Roma, Camera dei deputati, 3 marzo 2011: presentazione del manuale di diritto regionale di Antonio D’Atena

Venendo a questo manuale, può non essere inutile esplicitare che l’aspirazione dell’autore è che esso non si limiti ad informare i discenti, ma possa contribuire a formarli (ovvero – più esattamente – a formarli, informandoli).

A ciò è rivolto soprattutto il metodo applicato: un metodo di tipo critico, che non intende offrire risposte o verità preconfezionate, ma ragionamenti, consegnando al lettore gli elementi per ricercare la propria ‘verità’.

Tale metodo trova nel diritto regionale un campo d’applicazione pressoché ideale. La problematicità della nuova disciplina costituzionale, la ricchezza dell’elaborazione giurisprudenziale e la vivacità dei processi istituzionali in atto fanno, infatti, di quest’ambito dell’esperienza giuridica, oltre che la parte probabilmente più viva e dinamica del diritto costituzionale italiano, un sistema ancora aperto, nel quale lo spazio per la creatività dell’interprete è lungi dall’essere esaurito. Ciò è confermato dall’enorme forza d’attrazione che i temi di cui si compone esercitano sugli studiosi, testimoniata, oltre che da una produzione dottrinale molto copiosa, dal fatto che oggi, a differenza che in passato, sia difficile trovare un giovane costituzionalista che non si cimenti con la materia e con le grandi novità da cui è stata interessata” (A. D’Atena, Diritto regionale, Giappichelli, Torino 2010, XVI).

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