Il regionalismo visto da Vincenzo Baldini

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista al Prof. Vincenzo Baldini, Ordinario di Diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

Professore, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

In generale, la sensibilità verso lo sviluppo delle autonomie territoriali, in particolare dell’autonomia regionale, secondo il modello costituzionale, é andata nel tempo crescendo soprattutto all’interno del mondo politico, poiché la dottrina costituzionalistica ha sempre rivolto una peculiare attenzione scientifica ai temi dell’ordinamento regionale e della forma di Stato autonomistica. Il mondo politico, infatti, soprattutto dagli inizi degli anni ’90 (con l’incedere di forze politico-parlamentari piú specificamente miranti allo sviluppo dell’autonomia), ha dedicato maggiore attenzione alla realizzazione dell’istanza autonomistica.

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Il regionalismo visto da Ida Nicotra

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista alla prof.ssa Ida Nicotra, Ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Catania.

Professoressa, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

Bisogna distinguere nettamente la posizione degli studiosi e più in generale degli intellettuali che hanno dimostrato una spiccata sensibilità verso tematiche che si rifanno al principio dell’autonomia dall’atteggiamento della classe politica.

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Il regionalismo visto da Antonino Spadaro

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista al Prof. Antonino Spadaro, Ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria.

Professore, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

Trascorsi ormai 64 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, 42 anni dall’esistenza delle Regioni ed 11 anni dalla riforma del Titolo V della II Parte della Carta, credo si possa dire che la “cultura dell’autonomia”, non solo quella (antichissima) comunale ma anche quella (più recente) regionale, sia un patrimonio e una conquista sociale e politica da cui in Italia difficilmente si potrà prescindere. Naturalmente si tratta di un settore molto in progress dove non mancano continue novità: basti pensare alle nuove città metropolitane, alla riforma degli EE.LL., alla riduzione/abolizione delle Provincie, al c.d. federalismo fiscale, ecc.

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Il regionalismo visto da Elisabetta Catelani

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista alla Prof.ssa Elisabetta Catelani, Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso l’Università degli Studi di Pisa.

Professoressa, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

Non si può dare una risposta netta a tale domanda, sia perché le generalizzazioni sono sempre pericolose, sia perché, nel corso del tempo, talvolta vi sono state forti accelerazioni verso i principi dell’autonomia ed in altri momenti improvvise frenate, con la conseguente individuazione di strade, più o meno corrette da un punto di vista istituzionale, per indirizzare le più importanti scelte politiche di competenza locale con criteri comuni centrali.

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Il regionalismo visto da Eduardo Gianfrancesco

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista al Prof. Eduardo Gianfrancesco,  Ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico presso l’Università LUMSA di Roma e Palermo.

Professore, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

Provo a rispondere considerando in modo distinto le tre categorie menzionate nella domanda.

Non avrei dubbi nel ritenere la cultura del regionalismo ormai saldamente radicata tra gli studiosi e tra i giuspubblicisti in particolare (ma non solo). Lo testimonia l’imponente riflessione scientifica che da anni è dedicata ai temi del diritto regionale così come la circostanza per cui l’insegnamento del diritto regionale è presente ormai pressoché in tutte le Università italiane. Spesso sorgono proficui dialoghi con giuristi di altri settori disciplinari su temi di comune interesse. Tra questi i giuslavoristi meritano una menzione particolare per la frequenza delle occasioni di incontro negli ultimi anni e per gli stimoli delle discussioni.

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Il regionalismo visto da Annamaria Poggi

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista alla Prof.ssa Annamaria Poggi, Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso l’Università degli Studi di Torino.

Professoressa, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

Certamente ragioni di natura squisitamente politica hanno frenato (e continuano a frenare) l’affermazione di una cultura dell’autonomia regionale, a tutti i livelli. La prima e decisiva ragione è nella stessa “idea” di regione che emerge nella Costituzione del 1948, quale esito principale del dibattito in Assemblea costituente: la regione cioè quale strumento di ampliamento del consenso democratico; quale contraltare all’eccessiva centralizzazione del potere politico e al rischio di derive autoritarie (come il recente passato aveva mostrato). Ciò spiega la tiepidezza del testo del 1948 rispetto al “frame” costitutivo delle regioni in termini di potere legislativo, amministrativo, fiscale etc.

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Il regionalismo visto da Gianmario Demuro

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista al Prof. Gianmario Demuro, Ordinario di Diritto Costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Cagliari.

Professore, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

Dobbiamo anzitutto stipulare una convenzione intorno al significato della parola “cultura”. Se a essa diamo il significato di “concezione acquisita e confermata dall’esperienza” certamente detta accezione può essere riferita agli studiosi. Tra studi monografici, manuali, raccolte di scritti, riviste specialistiche mi pare che il panorama culturale sia assolutamente variegato e intenso.

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Il regionalismo visto da Cesare Pinelli

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista al Prof. Cesare Pinelli, Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.

Professore, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

La risposta è sostanzialmente negativa, e lo è essenzialmente per ragioni storiche. Nell’ultimo ventennio abbiamo perso tempo a studiare quale modello di federalismo poteva andar bene per l’Italia, senza accorgerci che le domande e i problemi che dovevamo affrontare affondavano nella nostra storia, che è una storia di regionalismo incompiuto e infelice, non di uno Stato federale da generare come Minerva dalla testa di Giove.

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Il regionalismo visto da Massimo Carli

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista al Prof. Massimo Carli, Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Firenze.

Professore, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

La risposta è negativa per tutti e tre i soggetti indicati nella domanda.

Per quanto riguarda gli studiosi, un primo indizio è dato dal fatto che, nelle loro valutazioni sui titoli dei candidati nelle valutazioni comparative (cioè, nei concorsi), giudicano negativamente chi ha scritto solo su temi di diritto regionale: segno evidente che l’autonomia regionale è considerata tema secondario, di nicchia, del diritto costituzionale e delle istituzioni di diritto pubblico.

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Il regionalismo visto da Vincenzo Cocozza

Nell’ambito del ciclo d’incontri con autorevoli giuristi sul tema del regionalismo, pubblichiamo, questa settimana, un’intervista al Prof. Vincenzo Cocozza, Ordinario di Diritto costituzionale e di Diritto regionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Napoli Federico II.

Professore, si può sostenere che la cultura dell’autonomia, e in particolare dell’autonomia regionale, si sia veramente affermata tra gli studiosi, tra i protagonisti della politica e nell’opinione pubblica del nostro Paese?

Credo sia opportuno distinguere tra cultura dell’autonomia e autonomia regionale.

La prima si è probabilmente affermata e diffusa in maniera più generale ed ha anticipato la seconda.

Quest’ultima ha risentito nel suo ritardo di vari fattori. Il modo in cui le Regioni sono state pensate dal Costituente repubblicano, la mancata valorizzazione di un loro ruolo politico effettivo che pure non era mancato nelle opinioni manifestate in Assemblea Costituente, i ritardi e le contraddizioni nella fase di realizzazione (basti pensare alla vicenda dei trasferimenti delle funzioni nel 1972), hanno esercitato una loro non irrilevante influenza.

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