La storia infinita. La Corte annulla altre norme regionali in materia sanitaria

L’approvazione della legge n. 4/2010 da parte della regione Puglia dà l’abbrivio all’ennesimo conflitto (legislativo) Stato-Regione in materia sanitaria, stavolta sotto il profilo dell’impiego di personale medico e paramedico. Dal complesso delle disposizioni impugnate (cfr. artt. 2, co.1, 2 e 4, 13, 15, 16, co.1, 2 e 3, 17, 18, 19, co. 1, 6 e 8, 20, 21, co. 1, 4, 5 e 6, 22, co. 1, 24, co.1 e 3, 26 e 30) si potrebbe infatti ricavare – secondo il ricorrente – una “normativa diversa e più favorevole sia in punto di stabilizzazione che sotto il profilo economico valida solo in ambito regionale, con conseguente disparità di trattamento nei confronti di omologhe categorie lavorative radicate in altre regioni, nonché massimamente dell’art. 97 Cost. sotto il profilo della violazione del principio di imparzialità dell’azione amministrativa e uniformità della stessa sul territorio nazionale“.

In merito la Corte costituzionale adotta una pronuncia – la n. 68/2011 – estremamente articolata e complessa, sintetizzabile come segue. Rispetto alle disposizioni della legge regionale che prevedevano l’accesso a posti di dirigente medico in assenza di concorso, si rileva la violazione tanto dell’art. 97 quanto dell’art. 117, co. 3, sotto il duplice profilo della tutela della salute e del coordinamento della finanza pubblica, in quanto l’inquadramento di dirigenti medici già in servizio in una “disciplina diversa da quella per la quale sono stati assunti” si pone in contrasto con i principi fondamentali stabiliti dall’art. 17, commi 10, 11, 12 e 13, del decreto legge n. 78/2009, che prevede per le amministrazioni la possibilità di stabilizzare il solo personale non dirigenziale.

Quanto alle disposizioni che prevedono invece la c.d. “ruolizzazione” – ossia l’inquadramento a tempo indeterminato nei ruoli del servizio sanitario regionale di personale “già titolare di contratto ovvero di incarico a tempo indeterminato” presso enti del servizio sanitario nazionale – si rileva sia la violazione dell’art. 97, perché la disposizione censurata non prevede il pubblico concorso per l’inquadramento, sia dell’art. 117, co. 2, lett. l (“ordinamento civile”) perché la norma concerne l’istituto della mobilità, invero disciplinato dai contratti collettivi di lavoro.

Più in generale la Corte censura tutte le disposizioni della legge regionale in oggetto che – nel prevedere la stabilizzazione di personale alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, senza però fornire indicazioni circa la sussistenza dei requisiti per poter ammettere deroghe al principio del concorso pubblico (i.e. la peculiarità delle funzioni che il personale svolge o le specifiche necessità funzionali dell’amministrazione) – comportano in effetti la violazione degli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione. Sulla medesima falsariga sono censurate, infatti, le ulteriori disposizioni che prevedono, da un lato, lo svolgimento di concorsi con riserva di posti non rigorosamente delimitata, e dall’altro, l’equiparazione del personale medico titolare di incarico provvisorio a quello del personale medico titolare di incarico definitivo.

La Consulta assume poi – quale ulteriore parametro di illegittimità costituzionale – la mancata indicazione della copertura finanziaria per l’assunzione del personale, con conseguente violazione dell’art. 81 Cost.; in specie sono annullate le disposizioni che prevedono l’incremento e l’integrazione del trattamento economico dei direttori generali, dei direttori sanitari e dei direttori amministrativi degli enti e istituti sanitari. L’organico intervento del Legislatore regionale in materia di impiego pubblico presso il S.S.N. e gli enti o aziende sanitarie locali è, dunque, pesantemente sanzionato dalla Corte costituzionale, sotto il profilo della “imparzialità dell’azione amministrativa e uniformità della stessa sul territorio nazionale” nonché sotto il profilo del buon andamento; e ciò soprattutto per l’assenza di criteri di trasparenza, pubblicità e imparzialità per il reclutamento di personale.

V’è tuttavia da rilevare come la materia “tutela della salute” costituisca, ad oggi, la maggiore voce di spesa per le Regioni e che – proprio in vista della attuazione del federalismo fiscale – la stessa vieppiù rappresenterà cartina di tornasole della disomogenea distribuzione territoriale delle risorse economico-finanziarie, e dunque parametro concreto per determinare gli standard di erogazione di prestazioni (necessariamente, ex art. 117, co. 2, lett. m, Cost.) oggetto di perequazione.

È pertanto auspicabile – non soltanto attraverso la c.d. “giurisprudenza di attuazione” della Corte costituzionale – una migliore definizione degli ambiti di competenza, in materia, fra Stato e Regioni.

Roberto Di Maria

Foto | Flickr.it

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4 risposte a La storia infinita. La Corte annulla altre norme regionali in materia sanitaria

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