Federalismo fiscale, autonomia finanziaria o semplicemente un sistema di finanza pubblica accentrata?

Il processo attuativo della legge n. 42 del 2009 – noto come la riforma che introduce nell’ordinamento il c.d. “federalismo fiscale” – è giunto ormai a metà del suo percorso, in termini di provvedimenti approvati, e dunque si presta al giudizio del giurista, chiamato a valutarlo nella prospettiva non solo dell’art. 119 Cost, ma anche degli artt. 117 e 118, che insieme costruiscono il quadro delle competenze degli enti territoriali, rispetto alle quali i decreti legislativi dovrebbero indicare le forme di finanziamento.

È stato questo l’intento del seminario svoltosi il giorno 2 marzo presso la facoltà di Economia dell’Università di Milano Bicocca, dal titolo Legge n. 42/2009 e decreti attuativi: il percorso italiano verso il “federalismo fiscale”: il prof. Gianluigi Bizioli, titolare dell’insegnamento di diritto tributario nell’Università di Bergamo, ha ricostruito le premesse storiche, politiche e culturali che sono state alla base del Fiscal Federalism americano, per poi inquadrare il sistema dei rapporti finanziari nella Costituzione italiana e infine illustrare la portata innovativa del metodo di finanziamento delle funzioni basato sul criterio del costo standard.

Dalla sua relazione è risultata confermata la scarsa coerenza della riforma in corso di attuazione con le categorie tipiche del Fiscal Federalism, posto che il sistema di finanziamento che si sta delineando poggerà in misura minima su autentici poteri di imposizione delle autonomie territoriali, e continuerà invece a basarsi sul meccanismo delle compartecipazioni. Ma soprattutto il criterio del costo standard – vero elemento di originalità – rimanda ad un sistema assolutamente accentrato e dunque ben poco autonomistico della finanza pubblica, destinata a rimanere sotto l’attenta tutela del livello statale, e con esigui margini di manovra e di decisione a favore delle comunità locali.

Ancor più solleva profili di incostituzionalità la previsione di sistemi diversificati del finanziamento delle prestazioni, che contraddice il vincolo costituzionale ex art. 119, co. 4 Cost.: solo le prestazioni relative ai livelli essenziali e le funzioni fondamentali sono destinate ad essere integralmente finanziate sulla base dei costi standard, mentre per le “altre” funzioni – di cui da ormai un decennio si attende la definizione normativa – si prospetta un finanziamento solo sulla base della perequazione per capacità fiscale, che sicuramente non è in grado di rispondere al disposto costituzionale del finanziamento integrale.

Insomma, non solo siamo lontani anni luce dal vero “federalismo fiscale”, ma anche il paradigma nostrano dell’ “autonomia finanziaria” rischia di rimanere solo una formula vuota.

Camilla Buzzacchi

(Università di Milano Bicocca)

Foto | Flickr.it

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