Approvate cinque leggi calabresi contro la ‘ndrangheta

Il Consiglio regionale della Calabria sembra aver preso sul serio l’enunciato “programmatico” – introdotto con la legge regionale n. 3 del 2010 – dell’art. 2, lett. d bis), dello Statuto. A norma di tale disposizione, tra gli obiettivi ai quali la Regione deve ispirare la sua azione, figura “la realizzazione di condizioni sociali, culturali ed economiche per il più efficace contrasto alle organizzazioni di stampo mafioso e il più ampio sostegno alle vittime della criminalità organizzata“.

Ben cinque delle sette leggi varate finora dalla Regione Calabria nel 2011 introducono, infatti, misure volte a combattere la ‘ndrangheta.

La prima è la legge regionale n. 3 del 2011 (Interventi regionali di sostegno alle imprese vittime di reati di ‘ndrangheta e disposizioni in materia di contrasto alle infiltrazioni mafiose nel settore dell’imprenditoria), la quale prevede che, “nel rispetto del codice dei contratti e del relativo regolamento d’attuazione, la Giunta regionale, sentite le organizzazioni imprenditoriali, sindacali e le associazioni antiracket regolarmente iscritte negli elenchi di cui all’articolo 13, comma 2 della legge 44/1999 operanti sul territorio regionale, adotta misure e criteri per l’attribuzione alle imprese, individuali o collettive, vittime di reati di ‘ndrangheta e di criminalità organizzata, di posizioni preferenziali nei bandi per la concessione di finanziamenti pubblici e per l’affidamento di contratti con la Regione e con gli enti, aziende e società regionali, nonché gli Enti locali che a qualsiasi titolo beneficiano di finanziamenti regionali, anche di provenienza comunitaria, la cui entità sia prevalente rispetto all’importo oggetto dell’intervento, individuando altresì i requisiti necessari ai fini del riconoscimento della predetta qualità” (art. 1, comma 1).

Tali misure possono consistere anche nell’affidamento in via prioritaria di contratti di cottimo fiduciario e nell’attribuzione di uno specifico punteggio aggiuntivo nella predisposizione dei bandi e nella conclusione degli altri contratti pubblici (art. 1, comma 2).

Si precisa, altresì, che sono considerate “vittime della ‘ndrangheta“, ai fini dell’attribuzione dei benefici previsti dalla stessa legge, “le imprese in forma individuale o societaria che abbiano subito danni, a qualsiasi titolo, in conseguenza di delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416 bis codice penale che abbiano presentato tempestivamente una denuncia circostanziata e non reticente collaborando con gli organi di polizia e/o giudiziari“. La disciplina in questione esclude comunque dai benefici “le imprese i cui titolari, amministratori o soci abbiano riportato condanna per reati associativi, nonché per usura, estorsione, reati in materia di armi e droga, rapina, sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione e qualunque altro reato ivi compresi quelli contro la Pubblica Amministrazione, con l’aggravante di cui, all’articolo 7 della legge 12 luglio 1991, n. 203 o che siano stati sottoposti a misure di prevenzione personale e/o patrimoniale“.

L’art. 2 della legge n. 3/2011 prevede, infine, che nei contratti conclusi dalla Regione Calabria e dagli enti, aziende e società regionali, è sempre inserita una “clausola risolutiva espressa per inadempimento del contraente privato, ai sensi dell’articolo 1456 Cod. civ.“, che opera quando venga accertata, con la richiesta di rinvio a giudizio secondo quanto previsto dall’articolo 38, lettera m ter), del D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163, la mancata denuncia all’autorità giudiziaria di reati di ‘ndrangheta, di criminalità, di estorsione, di usura, ovvero contro la Pubblica Amministrazione o contro la libertà degli incanti, dei quali il contraente, od altri soggetti facenti parte della sua organizzazione imprenditoriale, siano venuti a conoscenza con riferimento alla conclusione od all’esecuzione del contratto con l’ente pubblico. E tale clausola deve essere inserita anche nei contratti di subappalto ed opera dei soggetti aggiudicatari. Il mancato inserimento della stessa o la sua mancata attivazione determinano la nullità del contratto e costituiscono causa di responsabilità amministrativa o disciplinare.

La legge regionale n. 4 del 2011 (Misure per garantire la legalità e la trasparenza dei finanziamenti erogati dalla Regione Calabria) stabilisce, invece, che, “al fine di garantire la legalità, la trasparenza delle operazioni finanziarie ed amministrative della Regione Calabria e la tracciabilità dei flussi finanziari, tutti i beneficiari pubblici e privati che usufruiscono di finanziamenti regionali, devono utilizzare un conto corrente unico dedicato per l’accredito ed utilizzo dei suddetti fondi in conformità e secondo le procedure previste nella legge n. 136 del 13 agosto 2010 così come modificata dalla legge n. 217 del 17 dicembre 2010, per importi di ammontare uguali o superiori a €. 10.000,00 (Euro diecimila)” (art. 2).

La terza legge, la n. 5 del 2011 (Agevolazioni a favore dei testimoni di giustizia e loro famiglie), contiene, poi, la previsione secondo cui “la Regione Calabria, riconosce ai testimoni di giustizia individuati ai sensi della legge 13/2/2001 n. 45 e della legge 15/3/1991 n. 82, e in coerenza con quanto disposto dall’articolo 1 della legge 13/8/2010 n. 136, l’attribuzione di punteggi di premialità e di preferenzialità nei concorsi pubblici per assunzione e nelle procedure selettive di personale comunque attivate dalla Regione e dagli Enti sub-regionali purché in possesso dei requisiti di legge richiesti per il profilo di accesso” (art. 2, comma 1). Tali benefici sono estesi anche ai familiari conviventi delle vittime della criminalità organizzata (art. 2, comma 2). La perdita dello status di testimone di giustizia comporta la decadenza dai titoli di preferenza e la rescissione del contratto di lavoro.

La quarta legge, la n. 6 (Modifiche alla legge regionale 19 dicembre 2002, n. 50 “Istituzione di una Commissione consiliare contro il fenomeno della mafia in Calabria”), ha, più che altro, un valore simbolico, poiché muta semplicemente il nome della “Commissione consiliare contro il fenomeno della mafia in Calabria” in “Commissione consiliare contro la ‘ndrangheta“.

La legge regionale n. 7 del 2001 (Istituzione dell’Agenzia regionale per i beni confiscati alle organizzazioni criminali in Calabria) crea, infine, un organismo presieduto dal Presidente della Giunta regionale e composto da  personale della stessa Giunta collocato in distacco, che svolge diversi compiti (indicati nell’art. 3) riconducibili alla gestione e al riutilizzo dei beni confiscati alle organizzazioni criminali.

Alessandro Morelli

(Università “Magna Graecia” di Catanzaro)

Foto | Consiglio regionale della Calabria

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