnata, il Ministero ha confermato alla stessa persona l’incarico commissariale nell’agosto del 2010; questa volta, la Regione ha tollerato la nomina. Ma, nell’imminenza della scadenza, si è verificata una situazione simile e, se possibile, ancora meno collaborativa: la Regione ha chiesto trattative; il Ministero ha risposto con un’ulteriore conferma dell’incarico commissariale alla stessa persona, questa volta senza nemmeno provare a chiedere, con un atto anteriore (almeno nella data di formazione, se non in quella di ricezione), l’intesa sul nominativo.

Il minimo indispensabile perché una trattativa possa dirsi avviata è che la designazione del commissario sia almeno stata preceduta dalla richiesta del Ministero di intesa per la nomina del Presidente dell’Ente. Quando nemmeno questo primo abbozzo di dialogo è effettuato, la necessità della cd. intesa forte viene svuotata di ogni utilità diversa da quella di creare artificiosamente un simulacro di presupposto per la nomina del commissario. Ma di un mero simulacro si tratta: come chiarito dalle citate sentt. del 2004 e del 2006, se è vero che le divergenze tra Stato e Regione legittimano la nomina del commissario straordinario, è vero anche che ciò avviene solo se siano state avviate e sviluppate serie trattative per il superamento delle divergenze.

In attesa della decisione della Corte e della verifica degli esatti lineamenti concreti del caso, è interessante osservare che i due ricorsi pongono alcuni problemi tipici dei conflitti ‘a tempi brevi’. Entrambi i decreti di nomina impugnati hanno una durata di tre mesi e sono, quindi, destinati a perdere efficacia prima della decisione definitiva sui ricorsi. Per questo la Regione si è premurata di sottolineare che “in materia di conflitto fra enti, la lesione delle attribuzioni costituzionali ben può concretarsi anche nella mera emanazione dell’atto invasivo della competenza, potendo perdurare l’interesse dell’ente all’accertamento del riparto costituzionale delle competenze” (sent. n. 287 del 2005, in un caso in cui l’atto impugnato regolava finanziamenti, che la difesa erariale assumeva già ricevuti e spesi dalla provincia autonoma ricorrente). In queste circostanze, sarebbe anche possibile chiedere la sospensione del decreto di nomina, che è stata in effetti disposta dalla Corte nel caso riguardante l’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano con l’ord. n. 152 del 2006 (è poi seguita un’intesa tra le parti e la controversia è stata abbandonata: cfr. ord. n. 332 del 2007).

Michele Massa

(Università Cattolica di Milano)

Foto | Flickr.it

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