[L. r. Lombardia, n. 9/2001] L’intervento lombardo di prevenzione e contrasto della criminalità

Sebbene la proposta di legge sugli “eserciti regionali” non sia andata in porto, le Regioni stanno dimostrando grande attenzione nel settore della sicurezza, emanando numerose leggi sulla prevenzione e contrasto della criminalità. Dopo la Calabria e l’Emilia-Romagna, anche la Regione Lombardia è, infatti, intervenuta nella materia con la legge n. 9 del 3 maggio 2011 che, in linea con le altre esperienze regionali in materia, dichiara l’impegno della Regione, «nel rispetto delle competenze stabilite dall’articolo 117 della Costituzione, [nel] concorre[re] allo sviluppo dell’ordinata e civile convivenza della comunità regionale attraverso interventi nei settori della prevenzione e della lotta contro la criminalità organizzata e attraverso iniziative di sostegno alle vittime della criminalità e di sensibilizzazione della società civile» (art. 1, c.1).

L’azione regionale sarà inoltre finalizzata alla promozione di interventi per il «contrasto del fenomeno delle truffe ai danni della popolazione anziana» (art. 1, c. 1) e «prevenire e combattere il fenomeno dell’usura» (art. 1, c. 3), oltre a tutelare la sicurezza nei cantieri, combinando oltre l’originaria PDL n. 42 (“Norme per la prevenzione e contrasto della criminalità e della promozione dell’educazione alla legalità”) anche le PDL nn. 3 (“Norme per la tutela della sicurezza dei cantieri e la trasparenza degli appalti delle opere per “expo 2015””), 47 (“Prevenzione del sovraindebitamento e contrasto dell’usura”) e 50 (“Iniziative volte all’affermazione della legalità e al contrasto del fenomeno delle truffe ai danni della popolazione anziana”).

Un primo specifico intervento viene assunto con riferimento alla legalità delle procedure di aggiudicazione ed affidamento degli appalti pubblici, nonché alla loro esecuzione, assicurando la trasparenza attraverso l’adozione di strutture e procedure che garantiscano la tracciabilità dei flussi finanziari (art. 3). Tale impegno, che viene specificamente esteso a tutte le amministrazioni regionali e sul cui rispetto è chiamata a verificare la Giunta, viene legato alla valutazione di risultato dei dirigenti (art. 3, c.4), al fine di assicurarne la reale e puntuale applicazione.

L’art. 10 della legge regionale prevede, in tal senso, l’istituzione di un apposito « Comitato regionale per la trasparenza degli appalti e sulla sicurezza dei cantieri» con il compito di monitorare la trasparenza ed il rispetto della normativa vigente in materia di contratti di lavori, servizi e forniture e degli investimenti pubblici.

Sotto altro (e più generale) profilo, il contrasto dei fenomeni di illegalità e criminalità viene operato tramite la prevenzione sociale nei confronti di aree e soggetti a rischio di esposizione alle attività criminose, la riqualificazione degli spazi pubblici ed aree verdi e la formazione/informazione degli operatori pubblici (art. 6).

La sensibilizzazione ed informazione è rivolta anche nei confronti della popolazione anziana, spesso vittima di delitti contro il patrimonio mediante frode; tali interventi dovranno essere realizzati da comuni, province, università, enti associazioni ed organizzazioni di volontariato e cooperative, anche in collaborazione con le forze dell’ordine. A sostegno delle vittime di tali delitti, la Regione promuove addirittura la stipulazione di specifici contratti di assicurazione da parte dei comuni.

Il secondo livello della prevenzione viene individuato nell’assistenza ed aiuto alle vittime dei reati di stampo mafioso e della criminalità organizzata (art. 4), perseguito mediante campagne informative e di sensibilizzazione, oltre che l’assistenza materiale (accesso ai servizi sociali e territoriali) e psicologica, di cura e aiuto delle vittime stesse.

Di particolare interesse appare il terzo comma della disposizione che, per l’accesso alle misure indicate, richiede un “legame territoriale” alternativo tra la residenza « in Lombardia al momento del verificarsi del reato» e l’«aver subito il reato stesso nel territorio della Regione».

Il senso della disposizione, seppur evidente, merita una breve riflessione.

L’intento della Regione è immediatamente finalizzato a tutelare i residenti lombardi che risultino vittime di reati di stampo mafioso o della criminalità organizzata, indipendentemente dal luogo in cui si sia perpetrato il reato; di conseguenza anche l’imprenditore che apre una filiale della propria azienda al di fuori del territorio regionale troverà tutela e sostegno da parte dell’Amministrazione regionale. Tale previsione, di evidente impatto, potrebbe sicuramente avere il vantaggio di diffondere i principi fissati in materia dalla Regione anche in altre aree del Paese, verso le quali l’imprenditore potrebbe essere incentivato ad espandersi confortato dalla certezza di un supporto nell’ipotesi in cui dovesse venirsi a trovare vittima di un reato di criminalità organizzata.

Reciprocamente, la seconda parte della disposizione in esame prevede che le misure a sostegno delle vittime trovino applicazione con riferimento a tutti i reati commessi sul territorio indipendentemente dalla residenza della vittima, con la conseguenza che l’eventuale imprenditore esterno viene incoraggiato ad investire nel territorio lombardo. Al tempo stesso, però, la disposizione prende atto della variegata popolazione regionale, prevedendo che la tutela anzidetta si applichi anche nei confronti di quanti, non lombardi, hanno avviato un percorso imprenditoriale nel territorio regionale, mantenendo ancora la residenza nelle città di provenienza.

Tra le misure di risarcimento sociale si segnala l’istituzione del « Fondo per la destinazione, il recupero e l’utilizzo a fini sociali o istituzionali dei beni confiscati alla criminalità» per incentivare il recupero ed il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, in attuazione e supporto alle previsioni di cui alla legge n. 575/1965 (art. 5).

Specifiche previsioni riguardano la promozione di una collaborazione interistituzionale con le commissioni parlamentari di inchiesta e permanenti afferenti al tema della legalità, le strutture ministeriali e le istituzioni universitarie nonché con le iniziative associative promosse da altri livelli istituzionali ed enti territoriali (art. 9).

Il Titolo II della legge disciplina il sistema della “prevenzione del sovraindebitamento e contrasto dell’usura”, completando la disciplina nazionale – che tutela le vittime solo allorquando siano parte offesa di un procedimento penale, purché siano qualificati come “operatori economici” – attraverso la predisposizione di un fondo ripartito in due quote, cui possono accedere anche i lavoratori dipendenti ovvero dei pensionati.

La prima quota del fondo (art. 13, c. 2) è destinato a finanziare elargizioni emesse a titolo di indennizzo dei danni subiti, ivi comprese le lesioni personali, alle vittime dell’usura che si dichiarino tali e risultare parti offese nel relativo procedimento penale. L’indennizzo potrà essere concesso solo dopo l’emissione del decreto che dispone il giudizio.

La stessa quota è destinata anche al finanziamento di «interventi integrativi rispetto a quelli previsti dalla legge 7 marzo 1996, n. 108 (Disposizioni in materia di usura)» (art. 15), attraverso l’integrazione delle anticipazioni sull’importo erogabile a titolo di mutuo concesse dal Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, l’anticipazione di una somma non superiore al cinquanta per cento dell’importo erogabile a titolo di finanziamento richiesto a banche, istituti di credito e intermediari finanziari per la prevenzione del fenomeno dell’usura, quando ricorrano situazioni di urgenza specificamente documentate, nonché le attività di prestazione di garanzia a copertura della parte del finanziamento non garantita a norma dell’articolo 15, comma 2, lettera a) e comma 6, della legge 108/1996.

La seconda quota del Fondo, invece, è destinata al finanziamento delle prestazioni di assistenza legale e consulenza professionale, anche psicologica, a favore delle vittime del reato di usura (art. 16) ed al contributo in favore dei consorzi o cooperative di garanzia collettiva fidi (cd. Confidi).

Infine, l’art. 22 (“Norma finanziaria”) prevede, per l’attuazione delle iniziative descritte, lo stanziamento di 3.100.000,00 € destinando, per il primo triennio, il 65% del Fondo per gli interventi di cui alla prima quota ed il restante 35% agli interventi di cui alla seconda; per il primo anno le somme saranno ripartite in parti uguali tra gli enti destinatari, mentre a decorrere dal secondo anno di applicazione della legge, il riparto dovrà essere proporzionale alle somme utilizzate nell’anno precedente.

Peter Lewis Geti

(Università di Pisa)

Foto | Flickr.it

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