[Corte cost. n. 85/2012] I principi fondamentali in materia di energia e di protezione civile

La decisione in esame dichiara l’incostituzionalità di una disciplina regionale che pone dei limiti all’installazione di impianti di fonti di energia rinnovabili, e conferisce competenze in capo al Presidente della Provincia in materia di protezione civile. Le due competenze di natura concorrente vengono contese e la questione è risolta valutando la natura dei principi fondamentali posti dal legislatore statale.

Il Governo ha dunque promosso una duplice questione di legittimità costituzionale in merito alla l. r. Veneto n. 7/2011, che è la legge finanziaria della Regione: gli artt. 4, co. 1, e 15, commi 1 e 2, violerebbero gli artt. 41 e 117 della Costituzione.

La prima disposizione, l’art. 4, co. 1, prevedendo che, nelle more dell’emanazione del decreto del Ministero dello sviluppo economico di cui all’articolo 8-bis del d. l. n. 208/2008 (Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente), e dell’approvazione di uno specifico stralcio del Piano energetico regionale relativo alla produzione di energia da fonti rinnovabili da parte del Consiglio regionale, e comunque non oltre il 31 dicembre 2011, non possano essere rilasciate autorizzazioni alla realizzazione ed all’esercizio di varie tipologie di impianti (quelli fotovoltaici a terra in area agricola, quelli di produzione di energia alimentati da biomassa, nonché di quelli alimentati a biogas e bioliquidi) violerebbe l’art. 117, co. 1, Cost. Infatti, nel prevedere un limite alla produzione di energia da fonti rinnovabili sul territorio regionale, la disciplina regionale si porrebbe in contrasto con le norme internazionali contenute nel Protocollo di Kyoto e con la normativa comunitaria che incentivano, invece, lo sviluppo delle suddette fonti di energia, individuando soglie minime di produzione che ogni Stato si impegna a raggiungere entro un determinato periodo di tempo.

Ulteriore violazione sorgerebbe rispetto al co. 3 della stessa norma costituzionale, che attribuisce allo Stato competenza legislativa concorrente in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia: la disciplina della Regione Veneto contrasterebbe infatti con il principio fondamentale posto dall’art. 12, co. 10, del d. lgs. n. 387/2003 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), il quale stabilisce che le Regioni possono procedere alla individuazione di aree non idonee alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili, in attuazione e nel rispetto delle Linee Guida nazionali. Le aree da considerare non idonee possono essere individuate solo a determinate condizioni, tassativamente elencate, e nessuna di tali condizioni ricorre nelle disposizioni censurate.

Un ultimo profilo di incostituzionalità si porrebbe in relazione all’41 Cost.: verrebbe meno, infatti, il principio di liberalizzazione delle attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica di cui all’art. 1, co. 1, del d. lgs. n. 79/1999 (Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica), dal momento che il divieto di rilasciare le autorizzazioni alla costruzione ed all’esercizio degli impianti si tradurrebbe in una lesione del principio della concorrenza.

L’altra disposizione impugnata è l’art. 15, commi 1 e 2, che dispongono che il Presidente della Provincia è autorità di protezione civile, responsabile dell’organizzazione generale dei soccorsi a livello provinciale ed il Presidente della Giunta regionale è autorità di protezione civile, responsabile del coordinamento degli interventi organizzati dalle Province interessate e degli eventuali interventi diretti richiesti in via sussidiaria dai Presidenti delle province. Risulterebbe in questo caso violato il co. 3 dell’art. 117, Cost., che attribuisce allo Stato la competenza legislativa concorrente in materia di protezione civile: assegnando al Presidente della Provincia la generale competenza dell’organizzazione dei soccorsi a livello provinciale, tale disciplina contrasta con quella del 1992 istitutiva del Servizio nazionale della protezione civile, che assegna al Prefetto la direzione unitaria dei servizi di emergenza.

Rispetto ad entrambe le questioni la Corte si pronuncia a favore dell’incostituzionalità.

Nel primo caso, affermando che la normativa internazionale e quella comunitaria manifestano un favor per le fonti energetiche rinnovabili al fine di eliminare la dipendenza dai carburanti fossili: l’art. 4, co. 1, della legge regionale del Veneto del 2011, vietando il rilascio di autorizzazioni alla realizzazione e all’esercizio di impianti da fonti rinnovabili di potenza superiore a determinati limiti per un consistente lasso di tempo, contrasta con le norme internazionali e comunitarie che incentivano il ricorso a tali fonti di energia. E ciò nonostante che la Regione sostenga che la propria disciplina non individua genericamente ed astrattamente zone inidonee alla realizzazione e all’esercizio degli impianti diretti alla produzione di energia da fonti rinnovabili, ma si limita a posticipare il rilascio delle autorizzazioni all’emanazione degli atti di pianificazione prodromici alla tutela degli altri interessi ambientali e paesaggistici. Malgrado la norma impugnata non impedisca sine die l’installazione degli impianti in questione, ma si limiti a differire il rilascio delle autorizzazioni necessarie affinché  esso avvenga in conformità con gli strumenti normativi statali e pianificatori regionali – ciò che la Regione reputa il corretto esercizio delle competenze ad essa costituzionalmente riconosciute – il giudice delle leggi considera tale previsione in chiaro contrasto con gli obblighi del diritto internazionale ed europeo, e con i principi fondamentali della disciplina del settore.

Nel secondo caso, dichiarando troppo ampi e generali i contorni della competenza del Presidente della Provincia: l’art. 15, commi 1 e 2, comprendendo in tale competenza anche le attribuzioni riservate al Prefetto dalla normativa statale, modifica i criteri dell’organizzazione della protezione civile. E ciò nonostante che la Regione sostenga che tale disciplina trova fondamento nella necessità di affiancare al coordinamento istituzionale riconosciuto al Prefetto dalla legge del 1992 un assetto organizzativo dei mezzi disponibili sul territorio e dei rappresentanti locali che, in applicazione del principio di sussidiarietà, garantisca un razionale impiego delle risorse. Malgrado l’attribuzione al Presidente della Provincia del potere di coordinare i soccorsi per alcune categorie di eventi calamitosi non escluda, né limiti – a parere della resistente – le competenze prefettizie stabilite dalla normativa statale, il giudice delle leggi considera violato il principio fondamentale che assegna al Prefetto la direzione unitaria dei servizi di emergenza da attivare a livello provinciale e delle funzioni relative alle attività tecnico-operative volte ad assicurare i primi interventi al verificarsi degli eventi calamitosi, da effettuarsi a cura degli organi statali in concorso con le Regioni .

Il duplice ordine di principi fondamentali definisce così il giudizio: non è dunque ammissibile una normativa regionale che da essi prescinda, neanche solo per un tempo limitato, o che ad essi affianchi previsioni volte a valorizzare le risorse del territorio.

Camilla Buzzacchi

Foto | Flickr.it

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