L’impegno delle Regioni nella rideterminazione dei privilegi (economici) dei consiglieri

In un momento di forte crisi dei mercati e di attacchi alla politica nazionale ed ai suoi costi (da ultimo si rileva l’interrogazione dell’On. Calderoli circa un possibile abuso per scopi personali delle strutture messe a disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri), un forte segnale di self restraint proviene dai Consigli regionali, che stanno procedendo alla rimodulazione dei contributi e dei vitalizi previsti in favore dei Consiglieri.

Ai sensi dell’art. 50, c. 1, lett. g) T.U.I.R., sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente le indennità «comunque denominate, percepite per le cariche elettive e per le funzioni di cui agli articoli 114 […] della Costituzione […] nonché i conseguenti assegni vitalizi percepiti in dipendenza dalla cessazione delle suddette cariche elettive e funzioni», nella misura stabilita dalle specifiche leggi regionali.

Di conseguenza, il panorama oggi esistente è quanto mai vasto ed articolato, atteso che si procede dai 2646,46 € mensili per consigliere previsti dalla Regione Abruzzo ai 5390,58 €/mese previsti in favore dei consiglieri siciliani. Vengono inoltre previsti aumenti – spesso considerevoli – in ragione degli incarichi e delle funzioni ricoperte, ad esempio, in qualità di Capogruppo consiliare (dai 3718,50  €/mese dell’Umbria ai 5022,23 € mensili in Friuli Venezia Giulia) ovvero di Presidente di Giunte o Commissioni consiliari ovvero ancora dello stesso Consiglio regionale (da 3718,50 € mensili in Umbria fino a 10293,77 €/mese in Sicilia).

Tali somme sono inoltre essere integrate dalle diarie mensili previste a titolo di rimborso spese e per spese di trasporto che, in alcuni casi, è collegata a quella parlamentare (Sicilia) ovvero ad una sua percentuale (del 65% in Emilia Romagna e Lombardia; non superiore all’80% in Sardegna; non superiore al 90% in Umbria), ovvero ancora ad una quota fissa definita dall’ufficio di Presidenza (Basilicata), eventualmente tenendo conto della funzione (Umbria), oppure dalla stessa legge regionale (Toscana e Piemonte).

Si aggiungano, infine, l’indennità che viene corrisposta al termine del mandato consiliare commisurata alla durata complessiva della carica ed all’ammontare delle mensilità percepite, nonché l’assegno vitalizio, spettante a coloro i quali – raggiunti i 65 anni (ovvero i 55/60, allorquando abbiano richiesto l’anticipazione) siano stati consiglieri regionali. La misura del vitalizio viene calcolata in percentuale (dal 65% in Emilia Romagna, Marche e Molise al 100% in Sicilia) rispetto l’indennità parlamentare, determinando così un’indennità base su cui viene calcolata un’ulteriore percentuale da corrispondere agli ex consiglieri in ragione degli anni di anzianità contributiva.

Ritenendo necessario intervenire per ridurre le spese delle Amministrazioni regionali, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome hanno specificamente definito un’intesa (27.10.2011) che porti all’abrogazione – a partire dal prossimo rinnovo dei Consigli – dell’istituto del vitalizio.

Sulla scorta di tale intesa, in occasione dell’Assemblea plenaria della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome del 16 dicembre 2011, è stata assunta una specifica risoluzione in merito all’abolizione dei vitalizi, sostituendolo ad un regime previdenziale contributivo analogo a quello previsto per i lavoratori dipendenti, nonché «valutare l’opzione di rinuncia al vitalizio e alla pensione maturata con il sistema previdenziale contributivo con la restituzione dei contributi versati».

Dando seguito a tali impegni, il 28 dicembre 2011, il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato la legge regionale n. 25 che ha espunto, a partire dalla prossima legislatura regionale (2015), la previsione del vitalizio dall’art. 1 della legge regionale n. 24/2001.

Contemporaneamente, vengono nuovamente determinate le indennità di carica in quota fissa annuale di € 8631,71, distaccando formalmente la determinazione delle somme dall’indennità prevista pre i parlamentari.

Tale decisione assunta dall’unanimità del Consiglio piemontese ha avuto un’enorme eco mediatica, che ha fatto passare in secondo piano le similari soluzioni già assunte da altre Regioni ed i percorsi verso la riduzione delle indennità già avviati negli scorsi anni.

Ed invero, l’Abruzzo (legge regionale n. 36/2011 del 21 ottobre), l’Emilia Romagna (legge regionale n. 13/2010 del 23 dicembre) ed il Lazio (legge regionale n. 19/2011 del 23 dicembre) avevano già approvato analoghe disposizioni di abolizione del vitalizio previsto per i consiglieri; da ultimo Friuli Venezia Giulia (art. 17, legge finanziaria per il 2012), Toscana (legge finanziaria per il 2012) e Lombardia (legge regionale n. 21/2011) hanno a loro volta approvato leggi che prevedono l’abolizione dei vitalizi ed il passaggio ad un sistema di tipo contributivo.

Altrettanto innovativa la previsione della Regione Liguria (legge regionale n. 63/2009), che ha introdotto l’istituto della rinuncia all’assegno di reversibilità con connessa rimodulazione del vitalizio, lasciando alla discrezionalità del consigliere ormai cessato dalla carica la scelta, salvo poi subire l’inevitabile “gogna mediatica” che potrebbe essere avviata da parte degli opponenti politici nel caso in cui non si decida di rinunciare al beneficio. Dello stesso tenore la disposizione approvata dalle Marche (legge regionale n. 20/2011) che prevede la facoltà di rinuncia espressa al vitalizio.

Contemporaneamente alcune Regioni hanno previsto anche la riduzione delle indennità consiliari con riferimento alla quota fissa approvata dalla Regione stessa rispetto gli anni precedenti (es. la Toscana o la Lombardia nella misura del 10% rispetto le indennità dell’anno precedente) ovvero nella misura del 50% rispetto a quella prevista per i parlamentari (Veneto).

Presso gli altri Consigli regionali (in particolare Molise, Umbria, Sardegna) similari proposte di legge sono già state presentate e calendarizzate, avendo già superato la fase dell’istruttoria in Commissione.

Per dovere di completezza, bisogna rilevare come tali deliberazioni costituiscano un generale e coordinato intervento che si inserisce nel solco di un’attenzione alla riduzione delle spese in parte imposto dallo Stato (es. la c.d. disposizione “taglia carta” introdotta con il d.l. n. 112/2008), ma in parte già avviato dalle stesse Autonomie regionali per migliorare l’efficienza e ridurre le spese relative a benefici dei quali spesse volte si è abusato (si pensi, ad esempio, ai rimborsi per le spese di viaggio che, in alcuni casi, sono maggiori per i “non residenti” ovverosia coloro i quali dichiarino di essere residenti oltre una certa distanza dal Palazzo consiliare). In tal senso, la Basilicata (legge regionale n. 28/2010) e l’Emilia Romagna (legge regionale n. 13/2010) avevano già approvato una riduzione del 10% delle indennità consiliari, con decorrenza già dall’anno 2011.

Allegati:

Sinottica degli emolumenti 2011

Tabella comparativa delle indennità di fine mandato

Tabella comparativa dei vitalizi

Peter Lewis Geti

Foto | Flickr.it

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